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Torino2006 - Il 1° oro azzurro arriva dallo slittino

Il carabiniere altoatesino Armin Zoeggeler, 35 anni, si conferma "re" della specialità, nonostante non fosse in perfetta forma. È alla quarta medaglia olimpica in quattro edizioni (due ori con quello di Salt Lake City del 2002). In mattinata, bronzo di Piller Cottrer nello sci di fondo
TORINO - Armin Zoeggeler si conferma campione olimpico dello slittino e porta all'Italia la prima medaglia d'oro dei Giochi di Torino 2006. Ha vinto la gara del singolo chiudendo le 4 manche con il tempo di 3'26088. Argento al russo Albert Demtschenko con il tempo di 3'26198, terzo il lettone Martins Rubenis 3'26'445. Slittino, Zoeggeler

- Lo diceva persino l'oroscopo: momento d'oro per i nati sotto il segno del Capricorno. Armin Zoeggeler, da Merano, 34 anni il 4 gennaio scorso doveva fidarsi: l'azzurro, nato più sotto il segno dello slittino, anche a Torino nuovo Re Mida è riuscito a trasformare nel metallo più prezioso la sua seconda pelle dalle lame affilate. Di un oro abbagliante come e più di quello che quattro anni fa a Salt Lake gli pendeva al collo per il suo primo titolo olimpico. Il bis nei Giochi di casa, che regala il primo titolo all'Italia, gli fa sventolare il tricolore. E subito scatta il tam tam delle telefonate che contano: quella del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, quella del capo del governo, Silvio Berlusconi. Già, perché l'oro conquistato a Cesana, con quattro manche regolari, senza sbavature, con l'equilibrio che solo un campione così sa avere è di quelli che tolgono il fiato, scompongono anche un altoatesino come Zoeggeler.
Un nome da lingua di confine che l'Italia ha imparato ad amare a Salt Lake. E adesso di più, perché quella che Zoeggeler ha compiuto nel freezer a forma di cannolo di Cesana è un'impresa: quattro anni fa era stato il tedesco Georg Hackl, vecchietto della specialità, a tenerlo con il fiato sospeso fino alla fine. Stavolta ci ha provato il colosso russo dal cognome impronunciabile, Demtschenko, Albert per gli amici, con i suoi occhi di ghiaccio a mettere paura al campione di casa. Lo ha fatto spingendo al massimo la sua folle corsa giù per i 1435 metri del difficile tracciato del sito piemontese: una curva dietro l'altra rosicchiando prima 24 millesimi facendo il record della pista in 51396, ma alla fine lo svantaggio resta, di 110 110 millesimi. Basta. Sul podio finisce il lettone Martins Rubenis alle spalle del russo.
E ci sarà pure un motivo se tutti lo chiamano il "Cannibale": nel singolo ha vinto tutto, quattro titoli mondiali, in quattro Olimpiadi disputate è andato solo crescendo da Lillhammer a oggi. Bronzo, argento, oro e ancora oro, per scrivere la storia dello slittino azzurro.
Dopo le prime manche di ieri, con un vantaggio di 158 millesimi sul rivale russo - poco per sentirsi mezza medaglia al collo - nelle ultime due conclusive non si è lasciato prendere dall'emozione. Primo a scendere in avvio, meno sole di ieri, ha mangiato la sua pista senza tentennamenti: 51430, meglio fa solo il russo. Nella seconda l'ordine di discesa è invertito: Armin corre per ultimo, fa 51526. Frena, pulisce le sue lame ed esulta perché l'Olimpo è ancora suo. Curva dopo curva, gomito dopo gomito, lo slittinista ha costruito la sua ennesima vittoria. Lo ha fatto con la sua cura maniacale per la concentrazione: resta vestito, tuta e scuffiotto di lana azzurro Italia. Poi si alza, e resta con la sua tuta spaziale: seduto inizia la fase di meditazione, solleva un braccio, poi un altro, inclina la testa a destra e sinistra. Fa parte del rituale, che più che scaramantico è per non perdere contatto con la sua pista: pochi secondi lo separano dal suo bis dorato. In ritiro meditativo era già nei giorni pre gara, creando quasi un alone di mistero e di silenzio. Tre giorni fa si era ribaltato, nella sequenza terribile delle curve 3 e 4: e si era infuriato, a modo suo, chiudendosi in se stesso, rimuginando sul perché di quell'errore. Perché Armin questo appuntamento, a casa, davanti ai suoi affetti, lo voleva coronare così. In fondo il re dello slittino, l'ice man che ha fatto dell'arcaico toboggan la sua fortuna, è un trentenne come tanti che osservando la par condicio da uomo di confine ama la birra così come la pastasciutta, impazzisce per i motori, adora la Formula 1, vorrebbe una Porsche, ma si accontenta di una Laguna, tifa Michael Schumacher, accontentando ancora una volta le sue due anime, tedesca e italiana.
Avrà 130 mila euro del premio del Coni, una bella casa dice di averla già. Ha due bambini, una compagna che lo hanno visto dalla tv: a loro va il pensiero del campione, a loro la dedica dell'oro. Eppure ha parlato al telefono con Ciampi che due giorni fa era qui per l'inaugurazione: «Complimenti, al sua gara mi ha emozionato» gli ha detto il capo dello Stato. «Le è piaciuta davvero?» ha chiesto candidamente Zoeggeler. «Sia foriera di altri successi per l'Italia» l'augurio del tifoso numero uno dell'Italia dello sport. E Ciampi alla vigilia aveva chiesto quando avrebbe dovuto telefonare per le prime congratulazioni importanti: «Domenica» gli aveva detto il presidente Petrucci. E così è stato. Zoeggeler, il carabiniere: diventerà brigadiere, da appuntato. Un atto dovuto per una carriera così, dicono quelli dell'Arma. E l'altoatesino si è commosso quando ha saputo dell'uccisione del collega nei pressi di Ferrara. Lui da sempre definito il campione dal sangue di ghiaccio, il ghiaccio ce lo ha proprio nel sangue.
Alessandra Rotili

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