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C’è chi crede nel progetto Bari

di Antonello Raimondo
BARI - «Il Bari è fashion», recita il manifesto che annuncia l’accordo di sponsorizzazione biennale che legherà la Fashion District al club di proprietà della famiglia Matarrese. Presto per sapere se davvero il nuovo corso biancorosso può definirsi affascinante visto che siamo all’alba di un percorso e che solo la serie A, in fondo, ti dà la certezza di raccogliere frutti a un certo livello quando si parla di valorizzazione di un marchio e di solidità finanziaria della società. Intanto è un primo punto.
C’è chi crede nel progetto Bari
di Antonello Raimondo
 
BARI - «Il Bari è fashion», recita il manifesto che annuncia l’accordo di sponsorizzazione biennale che legherà la Fashion District al club di proprietà della famiglia Matarrese. Presto per sapere se davvero il nuovo corso biancorosso può definirsi affascinante visto che siamo all’alba di un percorso e che solo la serie A, in fondo, ti dà la certezza di raccogliere frutti a un certo livello quando si parla di valorizzazione di un marchio e di solidità finanziaria della società. 

Intanto è un primo punto. Sulle maglie del Bari, infatti, sin dall’ultima apparizione al «San Nicola» è comparso il nome del secondo sponsor. Un piccolo aiuto (si parla di 120mila euro l’anno) che, di questi tempi, potrebbe rivelarsi addirittura fondamentale nell’alleggerire il «peso» della quotidianità. Le difficoltà, d’altronde, sono note a tutti. E non riguardano solo la gestione del calciomercato, che pure ha messo a dura prova i nervi del direttore sportivo Guido Angelozzi. 

«Siamo felici di questo accordo - ha detto ieri mattina l’amministratore delegato del Bari, Claudio Garzelli, all’Outlet di Molfetta dove c’è stata la presentazione del nuovo marchio - perché vuol dire che il prodotto Bari piace. E che ci sono imprenditori che hanno apprezzato il nostro modo di lavorare, quello dei piccoli passi, e la bravura di questi ragazzi ammira in tutta Italia. Non posso non sottolineare, in quest’ottica, il preziosissimo lavoro svolto dall’allenatore Vincenzo Torrente e dal direttore Angelozzi. Se oggi siamo qui è anche merito loro». 

«Lo sponsor ha creduto in noi e noi proveremo ad agevolarli in tutti i modi nel radicamento sul territorio - ha aggiunto Garzelli -. L’accordo firmato non è vincolante e la speranza è che si possa arricchire nel tempo. Sapete tutti le difficoltà con le quali conviviamo da tempo ma sapete anche che il nostro gruppo di lavoro è forte, temprato e, soprattutto, non ha paura di nulla». 

Ma perché un gruppo bresciano decide di puntare sul malandato calcio barese? A spiegarlo sono Angelo Facchinetti e Danilo Rossi, all’unisono: «Alla base ci sono motivi di impresa ma quando ci è stata prospettata una collaborazione con il Bari ci abbiamo messo pochissimo a trovare un accordo. Questa è una squadra che piace, giovane e che gioca un buon calcio. Abbiamo creduto nella bontà del progetto e nella serietà degli uomini che lo stanno portando avanti. Noi abbiamo grandi idee e insieme al Bari pensiamo di poter fare grandi cose. A cominciare da un point dedicato alla squadra biancorossa per finire alla suggestiva idea di una mostra dedicata alla storia della società». 

Orgoglioso, evidentemente, Vincenzo Torrente. Se il Bari piace e riscuote consensi il merito è soprattutto della filosofia che è riuscito a inculcare nei suoi ragazzi. «Non mi fate parlare di obiettivi - spiega l’allenatore - ma sapete che il mio Bari gioca sempre per vincere. Io e la squadra siamo convinti che la strada del gioco sia quella da seguire per toglierci belle soddisfazioni. A Lanciano ne abbiamo dato una bella dimostrazione nonostante la delicatezza del momento. Ho la fortuna di lavorare con un gruppo fantastico. Questi ragazzi sono eccezionali, il campionato è ancora lungo e noi vogliamo divertirci insieme ai baresi. Vivendo alla giornata, certo. La salvezza prima possibile, il resto lo dirà il campo».

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