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Traversa, la vela è d’oro obiettivo Mondiale 2013

di ALESSANDRO SALVATORE
TARANTO - «Il mio mito? Sicuramente Agostino Straulino. Per me è stato il più grande velista italiano. Solo lui poteva riuscire ad attraversare il ponte girevole manovrando a vela. Quella mossa audace ne scolpì la rara bravura». Quando il comandante della Nave Scuola Amerigo Vespucci scomparve nel 2004 passando alla storia per le due medaglie olimpiche nella classe Star e l’azzardata manovra-record della velocità tra i due mari, Marco Traversa aveva nove anni. «Ne avevo otto quando sono veramente salito su una barca, riprendendo il coraggio perso quando a sei mi impressionai scuffiando»
Traversa, la vela è d’oro obiettivo Mondiale 2013
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - «Il mio mito? Sicuramente Agostino Straulino. Per me è stato il più grande velista italiano. Solo lui poteva riuscire ad attraversare il ponte girevole manovrando a vela. Quella mossa audace ne scolpì la rara bravura». Quando il comandante della Nave Scuola Amerigo Vespucci scomparve nel 2004 passando alla storia per le due medaglie olimpiche nella classe Star e l’azzardata manovra-record della velocità tra i due mari, Marco Traversa aveva nove anni. «Ne avevo otto quando sono veramente salito su una barca, riprendendo il coraggio perso quando a sei mi impressionai scuffiando». 

La paura dell’acqua appartiene solo agli albori della carriera del tarantino Marco Traversa, fresco qualificato agli Europei e Mondiali della classe Laser «Standard» Youth, che si terranno l’estate prossima in Ungheria. «La manifestazione iridata si chiuderà il 21 luglio, giorno del mio diciottesimo compleanno. Spero di festeggiarlo nel migliore dei modi, magari chiudendo nella flotta Gold, tra i migliori in pratica, relativamente alla mia categoria under 19». Quello che si disputerà nelle acque del Balaton, il più grande lago dell’Europa centrale, sarà il settimo mondiale ed il sesto europeo di Marco. 

La sua biografia di appena sette anni è ricca, dalla classe-mamma dei velisti Optimist all’attuale monotipo Laser più popolare sull’acqua, partendo dalla Lega Navale Taranto, passando ad Ondabuena ed infine al Gruppo Vela Lni Monopoli. Alle spalle c’è un sesto posto mondiale nella classe 4.7, il quarto under 18 nell’aprile scorso in Argentina tra gli Standard. «Ho sfiorato il bronzo e la cosa mi ha fatto arrabbiare» commenta candidamente il liceale del Battaglini, mentre si racconta in un’intervista alla «Gazzetta», che gli fa interrompere lo studio del filosofo Cartesio. «Non amo questa materia, ma devo studiarla per mantenere la mia buona media. Preferisco l’inglese, che mi permette di dialogare con i tanti colleghi che incontro nelle competizioni internazionali». 

La testa di Marco è apposto su un fisico che sta affinando grazie al personale trainer Lino Piepoli. «Per guidare la Standard ci vuole resistenza, che può permetterti di regatare con intensità dalla prima all’ultima prova e fare così risultato, come suggerisce l’olim - pionico di Pechino Goodison». Ma l’atleta britannico non è l’idolo del giovane spinto in mare dal padre («regatava con un grande come Giovanni Bottiglione»), perché il suo pensiero va sempre all’ammiraglio Straulino, che nel golfo jonico aveva preparato regate epiche. «Il nostro stadio del vento offre condizioni ideali. La sua caratteristica è simile a quella di Balaton, dove si terranno gli Europei ed i Mondiali del 2013. Ragion per cui da Monopoli torno ad allenarmi a Taranto».

Marco, leader della flotta pugliese Standard, ha strappato a sorpresa il «pass» per la manifestazione ungherese. Prezioso il quindicesimo posto nella Coppa dei Campioni tenutasi a Gaeta ai primi di novembre. Con la sua tecnica ha tenuto la rotta di «stelle» come Strazzera, Gallo, Antognoli e Coccoluto. L’andatura serpeggiante di bolina, la discesa verso la boa, l’inversione a poppa e l’ultimo lasco verso il traguardo. Dalla teoria alla pratica, con stile frizzante. Sognando ma tenendo fermi muscoli e cervello, «perché il vento e le onde sono imprevedibili. È una lotta continua» . 
L’obiettivo principe è tenere la barca parallela all’acqua. Il suo blu ispira Marco, che guarda lontano. «Cosa devo fare da qui all’Ungheria? Evitare di accettare gli inviti per regate su J24 ed SB20 e restare fisso sulla mia Standard, con la quale sono cresciuto soprattutto grazie al mio coach Franco D’Andria della Lega Navale Monopoli». Testa, istinto e muscoli. Per provare a scoprire nuovi tesori con la vela.

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