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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 04:09

Educazione e sport «Il biliardo è come una terapia sociale»

di NICOLA MORISCO 
«Il biliardo è l’arte suprema dell’anticipazione. Non è un gioco ma uno sport artistico completo che necessita, oltre che di un buon fisico, del ragionamento logico del giocatore di scacchi e della sensibilità di una pianista da concerto». A parlare il trentenne barese Stefano Dellino tra i sette italiani (unico da Roma in giù) che parteciperà nella specialità pool ai Campionati europei che si terranno a Portorose, in Slovenia. Dellino propone in diverse scuole baresi il suo progetto, che consiste proprio nell’educare i ragazzi attraverso il biliardo
Educazione e sport «Il biliardo è come una terapia sociale»
di NICOLA MORISCO 

«Il biliardo è l’arte suprema dell’anticipazione. Non è un gioco ma uno sport artistico completo che necessita, oltre che di un buon fisico, del ragionamento logico del giocatore di scacchi e della sensibilità di una pianista da concerto». Se Albert Einstein definiva una nobile arte il biliardo, non di meno il gioco può essere considerato un vero e proprio strumento terapeutico, così come accade per il teatro, il cinema, la musica e altri sport. Il trentenne barese Stefano Dellino, come succede a molti ragazzi, da piccolo marinava la scuola per andare a giocare a biliardo con gli amici. Col tempo, questa passione è diventata un’attività praticata a livelli internazionali, tanto che Dellino è tra i sette italiani (unico da Roma in giù) che parteciperà nella specialità pool ai Campionati europei che si terranno a Portorose, in Slovenia, dal 10 al 20 aprile. Saranno presenti tutti i top players d’ Europa: dal tedesco Ralph Souquet all’olandese Nijels Feijen, passando per l’inglese Darren Appleton e l’italiano Fabio Petroni. 

«È la prima volta che partecipo a un campionato europeo - spiega Dellino -. Per arrivare a questo traguardo sono serviti allenamenti quotidiani, utilizzando la più moderna tecnologia degli allenamenti. Il “pool” si pratica su tavoli con sei buche e con 9,10 o 15 biglie, a seconda dei giochi. Spero solo di riuscire a canalizzare concentrazione e tensione per giocare al massimo delle mie capacità». Ma se questo è l’aspetto professionistico, per Dellino il biliardo è soprattutto uno strumento terapeutico e sociale. «Fin dall’inizio - racconta -, cresceva in me il desiderio di collegare il lavoro con la mia passione, quindi di utilizzare il biliardo come strumento terapeutico per i ragazzi diversamente abili, ma anche anziani e minori a rischio». 

Dopo aver frequenta la Facoltà di Scienze Motorie l’Università di Perugia, città nella quale ha la possibilità di praticare il biliardo da professionista e partecipare ai campionati italiani, per Dellino l’hobby diventa un impegno sportivo importante che richiede sempre più allenamento mentale e fisico, estrema precisione, freddezza e concentrazione. Tornato a Bari, dove si laurea in Scienze dell’Educazione, decide di dedicarsi ai ragazzi diversamente abili e minori a rischio, in particolare agli iperattivi. Dellino comincia a proporre in diverse scuole baresi il suo progetto, che consiste proprio nell’educare i ragazzi attraverso il biliardo. 
«Ci sono dei forti pregiudizi, in particolare al Sud - precisa Dellino - , verso il gioco del biliardo che spesso viene associato ad ambienti fumosi, legati all’illegalità e al gioco d’azzardo. Al contrario ritengo che questo sport, in particolare la mia specialità, sia uno sport nobile. Se si riuscisse a farlo conoscere per ciò che rappresenta davvero, cioè rispetto delle regole e dell’avversario, dell’ambiente (tavolo, stecche e vari accessori), troverebbe la giusta collocazione e l’importanza che merita. Del resto, è uno sport che richiede un alto livello di concentrazione e, contestualmente, allarga le conoscenze logiche, fisiche e matematiche, oltre all’abilità ed alla precisione». 

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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