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Gli zeri che bruciano nel ciclismo pugliese

di GAETANO CAMPIONE
Antonio Fanelli non pedala più come una volta. Dopo otto anni di professionismo, duecento gare a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, cinque titoli italiani, un terzo e un quarto posto ai Mondiali dilettanti su pista e vent’anni di onesta carriera, ha saltato il guado. Da ciclista a direttore sportivo. Ha conservato, però, la grinta e l’autorevolezza che lo hanno trasformato in un vincente. Insomma, quando parla, tutti lo ascoltano. Almeno in Puglia. E così Antonio ha preso carta e penna e ha scritto a tutti i ciclisti di casa nostra
Gli zeri che bruciano nel ciclismo pugliese
di GAETANO CAMPIONE

Antonio Fanelli non pedala più come una volta. Dopo otto anni di professionismo, duecento gare a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, cinque titoli italiani, un terzo e un quarto posto ai Mondiali dilettanti su pista e vent’anni di onesta carriera, ha saltato il guado. Da ciclista a direttore sportivo. Ha conservato, però, la grinta e l’autorevolezza che lo hanno trasformato in un vincente. Insomma, quando parla, tutti lo ascoltano. Almeno in Puglia. E così Antonio ha preso carta e penna e ha scritto a tutti i ciclisti di casa nostra: «Il ciclismo è una scuola di vita. Ma sta ai dirigenti lavorare per realizzare i desideri di chi pedala. Io sono stato costretto a lasciare la mia terra giovanissimo per praticare ciclismo ad alto livello. Questo non deve più accadere». 

Fanelli si dichiara sempre a disposizione «per raccontare storie di ciclismo, per partecipare ad eventuali convegni e cerimonie. Ma la cosa che gli sta più a cuore «è parlare alle società pugliesi, affinché capiscano come sia giunto il momento della svolta. Di cambiare, di trovare gente nuova, idee nuove e spirito di collaborazione per il bene di tutto il movimento».

E il ciclismo pugliese, l’uomo della svolta l’ha trovato. Si chiama Giovanni Sardone, nominato da alcuni mesi commissario straordinario, per chiudere definitivamente con un passato da dimenticare. Sullo sfondo c’è l’infinito derby - non solo calcistico - tra Bari e Lecce. Pedali e politica. Bici e voti. Quelli che hanno consentito a Salvatore Bianco di guidare per 28 anni il comitato regionale. Tanti, forse troppi. Ma presidenti si viene eletti dalle società, non certo nominati per grazia ricevuta. Sardone ha il compito di traghettare il movimento verso il futuro e di rilanciarlo. 

In termini di risultati e di attività. Oggi nell’elenco dei corridori professionisti pugliesi c’è uno zero che brucia. «Pensate che in Basilicata, territorio più piccolo del nostro, i professionisti sono quattro, uno dei quali si chiama Pozzovivo», sibila il commissario straordinario. 

Cosa c’è che non va? «Tutto. Abbiamo toccato il fondo e dobbiamo risalire. Con l’impegno di tutti. I segnali sono importanti per far capire la svolta. Il principale è l’aver riportato la sede del comitato regionale dal Salento a Bari, nei locali dello stadio della Vittoria». 

Come si sta muovendo? «A 360 gradi. È la parola più giusta. Il ciclismo ha bisogno di essere riscoperto a ogni livello, con un occhio particolare ai bambini, la linfa vitale di ogni sport. In passato si è preferito puntare sull’attività Master che significa voti ad ogni elezione, trascurando le altre specialità».

Scendiamo nel concreto? «Le idee e gli accordi sono tanti. Dalle iniziative con le regioni limitrofe, alle gimkane promozionali. È stato riaperto il velodromo di Barletta e l’anno prossimo tornerà ad essere operativo quello di Monteroni. Dobbiamo riprendere ad andare tra la gente». 

Il Giro d’Italia quest’anno arriva anche in Puglia. «Non è certo un risultato occasionale. È in un certo senso il premio agli sforzi fatti finora. Mi piace anche ricordare gli Europei di ciclocross che si terranno a dicembre a Barletta e la candidatura avanzata a giugno, in valle d’Itria, per il campionato italiano Master. Siamo l’unica regione, da Roma in giù, che riesce a mantenere tre gare ad altissimo livello, come la coppa San Sabino a Canosa, la coppa Messapica a Ceglie e la targa Crocifisso a Polignano. Pensate che il nostro bilancio è di appena 40mila euro l’anno. Eppure per la prima volta abbiamo dotato la rappresentativa regionale di una maglia unica». 

Uniti si vince? «È la nostra parola d’ordine. La Puglia ciclistica è una sola, dal Gargano al Salento. Non esistono due realtà distinte, come è accaduto in passato. Il mio mandato non rappresenta solo u n’operazione politica, perché sono un ex corridore e conosco molto bene il mondo in cui mi muovo. Ho chiesto collaborazione. In alcuni casi l’ho avuta, in altri no. Michele Laddomada, un ex professionista, è il mio braccio destro. Vito Di Tano ha preferito rimanere affacciato alla finestra». 

Recentemente il presidente nazionale Di Rocco è tornato in Puglia due volte in due settimane. Qualcosa di più di un segnale di attenzione? «Abbiamo gettato le basi per creare una sinergia tra bicicletta e territorio, per favorire il turismo dei biker e la mobilità quotidiana. Poi, ci siamo trovati d’accordo sulla necessità di una gran fondo di ampio respiro in Valle d’Itria e sul progetto del Giro dei trulli e delle grotte da varare nel 2014. Lasciatemi lavorare. Le sorprese arriveranno».

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