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«Sogno per Brindisi  il nuovo palasport»

BRINDISI - Da giovane sostenitore della vecchia Libertas Brindisi a presidente dell’Enel Basket. E questo il cammino di Fernando Marino (nella foto). Marino - il suo idolo è stato Claudio Malagoli - è un rampante imprenditore che ha seguito, ampliandola, la strada impostagli da papà Tullio nel settore automobilistico. Oggi, a 49 anni, laureato in Economia e Commercio (tesi di Laurea in Marketing), dopo un anno da vice presidente ha assunto le redini del più glorioso sodalizio cestistico della regione. Con lui sono stati eletti Luigi Bagnato (vice presidente vicario) e Nico Carparelli (amministratore delegato), entrambi impegnati nell’edilizia
«Sogno per Brindisi  il nuovo palasport»
BRINDISI - Da giovane sostenitore della vecchia Libertas Brindisi a presidente dell’Enel Basket. E questo il cammino di Fernando Marino. «Tifavo per la squadra della mia città che allora aveva nel quintetto gente che ha fatto la storia della pallacanestro brindisina: Cordella, Solfrizzi, Williams, Labate e altri».

Marino - il suo idolo è stato Claudio Malagoli - è un rampante imprenditore che ha seguito, ampliandola, la strada impostagli da papà Tullio nel settore automobilistico. Oggi, a 49 anni, laureato in Economia e Commercio (tesi di Laurea in Marketing), dopo un anno da vice presidente ha assunto le redini del più glorioso sodalizio cestistico della regione. Con lui sono stati eletti Luigi Bagnato (vice presidente vicario) e Nico Carparelli (amministratore delegato), entrambi impegnati nell’edilizia.

Un progetto ed un sogno.

«La mia idea fissa, come di tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Enel Basket è conquistare la permanenza in Lega A. Il nuovo palasport è il progetto che vorrei tanto veder realizzato. Mi piacerebbe inaugurarlo da presidente».

Una laurea in marketing. Cosa porterà nell’azienda Enel Basket?

«L’obiettivo è presentare un buon prodotto. Va da sé che se si ha qualità ed un qualcosa di molto valido è quasi scontato che poi arrivino importanti risultati. Tradotto in termini pratici: i risultati conquistati sul campo sono il traino perché il prodotto sia più seguito dal pubblico, cui è giusto dare anche un impianto sportivo nel quale trovare servizi, stare più comodi, offrendo il merchandising che è la pratica di utilizzare un brand o l’immagine di un prodotto noto per venderne un altro».

Da qui a qualche giorno si presenterà ai vertici della Federcanestro. Cosa chiederà?

«Entrerò nel Palazzo in punta di piedi per ascoltare ed imparare da chi ha esperienza da vendere in questo settore. Ma chiederò che si avvii un campionato con regole ben delineate. Mi spiego, occorre uscire dall’equivoco delle formule 5+5 (metà italiani, metà stranieri) oppure 3+4+5 (tre Usa, 4 comunitari, 5 italiani). O l’una o l’altra cosa, ma premiando le società che fanno giocare nella massima serie cinque giovani giocatori italiani».

Domenica il suo debutto da presidente in casa contro la Reyer Venezia.

«Una gara, per me, dal sapore agrodolce: mi riporta alla squadra allenata da Piero Pasini che giocò sul parquet della Misericordia, sul quale un certo Spencer Haywood ci fece vedere i sorci verdi. Sia chiaro domenica vorrei assistere ad una vittoria della mia squadra e brindare così, con un successo, alla mia elezione a presidente».

Avrà accanto Luigi Bagnato e Nico Carparelli.

«Non solo loro, ma tutti gli amici che fanno parte del consiglio di amministrazione della società. Perché a governare l’Enel Basket saremo tutti, avvalendoci dell’esperienza di Massimo Ferrarese, Giuseppe Marin, Antonio Corlianò, coloro che per 9 anni hanno retto la società, portandola alla serie A».

Franco De Simone

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