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Sabato 23 Settembre 2017 | 06:03

Angelillis urla «Pene più severe»

di Giovanni Longo
di Fabrizio Nitti
BARI - «Pene più alte e dure, confische dei patrimoni derivanti dalle scommesse, prevenzione». Questa la ricetta del pm Ciro Angelillis per provare a stoppare un fenomeno, quello del calcioscommesse, che ha assunto dimensioni planetarie, come lo stesso magistrato ha sottolineato. L’occasione è data dal seminario «Calcio e legalità» organizzato dall’Asd Sporting Santo Spirito di Primo Scapellato e Michele Danza e Rubio Di Ronzo nel palazzetto dello sport di San Pio, quartiere «difficile» alla periferia Nord di Bari
Angelillis urla «Pene più severe»
di Giovanni Longo
di Fabrizio Nitti 


BARI - «Pene più alte e dure, confische dei patrimoni derivanti dalle scommesse, prevenzione». Questa la ricetta del pm Ciro Angelillis per provare a stoppare un fenomeno, quello del calcioscommesse, che ha assunto dimensioni planetarie, come lo stesso magistrato ha sottolineato. L’occasione è data dal seminario «Calcio e legalità» organizzato dall’Asd Sporting Santo Spirito di Primo Scapellato e Michele Danza e Rubio Di Ronzo nel palazzetto dello sport di San Pio, quartiere «difficile» alla periferia Nord di Bari. «Ripartire da qui, da San Pio, da questo incontro». Il magistrato barese, centrocampista della Nazionale italiana magistrati, non poteva mancare all’appuntamento, considerato che attorno a lui e a procuratore Antonio Laudati ruota una fetta cospicua e consistente delle indagini sullo scandalo scommesse che ha sconvolto l’Italia del pallone. Fra i relatori anche Francesco Ghirelli direttore generale della Lega Pro e Chiara Gremiti Sambaldi, avvocato esperto nel contrasto ai fenomeni abusivi di raccolta delle scommesse.
Spalti gremiti, tanti ragazzi, ospiti di riguardo. Marco Guida (magistrato gip al tribunale di Bari, della giunta distrettuale dell’Anm) e Massimiliano Sisto (giornalista) a moderare il dibattito che ha registrato anche gli interventi del sindaco di Bari Michele Emiliano, di Fabio Ricci (responsabile area giochi e scommesse Snai), Antonio Bartolomucci (giornalista sportivo), Antonio Di Gennaro (applauditissimo l’ex calciatore del Bari e della Nazionale, oggi opinionista Sky). Le conclusioni sono state affidate al consigliere del Csm Roberto Rossi.
Angelillis ha più volte sottolineato quello che a suo giudizio è il paradosso tra il funzionamento della giustizia sportiva e della giustizia ordinaria. «Le dichiarazioni di un tesserato possono bastare per far aprire un procedimento sportivo che si può concludere con una sospensione, quelle rese al pm devono ovviamente essere riscontrate». Il paradosso è che i calciatori «temono di più la procura federale che quella ordinaria». Per questo occorre intervenire sulla disciplina del reato di frode sportiva, «introducendo pene più severe, visto che al momento si viene sanzionati come fosse una ingiuria, mentre dovrebbe essere punita come un reato di prima fascia, ad esempio estorsione o rapina».
Un effetto deterrente che sarebbe ancora più potenziato se «si intervenisse prevedendo la confisca dei beni». Il problema è che la norma interviene solo se c’è una promessa o dazione di denaro o altra utilità con la finalità di alterare il risultato di una gara: «La legge invece non punisce ad esempio i giocatori che si mettono d’accordo sul risultato per poi scommettere». Angelillis ha anche sottolineato quella che ha definito la «psicosi della combine» che «raffredda la passione del gioco più bello del mondo». Il modello? «Il calcio inglese» che insegna ai ragazzi «la cultura della sconfitta che da noi manca».
«Siamo sotto attacco, il calcio è sotto attacco – ha chiosato Girelli, anni fa dirigente di spicco del Bari -. Ma dobbiamo uscire. Il fenomeno, comunque, non è solo italiano… Ma con forza, voglia e determinazione bisognerà venirne fuori».

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