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Il samurai nerazzurro «Fantantonio? Nessuno è come lui»

APPIANO GENTILE - Yuto Nagatomo è il ritratto del piccolo samurai. Combattivo, coriaceo, capace di legare sia con i personaggi più «esuberanti» dello spogliatoio di Appiano Gentile sia con i più sobri senatori. Un giapponese di successo nell’occidente del pallone.  In questi mesi ha dato vita ad alcuni siparietti con Javier Zanetti dopo ogni gol e soprattutto con Antonio Cassano, il suo compagno di giochi preferito in allenamento come in partita (nella foto a dx Yuto Nagatomo, a sx Antonio Cassano)
Il samurai nerazzurro «Fantantonio? Nessuno è come lui»
APPIANO GENTILE - Yuto Nagatomo è il ritratto del piccolo samurai. Combattivo, coriaceo, capace di legare sia con i personaggi più «esuberanti» dello spogliatoio di Appiano Gentile sia con i più sobri senatori. Un giapponese di successo nell’occidente del pallone, che ha superato le diffidenze dovute ad una scuola calcistica in crescita ma non di grande tradizione, come quella nipponica, se non nei cartoni animati. In Italia il calcio del Sol Levante è arrivato a fine anni '80 con «Holly e Benji», che Nagatomo confessa di «aver seguito come tutti, pur non essendo un grandissimo fan». 

Prima ancora di entrare in campo, come racconta in un’intervista, ha dovuto superare l’ostacolo di origine culturale. Il ragazzo di Saijo, classe 1986, in procinto di firmare un rinnovo di contratto con l’Inter fino al 2016, non ha però mai dato l’ impressione di voler essere di passaggio in Italia. Si è ambientato subito, a Cesena come a Milano, capisce la lingua italiana anche se per rispondere utilizza un interprete. In questi mesi ha dato vita ad alcuni siparietti con Javier Zanetti dopo ogni gol e soprattutto con Antonio Cassano, il suo compagno di giochi preferito in allenamento come in partita. 

Quando sei arrivato a Cesena, sei riuscito a trovare un altro Cassano tra i compagni di squadra? «Assolutamente no, come Antonio non ho mai trovato nessuno (ride, ndr)! Mi ricordo bene di quando ci siamo incontrati. Materazzi me l’ha presentato nell’immediata vigilia di un derby, Cassano giocava ancora nel Milan. Nonostante fossimo entrambi concentrati in vista della partita, abbiamo subito avvertito un buon feeling e lui ha cominciato a scherzare con me. Quando è arrivato all’Inter è nata un’amicizia, siamo andati spesso al ristorante assieme a lui e Sneijder. Siamo anche vicini di casa, ma è meglio non raccontare alcun aneddoto... » . 

Come è stato l’impatto con l’Italia nell’estate del 2010? «All’inizio ho notato la diversità di cultura. Avevo il problema della lingua, però non ho mai avuto un interprete se non nelle interviste, tanto meno problemi con il cibo. Qui si mangia benissimo, mi sono inserito in maniera molto veloce». 

Quanto è stato importante per te il fatto di avere un commissario tecnico come Alberto Zaccheroni? «Il mister mi ha detto subito che in Italia c'è una pressione maggiore rispetto a dove giocavo io, soprattutto per quanto riguarda i media. È stato lui però a dirmi che potevo farcela in Serie A, me lo ha garantito. Mi ha consigliato che dovevo solo giocare come sapevo e ce l’avrei fatta».

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