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Bari batticuore vittoria d’oro all’ultimo respiro

BARI – Il Bari si è aggiudicato con un gol in pieno recupero (al 49' st) di Fedato (nella foto di Luca Turi) lo scontro salvezza al San Nicola con il fanalino di coda Grosseto. I pugliesi hanno giocato con un uomo in più dal 42' del primo tempo, per l'espulsione del difensore Padella (doppia ammonizione). Al 12' della ripresa il capitano del Bari, Caputo, si è fatto parare un calcio di rigore dal portiere toscano Lanni
Torrente sprizza orgoglio: «Trenta punti, noi super»
Bari batticuore vittoria d’oro all’ultimo respiro
BARI 1 - GROSSETO 0 

BARI (4-3-3) Lamanna6; Sabelli 6 (31’ st Ristovski sv), Borghese 6 (25’ st Aprile 6), Dos Santos 6,5, Polenta 6.5; Bellomo 6, De Falco 6, Sciaudone 6 (16’st Visconti 5,5); Galano 6.5, Caputo 6, Fedato 6.5. In panchina: Pena, Altobello, Filkor, Rivaldo. Allenatore: Torrente 6,5. 
GROSSETO (4-4-2) Lanni 7; Donati 6, Padella 4, Barba 6, Calderoni 6; Crimi 6, Jadid 6, Ronaldo 5.5 (14’ st Lanzafame 6), Foglio 6 (45’ pt Rigione 6); Curiale 5.5, Lupoli 5 (30’ st Som sv). In panchina: Franza, Falzerano, Bonanni, Obodo. Allenatore: Menichini 6 

Arbitro: Di Paolo di Avezzano. Reti: 49’ st Fedato. 

Note: pomeriggio freddo, terreno in buone condizioni. Spettatori: paganti 964, incasso di euro 4.811,00, abbonati 5.837, quota 15.595. Ammoniti: Sabelli, Fedato, Visconti, Jadid, Crimi. Espulso al 42’pt Padella per doppia ammonizione. Angoli: 5-2. Recuperi: 1’; 4’. 
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di ANTONELLO RAIMONDO 
Presto per dire se questa sia una vittoria che può cambiare il corso di una stagione. Di certo cambia un presente che si accingeva a diventare affannoso. Da un pareggio balbettante a una vittoria scaccia pensieri, la differenza è abissale. Cambia tutto, in sostanza. La classifica, gli umori, le prospettive. L’importanza di saper cogliere l’attimo. E di capitalizzare anche quando le gambe non girano come si vorrebbe e il gioco non scorre fluido. Tra Cesena e la partita di ieri contro il Grosseto c’è un filo conduttore. Che parla di un Bari capace di mostrare cinismo e concretezza, le armi delle grandi squadre. A una «velocità» diversa c’era il rischio che la squadra di Torrente si squagliasse come neve al sole. Il Bari, si diceva, funziona solo quando tiene alti i ritmi e il «motore » va a pieno regime. E invece no. C’è dell’altro, per fortuna. Sembrano esserci nuove consapevolezze. 

Ora le difficoltà non spaventano più il Bari. Anzi. Quasi beffardamente lo aiutano a capitalizzare gli affanni. Fungono da sveglia, anzi da stimolo. A cercare il risultato anche quando, magari, i cattivi pensieri si divertono a toglierti l’allegria. Ecco, ieri sembrava la classica giornata segnata. Manovra prevedibile, troppi singoli lontani da una condizione ottimale. E poi quel rigore sbagliato da Caputo con il Grosseto in inferiorità numerica. Insomma... in tribuna c’era già chi prefigurava i fumi della delicatissima sfida di domenica prossima a Cittadella che, senza il guizzo di Fedato, il Bari avrebbe giocato in piena zona playout. Necessita un chiarimento, però. Le prestazioni, a Cesena e ieri, non sono state granché. Non è ancora il vero Bari. Però giù le mani dai risultati. Pari equo, finanche con qualche recriminazione, in Romagna. E vittoria meritatissima contro il Grosseto. 

Purtroppo Torrente ha «viziato» un po’ tutti con quel Bari bello e sbarazzino. E oggi, con la squadra fisiologicamente in riserva, si storce il naso anche quando il risultato è in cassaforte. Il bello (e il brutto) del calcio. Vittoria limpida, si diceva. Peché c’è una sola squadra, iol Bari, che cerca realmente il risultato pieno. Il Grosseto sembra quasi «appoggiarsi», cerca la ripartenza senza avere la forza per fare la partita. Amaggior ragione dopo essere rimasto in dieci sul finire del primo tempo (doppia ammonizione a Padella). Il Bari non crea moltissimo e quando lo fa difetta in cattiveria. Galano è l’unico in grado di accendere la luce. Un suo guizzo da fenomeno (16’) è mortificato dalla latitanza di ben tre biancorossi nel cuore dell’area di rigore. Nessuno attacca la linea di porta e il cross al bacio sfuma. Come le altre due-tre situazioni in cui al Bari manca la marcia in più. Vedi i tentativi di Fedato (15’), Caputo (18’) e Bellomo (31’). Del rigore s’è detto. Il «sacrilegio » si consuma al minuto 12 della ripresa. Caputo crea e distrugge. Ma ci sta, evidentemente. 

Torrente vara il 4-2-4, fuori Sciaudone e dentro un attaccante (Visconti). Il Bari ci prova ma non cambia mai passo. Si fa fatica ad allargare il gioco anche quando il mister tenta la carta Aprile. Qualche occasione ci scappa pure (Bellomo, prodigio del portiere Lanni, poi Polenta e Galano) ma per far saltare il banco serve una giocata di «rabbia». Firmata Caputo. «Ci penso io», sembra quasi dire Ciccio mentre trascina il pallone verso l’a re a del Grosseto. Un sinistro velenoso proprio mentre la lancetta segna 94 minuti, addirittura qualche secondo in più. Siamo al game over, poi dal nulla spunta la testa «appuntita» di Fedato. Un tocco rapinoso, un gol di «inzaghiana » memoria. Ed è l’apoteosi. Il «San Nicola» si lascia andare. Non è il gol della serie A ma... pesa, pesa tantissimo. La depressione lascia spazio ai sorrisi. Tutti in piedi davanti a questi ragazzi. La faccia bella e pulita del calcio.

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