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Lecce già in fuga il resto non conta

di MASSIMO BARBANO 
LECCE - Non è certamente un grande Lecce, ma basta e avanza per incartare il primato in solitudine e andare in fuga candidandosi come la big del girone. Il tutto, nonostante la squadra non brilli ancora per continuità di rendimento e, a momenti, nemmeno per lucidità e carattere nelle giocate individuali. Va detto pure che va concesso credito e tempo a questo organico che, oltre ad essere completamente rinnovato, è stato anche assemblato in corso d’opera: gli ultimi giocatori (uno di loro è proprio quel Foti che ha risolto la partita) sono arrivati appena qualche giorno fa
Lecce già in fuga il resto non conta
di MASSIMO BARBANO 

LECCE - Non è certamente un grande Lecce, ma basta e avanza per incartare il primato in solitudine e andare in fuga candidandosi come la big del girone. Il tutto, nonostante la squadra non brilli ancora per continuità di rendimento e, a momenti, nemmeno per lucidità e carattere nelle giocate individuali. Va detto pure che va concesso credito e tempo a questo organico che, oltre ad essere completamente rinnovato, è stato anche assemblato in corso d’opera: gli ultimi giocatori (uno di loro è proprio quel Foti che ha risolto la partita) sono arrivati appena qualche giorno fa. E poi, la dimensione è questa e bisogna abituarsi attenuando una severità di giudizio forse ancora modulata su parametri di un’altra categoria. 

Infine vanno messe sul piatto della bilancia le variabili che in questa partita hanno avuto un peso sostanziale. La prima è stata quel calcio di rigore e conseguente espulsione del portiere ospite Vivan, reo di un placcaggio in piena area ai danni di Pià dopo quindici minuti. Un episodio che avrebbe potuto mettere la partita in discesa per Giacomazzi e compagni e che invece l’ha resa paradossalmente in salita. Intanto, per l’inevitabile contraccolpo che una squadra subisce quando spreca il calcio piazzato più favorevole che esista nel regolamento (Jeda lo ha calciato malamente sopra la traversa); e poi perché il pericolo scampato ha energizzato gli avversari che hanno visto consolidare le loro credenziali di potercela fare. La seconda variabile ha invece inciso significativamente sul peso tattico della squadra nel suo assetto offensivo. Jeda, giornata decisamente storta la sua, si è bloccato dopo 19 minuti (sospetta elongazione del quadricipite). L’ingresso di Falco, un’altra seconda punta, ha prodotto di fatto l’assenza di un terminale offensivo avanzato, in quanto l’esperimento di Pià come punta avanzata, non si è rivelato efficace. Così è mancato lo sfondamento per vie centrali e la squadra ospite, sia pure ridotta in dieci, ha avuto quasi sempre buon gioco sui ghirigori, spesso improduttivi, di Chiricò e Falco sulle corsie laterali. 

Non è un caso che la partita si sia risolta non appena in campo è entrato Foti, che sia pure ancora avulso dai meccanismi, ha dato profondità all’azione sfondando centralmente e tirandosi la squadra dietro di se nell’assist offerto a Chiricò. In definitiva è una squadra ancora imballata, con molti automatismi ancora da mettere a punto e una previsione di margini di crescita molto ampia. Per ora, bisogna accontentarsi del primato che, comunque, non è poco. Frutto di una maggiore qualità tecnica che consente alla squadra di Lerda di andare all’incasso non appena, e prima o poi succede, nelle difese avversarie si apre la minima falla: così il gol al 17’ del secondo tempo di Foti, incuneatosi in un corridoio dove Bogliacino aveva confezionato un millimetrico taglio in diagonale. E il raddoppio al 34’, frutto di uno scambio in velocità fra lo stesso Foti e Chiricò che firma la marcatura. Prima, un’ora di sofferenza in una partita che, come detto sopra, si era avviata con premesse avverse (anche una traversa a portiere battuto colpita di testa da Jeda al 9’) e una botta di Memushaj al 33’ ribattuto a tre metri dalla linea bianca da Pelagatti. 

Nel primo tempo ci aveva provato due volte anche Bogliacino con altrettante soluzioni in diagonale dai vertici dell’area di rigore (42’ e 47’) entrambe risolte dal portiere ospite. Anche il San Marino ha usufruito di una clamorosa occasione, ma l’ha sbagliata. Ed è questa la differenza fra le due squadre: al 41’ Poletti servito in contropiede da Casolla spara fuori il rasoterra davanti al solo portiere. Un «regalo» ricambiato da Falco alla ripresa del gioco dopo l’intervallo (4’): girata davanti all’area piccola e tiro fuori. Poi, dopo i due gol, c’è tempo per un interessante contropiede di Malcore che smista intelligentemente per Falco (41’), su cui il portiere compie una prodezza respingendo in tuffo. Poteva essere il 3-0.

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