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Bari, l’effetto Fedato diventa un’arma in più

di Antonello Raimondo
BARI - Decisamente più sfrontato in campo. Davanti ai giornalisti Francesco Fedato gioca quasi... in difesa. La sua «nuova vita» è diventata materia per i media. Ne parlano i tifosi, lo sussurrano gli addetti ai lavori, se ne occupano gli operatori della stampa. Lui non arrossisce ma si vede lontano un miglio che un pizzico di imbarazzo c’è. Anche se, poi, questa ondata di entusiasmo non può che riempirgli il cuore
Bari, l’effetto Fedato diventa un’arma in più
di Antonello Raimondo
 
BARI - Decisamente più sfrontato in campo. Davanti ai giornalisti Francesco Fedato gioca quasi... in difesa. La sua «nuova vita» è diventata materia per i media. Ne parlano i tifosi, lo sussurrano gli addetti ai lavori, se ne occupano gli operatori della stampa. Lui non arrossisce ma si vede lontano un miglio che un pizzico di imbarazzo c’è. Anche se, poi, questa ondata di entusiasmo non può che riempirgli il cuore.
 
Il ragazzo di Mirano ci sa fare. Buona corsa, sfrontato, bravo innamorato degli uno contro uno. È giovane (classe ‘92) e ha ancora ampi margini di miglioramento. Però c’è qualcosa che lo distingue rispetto ala media dei ragazzi della sua età. Fedato ha i «colpi» dei calciatori importanti. L’assist a Grandolfo nella gara contro la Reggina, per esempio. Chiunque, al suo posto, avrebbe calciato. Lui, no. Come capita ai grandi numeri 10. L’assist che nessuno si aspetta. E vogliamo parlare del pallone «scucchiaiato» davanti a Leali? Uno «normale» avrebbe cercato un comodo tiro di piatto all’angolino. Pentito? Macché. «Non chiedetemi perché l’ho fatto - spiega il ragazzo che il Bari ha prelevato, insieme al Catania, dalla Lucchese dopo una brillante stagione nel campionato di Eccellenza - è stato un gesto d’istinto e se proprio devo dirla tutta... rifarei la stessa cosa. Forse ha inciso anche il punteggio, eravamo sul 3-0 e a livello mentale c’è una certa spensieratezza. Ho provato tanta rabbia, però. Quel salvataggio sulla linea non ci voleva. Sarebbe stato un gol bellino...». 

«Torrente ha ragione - continua Fedato - quando dice che nel primo tempo ho fatto più fatica. Ma è anche vero che ero ligio alle sue consegne, il mister mi aveva chiesto di coprire la fascia e di garantire un certo contributo in fase di non possesso. Poi è andata meglio. E ho cercato di sfruttare il campo che il Lanciano, inevitabilmente, ci concedeva. Mi fa piacere che la mia prova sia stata apprezzata però sono consapevole che il bello, e quindi il difficile, debba ancora arrivare. Me l’ha ricordato anche il mio procuratore Briaschi (l’ex attaccante di Genoa e Juventus, ndr). Però mi sento pronto a vivere da protagonista anche la restante parte del campionato. Spero che Torrente possa riavere a disposizione tutti gli attaccanti, la competizione mi piace e credo faccia bene a tutti». 

«Ho avuto la fortuna di inserirmi in un gruppo affiatatissimo - conclude Fedato - e questo mi ha aiutato. Ho subito legato con Grandolfo ma di recente mi sta molto vicino Caputo. Da vero capitano. Qui sono felice e spero di poter giocare a lungo nel Bari».
Ieri, intanto, piccolo contrattempo per Dos Santos che, scivolando mentre rientrava negli spogliatoi, si è procurato una ferita lacero-contusa alla testa (10 punti di sutura).

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