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Garzelli: lavoriamo tutti per il bene del Bari

di FABRIZIO NITTI
BARI - «Sì, un po’ mi è dispiaciuto». Claudio Garzelli racconta il suo personalissimo «day after», il suo giorno dopo la prima contestazione. Nel calderone ci è finito anche lui, l’uomo dei conti, il direttore generale del Bari. Un coro per i Matarrese e uno per Garzelli, una parola per la «famiglia» e una per il dirigente al quale, val bene sottolinearlo, è stato affidato il compito di far quadrare il bilancio, di far viaggiare con benzina propria una società piena zeppa di debiti
Garzelli: lavoriamo tutti per il bene del Bari
di Fabrizio Nitti 

BARI - «Sì, un po’ mi è dispiaciuto». Claudio Garzelli racconta il suo personalissimo «day after», il suo giorno dopo la prima contestazione. Nel calderone ci è finito anche lui, l’uomo dei conti, il direttore generale del Bari. Un coro per i Matarrese e uno per Garzelli, una parola per la «famiglia» e una per il dirigente al quale, val bene sottolinearlo, è stato affidato il compito di far quadrare il bilancio, di far viaggiare con benzina propria una società piena zeppa di debiti. 

Il Bari di Torrente fila veloce come un treno freccia rossa, la società invece avanza fra mille difficoltà e incognite, una situazione figlia di un passato evidentemente gestito con poca lungimiranza: «Non ho fatto altro che evidenziare - dice Garzelli - situazioni già note a tutti. Ogni tanto bisogna farlo. E venire allo scoperto prima di gennaio, periodo di calciomercato, è un fatto direi strategico». 

Il Bari vince e piace, si renderà conto che parlare di cessioni a gennaio è una cosa inopportuna, soprattutto dopo una serie di partite poco fortunata.
«Lo so perfettamente di essere impopolare. Non finirò mai di sollecitare un ambiente poco sensibile alla vita del Bari Calcio. Nessuno deve strumentalizzare nulla, bisogna fare i conti con la realtà. Capisco i tifosi. Sono stato uno sportivo, ho l’abitudine di rispettare chi ha il diritto di contestare». 

Vendere qualcuno sarebbe una bestemmia. Torrente è stato chiarissimo. Cosa ne pensa?
«Le preoccupazioni mie e quelle di Torrente combaciano. Noi viviamo con la squadra e per la squadra». 

Quindi?
«Se ho parlato in quel modo è proprio per evitare di arrivare a quel punto. Il lato sportivo è importante, però non va dimenticato il resto. Ad esempio, quando ci siamo iscritti, ho pensato che avevamo fatto una grande cosa. Poi, qualcuno ha voluto interpretare faziosamente le mie parole, ma io non ho mai detto “il Bari ora sta bene”». 

Concorda che sarebbe un peccato indebolire questa squadra?
«Assolutamente. Non vogliamo indebolire questa squadra. Una squadra forte, alla quale siamo tutti affezionati. Il solo pensiero mi provoca un forte dolore. Anche a livello di immagine, questo nuovo Bari ha trasmesso sensazioni fortissime. Condivido il pensiero di Torrente. Ma non abbiamo mai nascosto nulla». 

È partito il nuovo piano “quindicinnale”?
«Andiamoci piano. Dopo aver spalmato in 5 anni i debiti, abbiamo pensato di affrontare un altro percorso. Se dovessimo riuscire nell’impresa, la situzione si alleggerirebbe ancora di più. La società avrebbe un aspetto snello e sarebbe più gestibile». 

Dicembre è dietro l’angolo, con le nuove scadenze. Come è messo il Bari?
«Siamo pronti per mantenere gli impegni. Fra il 15 e il 30 dicembre, ci saranno da tirare fuori due milioni di euro, fra stipendi e rateizzazione». 

Qualcuno ha bussato alla porta del Bari?
«Nessuno. Chiudo con un appello: se ci tenete al Bari, dateci una mano».

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