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«La fine del Coni provinciale è un duro colpo allo sport» l’allarme di Sannicandro

di Alessandro Salvatore
«La cancellazione dei comitati olimpici provinciali è un duro colpo allo sport territoriale. L’attuazione dell’auto-riforma di Petrucci, che dall’inizio del nuovo anno dovrà prendere corpo, è avvolta dall’incertezza. Un delegato per provincia sarà sicuramente insufficiente a colmare il lavoro che per anni è stato portato avanti da strutture collegiali e caratterizzate da figure professionali». Il barese Elio Sannicandro, presidente del Coni regionale giunto alla fine del suo secondo mandato e candidato unico (al momento) per il terzo, che dovrebbe materializzarsi nelle elezioni del 23 gennaio, lancia alla «Gazzetta» un segnale d’allarme
«La fine del Coni provinciale è un duro colpo allo sport» l’allarme di Sannicandro
di Alessandro Salvatore 

«La cancellazione dei comitati olimpici provinciali è un duro colpo allo sport territoriale. L’attuazione dell’auto-riforma di Petrucci, che dall’inizio del nuovo anno dovrà prendere corpo, è avvolta dall’incertezza. Un delegato per provincia sarà sicuramente insufficiente a colmare il lavoro che per anni è stato portato avanti da strutture collegiali e caratterizzate da figure professionali». Il barese Elio Sannicandro, presidente del Coni regionale giunto alla fine del suo secondo mandato e candidato unico (al momento) per il terzo, che dovrebbe materializzarsi nelle elezioni del 23 gennaio, lancia alla «Gazzetta» un segnale d’allarme. Passato un anno dal commissariamento del Coni di Taranto, datato 20 dicembre 2011, e che ha visto lo stesso Sannicandro governare la giunta jonica «a distanza», attraverso un pool di tecnici (capeggiati da Michele Contino, sub-commissario), lo scenario della politica sportiva appare fosca.
«La questione è nazionale - spiega Sannicandro -. Dall’1 gennaio, la sede del Coni di Taranto, come quella di altri 226 comitati italiani, chiuderà i battenti. Tale è la conseguenza dell’azione dedita al risparmio, avallata nel settembre del 2011 dall’attuale presidente nazionale uscente Gianni Petrucci». Cosa accadrà allo sport della provincia jonica, che perde il punto di riferimento della sede olimpica di viale Magna Grecia? «Il nuovo presidente del Coni pugliese - risponde Sannicandro - dovrà nominare per Taranto e per gli altri capoluoghi di provincia un delegato territoriale. La successiva azione operativa del nuovo membro, al momento non è chiara, perché le diverse circolari arrivate da Roma risultano sostanzialmente formali, prive di concretezza. A mio avviso questa operazione di taglio alla spesa rischia di creare danni enormi allo sport». Ma Petrucci, al momento del «via» alla sua auto-riforma, si vantò del conseguente risparmio complessivo di 6.5 milioni di euro su scala nazionale. Questo il commento di Sannicandro: «C’è poco da esultare perché in questi anni, parlo della Puglia ad esempio, il Coni, con il supporto degli enti locali e degli sponsor, ha prodotto un volume cospicuo di attività formative ed agonistiche, i cui costi, sono almeno tre volte tanto i contributi che annualmente ricevevamo da Roma. Adesso con la sforbiciata economica e la soppressione dei comitati olimpici provinciali, come si potrà pensare di mantenere una rete capillare basata sulla preziosa opera dei volontari? Da solo e con un delegato provinciale, il Coni regionale non potrà farcela».
L’allarme lanciato da Sannicandro, al pari di altri fatti da colleghi, come il bronzo olimpico del volley italiano Franco Bertoli (è stato presidente del Coni modenese), sarebbe stato sicuramente condiviso, se rimasto in vita, dal padre storico del Comitato olimpico italiano Giulio Onesti. L’avvocato partigiano, che nel 1944 venne nominato dall’allora Governo commissario straordinario del Coni, per verificarne la sua effettiva utilità, lo rilanciò ideando la paternità nell’esercizio delle scommesse (ora segnato dalla jungla della liberalizzazione) e lo portò dopo trent’anni di presidenza all’autonomia economica, permettendo all’Italia di tagliare importanti traguardi mondiali. Ora a ventun’anni dalla sua scomparsa, la fine dei comitati provinciali odora di «scandalo». Quale danno subirà lo sport jonico rimasto orfano di una politica seria?

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