Cerca

Lo stadio del futuro sarà comodo e sicuro

In un convegno a Lecce, si è parlato di un «modello europeo» in cui polizie, federazioni, strutture e leggi contribuiscano al miglioramento di una situazione per adesso insopportabile. Solo così si potrà sperare di organizzare gli Europei del 2012 per i quali l'Italia si è candidata
LECCE - Un convegno sulla violenza nel calcio nel giorno dell'approvazione al Senato del decreto Pisanu, condotto dall'angelica Paola Ferrari è già di per sé destinato a conclusioni paradisiache, anche se dalle parole degli intervenuti si è capito come i teatri del nostro pallone per adesso siano luoghi da bonificare. Come? Col bastone delle leggi e la carota dell'educazione. Francesco Tagliente, presidente dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, ha parlato di un «modello europeo» in cui polizie, federazioni, strutture e leggi contribuiscono al miglioramento di una situazione per adesso insopportabile. Il segretario della Federazione calcio Francesco Ghirelli ha fatto notare come appena cinque mesi fa (in maggio) gli organismi internazionali hanno fatto capire che non ci saranno chances di poter ospitare Europei né Mondiali in Italia se gli organi di giustizia sportiva saranno costretti a punire ancora i nostri club: negli ultimi mesi hanno pagato con la chiusura degli stadi la Lazio (razzismo), la Roma (monetina all'arbitro Frisk) e l'Inter (mortaretti su Dida).
L'efficacia dei biglietti nominativi, del divieto d'introdurre fuochi d'artificio e oggetti pericolosi negli stadi, insieme con un'opera educativa alla legalità fra i giovani potranno fermare la violenza. Lecce in questo senso è stato un modello da copiare perché i 32.000 e passa biglietti di Italia-Moldova, sono stati venduti in anticipo anche grazie alle tecnologie, come ha fatto presente Giuseppe Di Marco di Lottomatica. E in futuro i dati degli spettatori potrebbero essere acquisiti, al momento dell'acquisto del biglietto, attraverso le carte magnetiche del codice fiscale o della tessera sanitaria.
Insomma, prepariamoci a una rivoluzione cultural-calcistica, in cui le tribù del pallone, per garantirsi la tranquillità verranno schedate. Intanto, la gente (forse proprio i malintenzionati) accorre sempre meno allo stadio, specie in serie A, dove l'indiscriminata vendita dei diritti televisivi ha avuto un peso notevole nel calo delle presenze. E Claudio Fanucci, amministratore del Lecce, ha presentato dei dati significativi da cui si può evincere come non solo problemi economici attuali sono all'origine della fuga dal calcio, che ormai si gioca negli stadi virtuali della tv, nei bar e non più nei luoghi deputati. Perché se i biglietti popolari sono meno cari, rispetto a quelli di altri Paesi, la televisione offre una copertura ben maggiore rispetto al resto d'Europa, perché le regole sono saltate (chissà se il risultato alla fine verrà rispettato oppure ci saranno club retrocessi e altri ripescati n.d.r.), perché gli stadi sono brutti, obsoleti.
Qualcuno propone il cosiddetto «modello inglese»: ma le leggi della Gran Bretagna, le abitudini della Gran Bretagna, l'educazione sportiva della Gran Bretagna sono assai diverse dalle nostre. Lì hanno debellato gli hooligans a colpi di clava, senza buonismi. Ve l'immaginate se invece dei 300 arresti l'anno dell'Italia, ce ne fossero 3.000 come in Inghilterra, dove persino i sospetti finiscono in gattabuia? Con le regole d'Oltre Manica l'interdizione dagli stadi è dai tre ai dieci anni per chi viene beccato dalla polizia a lanciare oggetti o a far danni.
Il sottosegretario Alfredo Mantovano (dopo aver annunciato il varo del decreto 162 per l'adeguamento delle norme a quelle europee in fatto di sicurezza) ha raccontato come dopo che un gruppo di tifosi aveva incendiato due vagoni di un treno, si è visto scomodare da politico che ha perorato la causa di un suo nipote arrestato nella circostanza. Ecco, la famosa raccomandazione. Bisogna educare anche i politici, oltre che i tifosi. Da noi manca un progetto organico, si va avanti a zig-zag come ha detto Fenucci. E il prof. Antonio Marchesi ha fatto presente come la detassazione del 2,45 per cento a favore della ristrutturazione degli stadi, ha portato in Inghilterra al miracolo attuale. Oggi - si è chiesto- il sistema Italia potrebbe sopportare una riduzione delle tasse sui 1.200 miliardi che lo Stato succhia allo sport e al calcio in particolare ?
Ancora più incisivi sono stati i dati e gli esempi portati da Roberto Massucci del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Per una partita si è arrivati a schierare 1.200 agenti, sottraendoli ad altri servizi: talvolta una città resta sguarnita, senza protezioni. In un giorno di competizione, il cittadino comune non può essere più tutelato. In una serie di diapositive è stato illustrato come altrove i nuovi stadi vengano costruiti fuori dalle città (Istanbul), molte delle funzioni di controllo dentro e nelle adiacenze degli stati vengano svolte dagli «stewards» delle società (Gran Bretagna), come esistano delle preselezioni, lontano dagli impianti, fra gli spettatori, perché vengano correttamente avviati ai loro posti, come i tifosi debbano passare attraverso porticine che filtrano ulteriormente il pubblico. In Inghilterra gli stadi sono però tutti di proprietà dei clubs e da noi, di privati, ce n'è uno solo, quello di Reggio Emilia.
Occorre che le polizie collaborino, che le regole vengano armonizzate, che i governi facciano leggi adeguate, che la gente venga informata, che negli stadi non si giochi solo al calcio, ma che essi divengano luoghi per socializzare onde per sconfiggere la violenza. Così solo gli stadi potranno essere più per famiglie che per tifosi. Con cinismo si potrebbe concludere dicendo che in Italia tutto ciò non avverrà mai perché molti vanno allo stadio per protestare, sfasciare, far politica. Ma con una visione più rosea del futuro ci si può chiedere: perché non provarci?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400