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La Piovra scommette su calcio e ippica affare da 10 miliardi

di RUGGERO CRISTALLO
BARI - Le organizzazioni criminali vivono anche degli altrui vizi: tra tutti quello delle scommesse illegali legate agli eventi sportivi, con il calcio e l’ippica in prima linea. I numeri parlano chiaro e definiscono i contorni di una realtà che movimenta 10 miliardi di euro, suddivisi tra 41 clan sul territorio. I nomi sono importanti, nel panorama criminale: ci sono i Casalesi, i Santapaola, i Mancuso. Dall’altro lato, magistratura e Guardia di Finanza, con l’ultima sempre più specializzata nel contrasto alle scommesse clandestine. Proprio ieri, a Bari, le Fiamme Gialle hanno organizzato il seminario di studi “Giochi e scommesse” a beneficio di oltre 400 allievi finanzieri
La Piovra scommette su calcio e ippica affare da 10 miliardi
di Ruggero Cristallo

BARI - Le organizzazioni criminali vivono anche degli altrui vizi: tra tutti quello delle scommesse illegali legate agli eventi sportivi, con il calcio e l’ippica in prima linea. I numeri parlano chiaro e definiscono i contorni di una realtà che movimenta 10 miliardi di euro, suddivisi tra 41 clan sul territorio.

I nomi sono importanti, nel panorama criminale: ci sono i Casalesi, i Santapaola, i Mancuso. Dall’altro lato, magistratura e Guardia di Finanza, con l’ultima sempre più specializzata nel contrasto alle scommesse clandestine.

Proprio ieri, a Bari, le Fiamme Gialle hanno organizzato il seminario di studi “Giochi e scommesse” a beneficio di oltre 400 allievi finanzieri. Tra i relatori, anche Raffaello Falcone, sostituto procuratore presso la Dda di Napoli, titolare di decine di inchieste legate al mondo del calcio scommesse.

«I clan mafiosi - ha affermato Falcone - impongono la loro legge anche sulle scommesse legate al calcio, soprattutto se dilettantistico. L’afflusso di puntate, infatti, è ormai dirottato sulle serie minori, un po’ perché ci sono minori controlli da parte di Figc e Lega nazionale dilettanti, un po’ perché è più facile avvicinare un calciatore dilettante per condizionare l’esito di un incontro. È un mondo dove non esistono regole, un po’ come accadeva qualche tempo fa nel mondo dell’ippica, dove i clan sono riusciti a condizionare ben 13 giocate su 13 del concorso Totip. Oggi la realtà parla di una criminalità informatica, con centinaia di provider che attraverso il web incassano centinaia di milioni di euro ed eludono le leggi dello Stato italiano.»

Stato che, dal 2002 ad oggi, ha affrontato la materia e arricchito una normativa sin allora lacunosa. «La Guardia di Finanza - ha sostenuto il tenente colonnello Angelo Venettoni, comandante del Nucleo giochi e scommesse del Nucleo speciale Entrate di Roma - ha apportato alcune importanti innovazioni sulle linee di azione introdotte dalla normativa di settore e che hanno rafforzato le prerogative del Corpo».

Ancora un dato: l’ ”industria” delle scommesse illegali è la terza impresa italiana per fatturato; il 9 per cento dei beni sequestrati alla criminalità rivengono dalle scommesse illegali.

«L’azione di contrasto al gioco illegale - ha detto il generale Gennaro Vecchione, comandante della Legione allievi - ci investe direttamente, in quanto le offerte di gioco illecite mettono in pericolo sia gli interessi finanziari dello Stato sia quelli del mercato e degli operatori onesti. Ma danneggiano anche i consumatori, poiché le attività ludiche non garantire dallo Stato sono insicure e pericolose ed attirano, per gli elevati profitti che vi sono connessi, l’interesse della criminalità». C’è ancora tanto da fare. La Finanza resta in prima linea, ma lo Stato dovrà affinare i propri strumenti sanzionatori.

Basti pensare che un solo “videopoker” illegale frutta tra i 25 e i 50mila euro al giorno, a fronte di un multa di appena 1500 euro per ogni macchina truccata. Un disvalore evidente, con i clan che continuano a far festa.

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