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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 22:14

Landolfi: «L'attuale legge sui diritti tv è obsoleta»

Il Ministro delle Comunicazioni, dopo il vertice in cui ha riunito lo stato maggiore del mondo del calcio e della tv: «Fa riferimento a un contesto televisivo che non esiste più, e va abrogata. Il settore deve piuttosto essere lasciato alla libera contrattazione, alle regole antitrust e al buon senso»
ROMA - «L'attuale legge che regolamenta la vendita dei diritti del calcio è ormai obsoleta, perché fa riferimento a un contesto televisivo che non esiste più, e va abrogata. Il settore deve piuttosto essere lasciato alla libera contrattazione, alle regole antitrust e al buon senso». È quanto ha sottolineato il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, subito dopo il vertice in cui ha riunito lo stato maggiore del mondo del calcio e della tv. «Nell'ambito della legislazione vigente e fermo restando il diritto di ciascun club a vendere individualmente i propri diritti - ha detto ancora il ministro - rivolgiamo al mondo del calcio un appello affinché, nell'ambito della sua autonomia, individui nuovi criteri di mutualità, per garantire maggiore equità nella ripartizione delle risorse».
Insomma, addio alla legge, per i diritti tv nel calcio in futuro le regole saranno scritte solo dal mercato, con l'introduzione di nuovi criteri di mutualità. Per ora si tratta di una dichiarazione di intenti, ma il vertice convocato dal ministro delle comunicazioni un risultato importante lo ha ottenuto: mettere tutti d'accordo, anche se ci sono volute tre ore, più del previsto. Tutti, è vero, anche se a discutere del tema della discordia tra grandi e piccoli club del calcio, mancava l'interlocutore principe, cioè la Lega di A e di B.
C'era però Franco Carraro, che a casa del ministro ha rappresentato il calcio intero, incassando la vittoria della sua linea: che la legge del '99 che regola la vendita, soggettiva, dei diritti venga definitivamente abrogata. Non cambiata, come pure chiedevano le società ribelli, ma cancellata, perchè da allora i tempi sono cambiati e non c'è più motivo che la materia sia regolata da una normativa, ma attraverso una regolamentazione coerente con i principi della libera contrattazione e dell'Antitrust. Questo il primo dei tre punti messi nero su bianco nell'accordo. Il secondo prevede che dell'argomento si continui a parlare, perchè tra i problemi emersi (presenti anche i rappresentanti di Mediaset con il presidente Fedele Confalonieri, della Rai con il responsabile dei diritti sportivi Antonio Marano, di Sky con Tullio Camiglieri, direttore della comunicazione della tv di Murdoch e il presidente di Telecom Italia Media, Riccardo Perissich e l'amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi) il principale riguarda la tutela dei diritti stessi per chi come le tv fa investimenti milionari.
Il calcio però - è quanto emerso dall'incontro - deve dimostrare di saper gestire le sue risorse: di qui l'appello rivolto agli organi di autogoverno del pallone «affinché si impegnino a trovare soluzioni che, anche attraverso nuovi criteri di mutualità, garantiscano il regolare svolgimento dei campionati, per rispondere positivamente alle aspettative degli appassionati e per consentire agli operatori dei media, che hanno acquistato i diritti, di potere rispettare la programmazione». Del resto sull'argomento la giornata si era aperta con le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi: «Mi auguro che si trovi un accordo», aveva detto, sottolineando che per le tv «sia più comoda la vendita collettiva. In ogni caso sono le società che devono gestirsi e vedere qual'è la loro convenienza». E proprio tra le società resta il nodo, visto che le grandi i contratti li hanno sottoscritti fino al 2007, mentre le piccole no. Oggi la Lega non è stata invitata al vertice. «Il nostro interlocutore istituzionale è la federcalcio e il suo presidente Carraro - ha spiegato il ministro - Noi abbiamo un rispetto religioso per l'autonomia dello sport. E' il calcio che deve decidere cosa fare». Prima fra tutte la spartizione dei ricavi, con maggiore equità, questo il messaggio che Landolfi ha recapitato ai suoi ospiti. Soprattutto per scongiurare proteste e blocchi dei campionati. Soddisfatto Carraro che all'abrogazione dell'attuale normativa mirava da sempre: «Se si lavora con serenità e serietà è possibile trovare soluzioni idonee. Da noi si pretende il rispetto dei calendari, e questo lo abbiamo sempre fatto: le eccezioni si contano sulle dita di una mano. La materia va regolata dallo sport sotto la vigilanza del Coni e dell'Antitrust per evitare che ci siano posizioni dominanti. Qualsiasi sia la legge, il calcio ha un dovere: continuare ad essere puntuale sullo svolgimento dei campionati».
«Il tavolo resta aperto perchè ci sono altre tematiche da affrontare» ha detto Mario Pescante, presente al vertice in rappresentanza del ministro vigilante sullo sport Rocco Buttiglione.
Anche il presidente del Coni, Gianni Petrucci nel corso delal riunione ha ribadito il suo parere favorevole al cambiamento della legge, anche se spetta al calcio decidere i termini e i contenuti. Ma le società «devono lavorare e abbassare i toni» ha aggiunto Carraro, citando «l'amico» Luca di Montezemolo che solo qualche giorno fa aveva rivolto analogo invito agli imprenditori italiani. E questa è la linea che il ministro ha sancito, con l'invito-appello a evitare in futuro le disparità che mostra l'attuale campionato. Insomma dare ai 'poverì, togliendo un po' ai 'ricchì, la missione che il ministro vuole portare in porto. Il calcio, almeno quello che oggi sedeva intorno al tavolo, sorride: la mediazione accontenta tutti, riconosce l'autonomia del pallone e punta a eliminare una legge che i vertici non volevano più. Il tavolo resta aperto, ora la parola passa alla Lega. Venerdì il consiglio della Figc va a casa di Galliani, con una seduta tutta milanese. Ma di diritti tv si parlerà ancora nella tre giorni romana con gli Stati generali del calcio.

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