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Coni, finisce una storia lunga quarant’anni Pascali: «Ma nel Salento non ci sono risparmi»

di Stefano Lopetrone
Finisce una storia lunga 40 anni. Tra poco meno di un mese, il comitato provinciale del Coni non esisterà più. Al suo posto un delegato, indicato dalle associazioni sportive iscritte al registro ma nominato dal presidente regionale. Sul territorio, non ci sarà più un consiglio, non ci sarà più una giunta, non ci saranno più gli sportelli di consulenza legale, fiscale e sugli impianti sportivi. Non ci sarà più democrazia. Tantomeno un controllo serrato sul budget assegnato alle periferie e sulla spesa. Il delegato sarà un factotum: risponderà al telefono, riceverà una corrispondenza mensile di centinaia ed in alcuni periodi dell’anno migliaia di lettere, predisporrà i progetti sportivi con uno staff tecnico (nominato a Bari), rappresenterà il Coni. Chissà, vista l’imminente scadenza del contratto con l’azienda delle pulizie, forse si pretenderà che il delegato prenda in mano scopa e paletta
Coni, finisce una storia lunga quarant’anni Pascali: «Ma nel Salento non ci sono risparmi»
di Stefano Lopetrone
 
Finisce una storia lunga 40 anni. Tra poco meno di un mese, il comitato provinciale del Coni non esisterà più. Al suo posto un delegato, indicato dalle associazioni sportive iscritte al registro ma nominato dal presidente regionale. Sul territorio, non ci sarà più un consiglio, non ci sarà più una giunta, non ci saranno più gli sportelli di consulenza legale, fiscale e sugli impianti sportivi. Non ci sarà più democrazia. Tantomeno un controllo serrato sul budget assegnato alle periferie (circa 60mila euro all’anno di soldi prevalentemente pubblici) e sulla spesa. Il delegato sarà un factotum: risponderà al telefono, riceverà una corrispondenza mensile di centinaia ed in alcuni periodi dell’anno migliaia di lettere, predisporrà i progetti sportivi con uno staff tecnico (nominato a Bari), rappresenterà il Coni. Chissà, vista l’imminente scadenza del contratto con l’azienda delle pulizie, forse si pretenderà che il delegato prenda in mano scopa e paletta. 

Uno scenario comune in tutta Italia, a Lecce appena mitigato dalla conservazione della sede di via Carluccio: la delegazione provinciale manterrà l’uso del quarto piano di Palazzo Casto solo perché al suo interno hanno sede, in comodato d’uso gratuito, diverse federazioni provinciali. Se però la ratio della riforma è il risparmio di costi, non si capisce come mai si siano tagliate le figure che svolgevano servizio a titolo di volontariato (presidente, membri di giunta, consiglieri). Di risparmi non se ne intravedono, almeno nel Salento: l’unica dipendente della Coni Servizi sarà trasferita a Bari; mentre la sede, in barba ad ogni logica economica, resterà aperta. «Al nostro Comitato provinciale dal 2006 è stato assegnato un immobile da 350 metri quadrati nella vecchia sede del Genio civile», ha spiegato venerdì Antonio Pascali, presidente del Coni di Lecce durante l’ultimo consiglio provinciale. «Eppure, nonostante le sollecitazioni per la sistemazione di un fabbricato di nostra proprietà, Coni Servizi preferisce pagare un affitto da 50mila euro per l’attuale sede. Una politica incomprensibile, specie ora che l’autoriforma ha imposto un regime di riduzione della spesa». 

La riforma ideata dal presidente uscente del Coni, Gianni Petrucci, è stata maldigerita dai presidenti dei comitati provinciali. Da delegati, resteranno unici referenti dell’istituzione sportiva. La struttura del Comitato olimpico diventerà in Puglia sempre più baricentrica: toccherà ai presidenti regionali delle federazioni, quasi tutti baresi, eleggere il presidente. Difficile immaginare l’elezione di un foggiano, di un tarantino, di un salentino. «Dobbiamo aspettare solo che passi la nottata. Sono convinto che l’autoriforma imploderà», ha detto Pascali ai consiglieri del Coni di Lecce. Ai quali ha chiesto un segnale forte: «La nuova organizzazione prevede l’ammissibilità delle candidature che raccolgano 10 firme dalle associazioni iscritte al registro delle associazioni sportive. Un meccanismo lesivo della dignità di un territorio come il nostro che ha ben 2mila associazioni iscritte al Coni. Se ritenete che io debba essere il futuro delegato, vi invito a raccogliere quante più firme è possibile, per lanciare un messaggio forte sul bisogno di rappresentanza sul territorio». Sulla sua conferma non ci sono dubbi. Pascali è il terzo e, al momento, ultimo presidente del Coni di Lecce. Fondato nel 1942, il Comitato provinciale fu retto per anni da un delegato. Prima don Nuzzo Pranzo, poi Mario Marini, che divenne primo presidente del Coni negli anni Settanta. Alla fine degli anni Ottanta gli subentrò Dino Locato, poi sfiduciato nel dicembre del 2007. L’ultimo consiglio è stato aperto dai saluti di un membro onorario, il sindaco Paolo Perrone: «L’approccio filosofico della spending review, che toglie dove in realtà c’è poco da togliere, ha mietuto molte vittime: tra queste, insieme con voi, figurano anche i Comuni. Ed è assurdo che un organismo retto da volontari venga tagliato senza alcun beneficio economico. Prendiamo come un buon segnale il mantenimento della sede, un presidio sul territorio importante».

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