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Calcioscommesse I giocatori del Bari «Se non ci pagano giochiamo per vincere» Conte: «Se avessi saputo...»

di GIOVANNI LONGO
BARI - Prima vedere sconfitta, poi pagare compenso. Non si fidava l’emissario della Salernitana che, seduto in poltrana, vide in tv la partita al fianco dell’immancabile Angelino Iacovelli. Esposito e Stellini (nella foto), a cena, pensarono di suggerire alla squadra di perdere la partita senza ricevere denaro («Forse è meglio se convinciamo la squadra a non prendere i soldi») poiché non volevano «rovinare una stagione trionfale», ma si trovarono di fronte il rifiuto di parecchi calciatori che risposero «No, noi se non prendiamo i soldi, noi giochiamo la partita per vincere». Un tempo ci si impegnava meno contro l’avversario bisognoso di punti, oggi si batte cassa.
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Calcioscommesse I giocatori del Bari «Se non ci pagano giochiamo per vincere» Conte: «Se avessi saputo...»
BARI -  Prima vedere sconfitta, poi pagare compenso. Non si fidava l’emissario della Salernitana che, seduto in poltrana, vide in tv la partita al fianco dell’immancabile Angelino Iacovelli. Il particolare emerge dalle carte allegate all’avviso di chiusura indagini sul calcioscommesse.

«La mattina del 23 maggio 2009 - annotano i carabinieri - giunse a Bari, proveniente da Salerno, un emissario della Salernitana con una valigetta piena di soldi». La circostanza viene riferita per primo da Andrea Masiello: «So che da Salerno partì un signore, molto probabilmente vicino alla società come, tipo uno Iacovelli di turno, che portò i soldi a Bari a Iacovelli e a Eesposito...)». Solo una volta avuta la sicurezza dell'esito finale la valigetta con il denaro venne consegnata: «Finché non cera il fischio finale che noi avevamo perso la partita lui non lasciava i soldi...)».

I carabinieri attribuiscono grande importanza anche all’interrogatorio di Marco Esposito «in quanto l’ex difensore del Bari fu uno dei protagonisti dell'accordo illecito concretizzatosi in occasione della partita Salernitana - Bari». Nell’informativa si cita anche una festa, a Bari Vecchia, a cui partecipò tutta la squadra del Bari e in quella circostanza Andrea Masiello e Guberti, dissero ai calciatori più anziani che si sarebbero dovuti incontrare con alcuni rappresentanti della Salernitana. Una squadra che non si fidava: senza soldi niente sconfitta.

«I quattro “senatori” del Bari - Esposito, Stellini, Santoni e Guberti - si recarono probabilmente giovedì 21 maggio 2009, all'appuntamento in una località a Nord di Bari. Lì incontrarono i calciatori Massimo Ganci (ex Bari) e Luca Fusco (capitano della Salernitana) che si erano presentati con un uomo che affermava di essere il vicepresidente della Salernitana e che di fatto era Cosimo D'Angelo, appuntato dei Carabinieri cognato del presidente della Salernitana, Antonio Lombardi».

I tre rappresentanti della Salernitana chiesero di «lasciare la partita» in cambio di 150 mila euro» dal momento che «Noi abbiamo bisogno di vincere questa partita, dobbiamo vincerla a tutti i costi perché ci dobbiamo salvare». I quattro «senatori» del Bari presero tempo dicendo che avrebbero dovuto parlarne con il resto della squadra («Guardate, noi non agiamo da soli, dobbiamo parlare con la squadra perché»).

Esposito e Stellini, a cena, pensarono di suggerire alla squadra di perdere la partita senza ricevere denaro («Forse è meglio se convinciamo la squadra a non prendere i soldi») poiché non volevano «rovinare una stagione trionfale», ma si trovarono di fronte il rifiuto di parecchi calciatori che risposero «No, noi se non prendiamo i soldi, noi giochiamo la partita per vincere». Un tempo ci si impegnava meno contro l’avversario bisognoso di punti, oggi si batte cassa.

La situazione rimase in una fase di stallo fino al sabato mattina, forse perché c'era qualche calciatore che pretendeva più soldi, tant'è che Esposito, rimasto a Bari a causa di un infortunio, il venerdì sera era convinto che la partita si sarebbe giocata regolarmente ( «Io mi sentii l'ultima volta venerdì con De Vezze, dissi: "Guarda che...", io andai a letto con la convinzione che poi la partita sarebbe stata regolare»).

Il sabato, invece, con modalità rimaste ignote ad Esposito, la situazione si sbloccò ( «Al sabato 98 mattina che si sboccò un po' tutto...). Angelo Iacovelli e Cosimo D'Angelo guardarono la partita da soli. Nel tardo pomeriggio Marco Esposito tornò a casa e trovò Iacovelli con i soldi lasciati dal vicepresidente della Salernitana ed un elenco di circa 25 persone che sarebbero state le destinatarie del compenso («Tornai a casa - conclude Esposito - e trovai Angelo con questi soldi ed aveva un elenco di non ricordo il numero esatto, però indicativamente 25 persone a cui distribuire i soldi».

Altri particolari vengono riferiti da Stellini. «Raccolsi con il capitano Gillet, tutta la squadra nella palestra - racconta l’ex calciatore biancorosso - Dissi ai ragazzi che non avrei partecipato alla partita e che qualsiasi fosse stata la decisione della squadra non mi sarei messo di traverso. Nessuno rispose, capii che erano tutti d’accordo per perderla».

«Il giorno successivo alla partita - spiega sempre l’ex vice di Conte - trovai nel mio posto negli spogliatoi, una busta con dentro del denaro. Era il corrispettivo della partita con la Salernitana. Diedi una parte dei soldi, penso 3-4.000 euro, ad Angelo Iacovelli, una parte la diedi in beneficenza». Stellini poi tira fuori Conte: «Ritengo che non sapesse nulla. Ci riunimmo in palestra proprio per rimanere da soli. Credo che ci fosse paura che lui lo venisse a sapere».

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