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Giovedì 21 Settembre 2017 | 01:51

Apnea, oggi Pelizzari si «tuffa» nel Salento

di STEFANO LOPETRONE
Un tuffo nel blu profondo del Salento. Il pluriprimatista mondiale di apnea, Umberto Pelizzari, se lo è concesso solo un paio di volte nella sua vita. Occasioni che ricorda nitidamente. Eppure su Adriatico e Jonio non intende esprimersi: «Non posso dire di conoscerli in maniera approfondita. Ho fatto qualche uscita in mare al largo di Leuca ed Otranto. Però mi servirebbero almeno quindici giorni per approfondire la conoscenza di queste acque. Bisogna rimediare». Il week-end che passerà a Poggiardo - convinto dall’istruttore della sua Apnea Academy, Moreno Canoci - potrebbe servire per un nuovo approccio.
Apnea, oggi Pelizzari si «tuffa» nel Salento
di STEFANO LOPETRONE
Un tuffo nel blu profondo del Salento. Il pluriprimatista mondiale di apnea, Umberto Pelizzari, se lo è concesso solo un paio di volte nella sua vita. Occasioni che ricorda nitidamente. Eppure su Adriatico e Jonio non intende esprimersi: «Non posso dire di conoscerli in maniera approfondita. Ho fatto qualche uscita in mare al largo di Leuca ed Otranto. Però mi servirebbero almeno quindici giorni per approfondire la conoscenza di queste acque. Bisogna rimediare». Il week-end che passerà a Poggiardo - convinto dall’istruttore della sua Apnea Academy, Moreno Canoci - potrebbe servire per un nuovo approccio.

Che cosa scopriranno gli appassionati di apnea che la incontreranno a Poggiardo?

Parleremo di tutto quel che concerne l’apnea. Con la fondazione di Apnea Academy, che ormai risale a quasi venti anni fa, pensai ad una scuola capace di diffondere l’apnea subacquea, non solo come allenamento, ma anche come educazione alla sicurezza.

Quali limiti bisogna superare per ottenere buoni risultati in questa disciplina?

La parte più difficile è sicuramente quella mentale. Il training autogeno è tutto. Giù bisogna ingannare il tempo, rilassarsi e partire per viaggi virtuali. Tutto ciò seguendo sequenze e tecniche particolari.

Che cosa si prova sottacqua, magari a 150 metri di profondità?

Di un tuffo mi resta dentro la sensazione di assenza. Mi sento svanire progressivamente. Raggiunte certe quote, il mio corpo si riduce alla mia mente: il resto non c’è. Diventare un tutt’uno con l’acqua è una sensazione bellissima.

Come ci si avvicina a questo sport?

Nel mio caso è avvenuto tutto per caso. Fin da piccolo nuotavo almeno un paio d’ore al giorno e mi divertivo a sfidare i miei compagni: giocavamo a chi stava più tempo giù o a chi nuotava per più tempo sottacqua. A 17 anni, dopo aver lasciato il nuoto per me fu naturale passare all’apnea. Terminata l’università, entrai nel gruppo sportivo dei vigili del fuoco all’Elba. E tutto divenne chiaro.

C’è un record cui è più affezionato?

Sono tutti importanti e diversi. Se proprio devo indicarne due dico il primo, in un momento in cui nessuno credeva in me, e l’ultimo, quando sono riuscito a toccare per primo i 150 metri di profondità, considerato un limite insuperabile per l’uomo.

Qual è il risvolto positivo di questa disciplina nella vita di tutti i giorni?

L’allenamento mentale che ne è alla base, fa dell’apnea una disciplina perfetta per dominare il proprio corpo e vivere meglio qualsiasi situazione di stress.

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