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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 04:25

Brindisi, calcio & fallimenti Soldi in nero ai vari calciatori

di PIERO ARGENTIERO 
C’era un giro di pagamenti in nero incredibile nel Brindisi Calcio di Mario Salucci, il «patron», come veniva chiamato in città, imputato nel processo in corso dinanzi al collegio penale del tribunale di Brindisi della bancarotta della società sportiva che portò alla sua radiazione. Per carità, non è stata la sola società di Salucci, presidente era Luciano Morosi (ma solo fittiziamente, perché stando a quel che è venuto fuori anche da questa udienza chi comandava era Salucci), pure lui sotto processo per concorso nella bancarotta
Brindisi, calcio & fallimenti Soldi in nero ai vari calciatori
di PIERO ARGENTIERO 

C’era un giro di pagamenti in nero incredibile nel Brindisi Calcio di Mario Salucci, il «patron», come veniva chiamato in città, imputato nel processo in corso dinanzi al collegio penale del tribunale di Brindisi (presidente Francesco Aliffi, giudici a latere Vittorio Testi e Luca Scuzzarella) della bancarotta della società sportiva che portò alla sua radiazione. Per carità, non è stata la sola società di Salucci, presidente era Luciano Morosi (ma solo fittiziamente, perché stando a quel che è venuto fuori anche da questa udienza chi comandava era Salucci), pure lui sotto processo per concorso nella bancarotta (è difeso dall’avvocatessa Simona Attolini). 

Nel calcio dilettantistico (sino alla serie D) è prassi perché c’è un tetto ai rimborsi spese, ma anche in Prima e Seconda divisione si ricorre al pagamento in nero parte degli ingaggi. Giusto per non perdere il vizio tutto italico di aggirare il fisco. Ma torniamo al processo per la bancarotta del Brindisi Calcio. Mario Salucci, imprenditore di Prato, sbarca a Brindisi con tante idee. Rileva il Brindisi che si trova in serie D. Lo porta in C2 (l’attuale Seconda divisione). Allestisce un autentico squadrone. Tra i nuovi tesserati c’è anche Pierluigi Orlandini, sino a pochi mesi prima titolare nel Milan. Ha lasciato il grande calcio e si è trasferito a Mesagne per amore. E c’è pure Mino Francioso, anche lui reduce dalle glorie del calcio che conta. Per due anni di seguito il Brindisi di Salucci fallisce il salto in C1 (la Prima divisione). 

Poi i conti cominciano a non tornare. Salucci non ottiene dall’Amministrazione locale quello che sperava di avere. La sua versione è un’altra. Sostiene che ha dovuto pagare mazzette a più non posso agli amministratori locali. Li denunciò e fece finire in carcere l’allora sindaco Giovanni Antonino e altri amministratori. Il Brindisi Calcio dopo qualche mese scompare dalla scena, sommerso dai debiti: nell’ultimo anno molti giocatori non solo non vengono pagati, ma si autofinanziano. E scompare anche Salucci. Che peraltro al processo in corso a Brindisi non si è mai presentato e sicuramente non lo farà. Al contrario di Morosi che ha fatto sapere di voler essere presente alla prossima udienza per sottoporsi all’esame dei difensori, della parte civile (l’avvocato Carlo Carrieri per la curatela fallimentare) e dell’accusa (il pubblico ministero Raffaele Casto). 

L’ultima udienza è stata interamente assorbita dai testi citati dall’avocatessa Attolini. Sono sfilati Gianni Monopoli, che era uno dei dirigenti del Brindisi, Orlandini, Mario Morcellin, titolare dell’impresa che effettuava la manutenzione del terreno di gioco dello stadio «Fanuzzi », dove giocava il Brindisi, Giuseppe Di Meo e Michele Menolascina, calciatori in forza al Brindisi di Salucci e Morosi. Nel corso dell’esame e del controesame si è parlato dei contratti dei calciatori, della parte (minima) dei loro emolumenti che veniva denunciata e dell’altra parte che veniva corrisposta in nero. 

Somme che però risultavano dagli impegni sottoscritti dalla società nei confronti dei calciatori. L’unico che in quell’anno non ha perso nemmeno un centesimo degli ottantamila euro pattuiti è Menolascina. Che però in udienza non ricordava nulla di quel periodo. Chi invece ci rimise una parte di emolumenti fu Di Meo (10/15mila euro), mentre Orlandini dei 150mila euro pattuiti (in chiaro solo 25mila) ne perse poche migliaia. «Il 30 giugno del 2003 - ha detto Orlandini - andai via dal Brindisi e di ciò che avanzavo non se n’è più parlato anche perché non mi interessava fare storie per qualche migliaio di euro». 
Mocellin ha spiegato il suo rapporto lavorativo con Salucci iniziato nel 2002 e terminato nel 2003, «Mi disse che la società era sua e voleva fare la ristrutturazione dell’intero stadio - ha spiegato Mocellin -. Poi invece si fece solo la manutenzione e il manto erboso: Fui pagato regolarmente».

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