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«Sì, ho nostalgia di quel calcio molto più umano»

di NICOLA PIGNATARO
«Il vantaggio di avere “una certa età” come la mia (fatevi i fatti vostri) è che si può raffrontare il presente col passato. Se il presente è più esaltante del passato vuol dire che c’è stato progresso. Se il passato lo consideriamo molto meglio del presente vuol dire che c’è stato regresso. Ebbene, cari lettori, devo confessarvi che io sento una grandissima nostalgia del passato calcistico barese. Sono stato un grande tifoso biancorosso, innanzitutto perché riuscivo a seguire la mia squadra cittadina con una certa chiarezza di intenti e con una sufficiente conoscenza dei fatti. Oggi in questo caos generale, si è spenta nell’anima la lucina della passione sportiva» (nella foto Nicola Pignataro - a sx - con Ignazio Schino)
«Sì, ho nostalgia di quel calcio molto più umano»
di NICOLA PIGNATARO

«Il vantaggio di avere “una certa età” come la mia (fatevi i fatti vostri) è che si può raffrontare il presente col passato. Se il presente è più esaltante del passato vuol dire che c’è stato progresso. Se il passato lo consideriamo molto meglio del presente vuol dire che c’è stato regresso. Ebbene, cari lettori, devo confessarvi che io sento una grandissima nostalgia del passato calcistico barese. Sono stato un grande tifoso biancorosso, innanzitutto perché riuscivo a seguire la mia squadra cittadina con una certa chiarezza di intenti e con una sufficiente conoscenza dei fatti. Oggi in questo caos generale, si è spenta nell’anima la lucina della passione sportiva. 

E ora vi spiego perché: Io rimpiango quando le partite iniziavano tutte alle 14,30. Era più facile organizzare due volte al mese, il pranzo domenicale in fretta e furia, per poi andare allo stadio della Vittoria. La lite con i parenti si faceva una volta per tutte a inizio campionato e si poteva dedicare il dopopartita alla famiglia. 
Io rimpiango quando conoscevo a memoria la formazione del Bari, perché la squadra aveva 16-18 giocatori (la maggior parte italiani) che si cambiavano a fine stagione. I campioni avevano contratti a tempo indeterminato, ora sono tutti co.co.co., è impossibile affezionarsi a tanti precari del prato verde. 

Io rimpiango quando l’unico striscione era “forza Bari”, uno slogan che riassumeva tutti sentimenti dei veri tifosi. Oggi sugli striscioni compaiono insulti, atti di razzismo, volgarità, sfottò infami, come quella degli juventini contro la mitica squadra del Toro che si schiantò a Superga. 

Io vorrei tornare alla stadio portando moglie e figli (anzi, dato che sono bisnonno, pagando il biglietto ai miei pronipoti). Io vorrei che si scacciasse la malasorte non con la violenza, ma lanciando un galletto in mezzo al campo. Io vorrei che il sindaco della città (uno meglio di questo!) mi tagliasse i baffi in pubblico, come accadeva in allegria, quando la squadra biancorossa saliva in serie A. 

Io vorrei avere un presidente della società che rappresentasse tutta la squadra e non che fosse lontano anni luce dal popolo delle curve e delle tribune. E, soprattutto, io vorrei che il Bari tornasse a giocare in casa, perché da quando c’è lo stadio San Nicola il Bari gioca sempre fuori casa».

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