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Sabato 21 Ottobre 2017 | 06:56

Calcio / Serie A - Ascoli: ko al Lecce

I salentini sconfitti fuori casa 2-0 • Questi i risultati delle altre partite della 21ª giornata: la Juventus batte l'Empoli e rimane in testa alla classifica
ASCOLI-LECCE 2-0 (2-0 già alla fine del 1° tempo)

• ASCOLI (4-4-2): Coppola 6; Comotto 6,5, Paci 6,5, Domizzi 6, Del Grosso 6; Foggia 7 (39' st Cariello sv), Guana 6, Parola 6, Fini 6; Ferrante 7 (19' st Tosto), Bjelanovic 6,5 (44' st Quagliarella sv). (51 Zotti, 2 Biso, 15 Adani, 86 Oresti). Allenatori: Giampaolo-Silva 6,5.
• LECCE (4-3-3): Benussi 6; Polenghi 5,5, Pecorari 5, Stovini 5,5, Rullo 6 (23' st Eremenko 5,5); Cassetti 6,5, Giorgino 6,5 (1' st Saudati 5,5), Delvecchio 6; Angelo 5,5 (12' st Camorani 5,5), Vucinic 5, Cozzolino 5. (29 Petrachi, 23 Marianini, 30 Camisa, 86 Schiavi). Allenatore: Baldini 5.
• Arbitro: Messdina di Bergamo 6,5.
• Reti: 5' pt Ferrante, 35' pt Bjelanovic.
• Recupero: 1' e 4'.
• Espulso: 18' st Del Grosso per somma di ammonizioni, al 24' st il team manager del Lecce Zanotti per proteste.
• Ammoniti: Foggia, Del Grosso, Saudati, Camorani per gioco scorretto; Domizzi per proteste; Eremenko per comportamento non regolamentare. Angoli: 9-4 per il Lecce. Spettatori: 9.000 circa.
*** I GOL.
5' pt Ferrante porta in vantaggio l'Ascoli: lancio in profondità di Comotto per l'attaccante che sfugge a Pecoraro e con il destro supera Benussi vanamente proteso in uscita.
35' pt Foggia conquista palla a centrocampo, allarga per Fini che dalla sinistra mette in mezzo un bel pallone che Bjelanovic gira di testa in rete per il 2-0 in favore dell'Ascoli. Calcio serie A - Ascoli Lecce
ASCOLI - Il colmo per il Lecce è essere battuto 2-0 ad Ascoli a causa di un ex granata (Ferrante) vestito in bianco e nero e di un ex giallorosso (Bjelanovic) mandato via dal Salento senza che ci fosse un sostituto all'altezza (nel senso proprio dei centimetri, di cui gli altri attaccanti pugliesi sono sprovvisti), visto che anche il giovane Pellè adesso si trova altrove (per la cronaca, sabato è rimasto in panchina nella gara che il Crotone ha vinto a Bari).
Far battute (hanno perso anche gli odiati baresi: mal comune, mezzo gaudio?) dopo la quattordicesima sconfitta in campionato serve più che altro a sdrammatizzare. Altrimenti, ci sarebbe da piangere. Anzi, da disperarsi. Perché, spostando lo sguardo sulla classifica, è vero che i punti da recuperare per salvarsi restano cinque (prima del posticipo Fiorentina-Messina), ma è altrettanto vero che le altre cominciano a correre o, perlomeno, a fare punti (Treviso compreso).
Scherzando, però, si dice anche la verità. Nel tourbillon di variazioni che ha visto protagonista Baldini nella ripresa è parsa chiara una lacuna: l'assenza di un punto di riferimento offensivo di peso. Va bene che nel gioco di Baldini l'attaccante centrale fa da sponda (con palla a terra) per superare gli avversari in velocità (ammesso che ci si riesca), ma, in alcune circostanze, un ariete in piena area farebbe davvero comodo. Dopo l'espulsione di Del Grosso (63'), ci sarebbe stato il tempo per rimediare, se non altro per dimezzare lo svantaggio. Forse con Bjelanovic qualcosa in più sarebbe stato possibile ottenere.
Trovare il pelo nell'uovo è la specialità della critica, in special modo quando si avverte puzza di marcio. La dispensa sta per esaurirsi. Ad ogni partita, le frittate sono servite agli avversari dopo una velocissima preparazione. All'Ascoli sono bastati cinque minuti per sfruttare uno svarione di Pecorari. Nel secondo tempo, un'altra distrazione ha consentito il raddoppio. Dalla faccia di Baldini, sin dall'avvio (e soprattutto alla fine della partita), pare proprio che anche il cuoco sia ormai cotto. Probabilmente i dirigenti della società leccese stanno pensando a un altro chef.
Ad Ascoli, Giampaolo è invece in una botte di ferro. Si è preso il lusso di lasciar riposare Fini e Foggia nella gara infrasettimanale contro il Milan per poterli ripresentare freschi nel confronto con i salentini, ben più importante ai fini dell'obiettivo stagionale: la salvezza. Per cui il centrocampo può contare sui due esterni (Fini a sinistra e Foggia a destra), oltre che su Guana e Parola in mezzo. In difesa (in porta c'è Coppola), il tecnico propone il rientrante Paci e Domizzi al centro, Comotto e Del Grosso (preferito a Tosto sul versante sinistro). In avanti, ci sono Ferrante (Quagliarella va in panchina) e Bjelanovic.
Scelte pressoché forzate, invece, per Baldini, costretto a cambiare la retroguardia anche per la squalifica di Diamoutene. Si schierano, dunque, da destra a sinistra, Polenghi, Pecorari (preferito al giovane Schiavi), Stovini e Rullo (prosegue, inoltre, l'indisponibilità di Sicignano: in porta c'è ancora Benussi). Le opzioni risultano condizionate dalle assenze pure a centrocampo e davanti. Infatti, sulla linea mediana è Giorgino, che torna titolare, a dover dare i tempi (Ledesma deve scontare un turno). Accanto a lui, Cassetti da una parte e Delvecchio dall'altra (Pinardi è out per infortunio). La finalizzazione è affidata a Vucinic, appoggiato da Angelo e da Cozzolino (chiamati a svolgere compiti offensivi, ma anche a dar man forte al centrocampo). Non ci sono Konan (acciaccato) e Valdes (anch'egli appiedato dal giudice sportivo).
All'emergenza si aggiunge una partenza ad handicap. Passano, infatti, appena 5' e l'Ascoli è già in vantaggio. Comotto lancia dalla sua metà del campo nella zona di Ferrante, piazzato ben lontano dall'area di rigore. Normalmente in questi casi la difesa avversaria è avvantaggiata. Dovrebbe essere comodo l'intervento del difensore centrale in anticipo. Inspiegabilmente, Pecorari si trova però davanti all'attaccante bianconero e, quando cerca disperatamente di recuperare la posizione, finisce per scivolare (i giallorossi protestano per un fallo che non sembra esserci). Così Ferrante ha tempo e spazio per involarsi, arrivare davanti a Benussi e batterlo con un destro, peraltro non imparabile (passa tra le gambe del portiere).
Troppa grazia per l'Ascoli, che cerca di approfittare del momento di sbandamento dei salentini. Gli esterni ascolani sbucano da ogni dove, ma soprattutto da destra: al 7' Foggia aspetta la sovrapposizione di Comotto, che riceve palla e mette in area, ma stavolta Benussi riesce a intercettare di pugno e a liberare; un minuto dopo Foggia ci prova direttamente dalla distanza, ma la conclusione è troppo centrale per impensierire l'estremo difensore ospite. Visto che, senza strafare, riesce a mettere sotto il Lecce, l'Ascoli rallenta e controlla. Tanto basta per tenere a bada i salentini, che abbozzano una reazione senza trovare sbocchi. Troppo acerbo Giorgino, che si estranea dal gioco e non viene cercato con la necessaria continuità. Troppo isolato Vucinic, che si ritrova spesso circondato da maglie bianconere (avviene in modo emblematico al 26').
Diventa quasi accademica, invece, la semplicità con la quale l'Ascoli blocca le fonti del gioco, controlla gli spazi, scava un fossato davanti agli attacchi del Lecce senza che nessuno riesca a calare un ponte levatoio. Paradossale, poi, che i bianconeri riescano a rendersi pericolosi, piuttosto che con un lavoro ai fianchi, attraverso le fiondate. Ancora un lancio di Domizzi, infatti, è la molla che permette a Ferrante (25') di trovarsi di nuovo davanti alla porta. Semplice il movimento degli attaccanti: sul traversone dalle retrovie, Bjelanovic esce dai sedici metri portandosi i difensori centrali, mentre Ferrante (e i centrocampisti) si inserisce eludendo il fuorigioco. Benussi fortunatamente para il tiro indirizzato sul primo palo.
La lezione di una squadra (parliamo dell'Ascoli) data per spacciata in serie A perché ripescata (e invece davvero ben organizzata, con qualche individualità giovane e di spicco e alcuni elementi esperti ancora in grado di fare la differenza a questi livelli) continua. Nel periodo del primo tempo in cui il Lecce sembra migliorare (al 30' Angelo va via per la prima volta da destra, serve in area, Vucinic svirgola, Delvecchio si ritrova la palla sul sinistro, ma Coppola si esibisce in un grande intervento), i marchigiani (37') dimostrano come da un recupero palla a centrocampo si possa dare il via a un'azione ficcante in velocità. Foggia strappa la sfera a Delvecchio (gli errori individuali appunto completano e firmano il fosco quadro), avanza centralmente e allarga a destra per Fini, che immediatamente cerca al centro la testa di Bjelanovic: colpo di precisione e angolino centrato per il 2-0. Sempre Foggia, poi, trova Guana (43'): il 3-0 è evitato da una deviazione in angolo della difesa leccese.
Nella ripresa, Baldini (che già vede lo spettro di un esonero) prova a rimescolare le carte. Inserendo Saudati al posto di Giorgino, piazza il nuovo entrato come terminale d'attacco con Cozzolino a destra e Vucinic a sinistra, mentre a prendere le chiavi del centrocampo è Delvecchio, affiancato da Cassetti e Angelo (che arretra quindi la posizione di partenza). Gli effetti ci sono, ma senza sostanza: al 47' Cassetti per Saudati, tocco indietro per Vucinic, ma il tiro del montenegrino è parato, così come è preso dal portiere il successivo debole tentativo di Cassetti (50'). Meglio preparate, invece, sebbene abbiano il medesimo esito, le conclusioni di Fini (blocca Benussi al 51') e Foggia (alto al 53').
L'allenatore del Lecce allora decide di effettuare la seconda sostituzione: al posto di Angelo entra Camorani (57'), che ne rileva anche i compiti. A dare la spinta ai salentini è, però, l'ascolano Del Grosso, che si fa ammonire due volte nel giro di pochi minuti (56' e 63') e viene espulso da Messina di Bergamo, episodio che costringe Giampaolo a togliere dal campo Ferrante (64') per inserire Tosto (in modo da risistemare la difesa).
Calcio serie A - Ascoli Lecce L'inferiorità agevola i salentini (al 64' c'è un netto fallo di mano di Domizzi non rilevato dall'arbitro; al 65' Cozzolino dà a Cassetti, la conclusione è deviata in angolo) e induce Baldini a tentare il tutto per tutto. Mentre l'Ascoli si copre (con il solo Bjelanovic a tenere alta la squadra e Fini e Foggia ad avere licenza di assisterlo quando ne sono in grado), il Lecce passa alla trazione anteriore con l'ingresso di Eremenko (68', in luogo di Rullo): difesa a quattro (Cassetti, Pecorari, Stovini e Polenghi), due interni a far da diga (Delvecchio e Camorani), un trequartista (Eremenko) e tre punte (Cozzolino, Saudati e Vucinic). Poi, visto il tanto fumo e il poco arrosto, le posizioni cambiano (Vucinic trequartista, Cozzolino a sinistra, Eremenko a destra, Saudati sempre in mezzo).
Anche invertendo l'ordine degli attaccanti, il risultato non cambia: Domizzi salva su Saudati (86') e pochissimo altro, a parte la buona volontà. Nel frattempo, Giampaolo mette dentro Cariello per Foggia (84') e Quagliarella per Bjelanovic (89') per inerrompere il gioco e dare respiro. Troppo importante per i marchigiani conservare il successo. In quanto al Lecce, la sconfitta pesa maledettamente e anticipa una ulteriore dura contestazione dei tifosi. Domenica prossima al Via del Mare scenderà l'Inter nel posticipo della ventiduesima giornata. Non è escluso che Mancini, allenatore dei nerazzurri, debba preparare il confronto con un altro collega.
Giuseppe Flavio Campanella

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