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Tennis, tarantina Vinci  sul tetto del mondo  «Mi sembra un sogno»

di ALESSANDRO SALVATORE
TARANTO - La tennista tarantina Roberta Vinci è la numero 15 al mondo dopo gli Us Open di tennis, ultima prova stagionale del Grande Slam. Ma è anche, con l'altra azzurra Sara Errani, numero 1 nel doppio. Le italiane sono salite in cima alla classifica mondiale dopo il trionfo a New York. Vinci: «Arrivare in alto nel tennis è un’impresa difficile, ma non impossibile. Taranto è però una città di sport. Il calcio è stato in serie B, dove spero che un giorno possa tornarci. Il basket femminile è da tempo una realtà straordinaria. Sull’industria dico che bisogna trovare l’equilibrio tra salute e lavoro, sfruttando questo dibattito come occasione per crescere a livello sociale ed economico. Per me Taranto resta la città che amo»
La prima volta di Roberta ai quarti Slam in singolare
Tennis, tarantina Vinci  sul tetto del mondo  «Mi sembra un sogno»
di Alessandro Salvatore

Roberta Vinci, che sensazione prova a guardare il mondo del tennis dal quindicesimo piano?

«È come vivere un sogno».

Non crede a quello che ha fatto in queste ultime tre settimane negli Stati Uniti, dove ha vinto a Dallas come singolarista, è giunta ai quarti storici dell’Us Open, arricchiti dal doppio conquistato con la Errani?

«Sì, roba da non crederci. Sono le emozioni vissute sul cemento americano, ora cerco di metabolizzarle».

La sua sensazione onirica è quella che ha trasmesso la settimana scorsa in diretta tv, quando aveva appena battuto la ex due del mondo Radwanska: la sua mimica regalata allo staff di coach Cinà era eloquente, perché evidenziava la sua incredulità…

«È stata una reazione a caldo. Razionalizzandola, dico che quella è stata una delle più belle partite della mia carriera».

Quel giorno, nell’Armstrong Stadium, ha messo sul piatto il meglio del suo repertorio: un servizio più ficcante del solito (col picco di 106 chilometri orari), azioni spesso giocate con i piedi sul campo, rovesci arrotati di rottura ed offensiva, dritti profondi, sino all’approdo da perfetta tennista della rete. Oltre ad una ferrea tenuta mentale. È d’accordo?

«Sostanzialmente sì. Ho dimostrato che quando riesco ad imporre il mio gioco raccolgo risultati importanti. Ma non sempre questo accade, perché la concorrenza è altissima. Vedete Sara quello che ha combinato…».

Lei fa riferimento alla sua compagna, che è giunta in semifinale, dov’è poi sbattuta alla “carrozzeria” di Serena Williams, regina dell’Us Open. Eppure sia lei che la Errani avete fatto un bel balzo in avanti sul tetto delle singolariste dall’inizio dell’anno ad oggi: la sua amica dal 45 al 7, lei dal 23 al 15. Le due minuscole Chiqui riescono a sopravvivere nella pista delle tenniste d’acciaio?

«Dalla nostra parte abbiamo tecnica e fame. E poi siamo donne: cuore, attitudine alla sofferenza ed eleganza. Scusate se è poco… ».

Tre caratteristiche che l’hanno resa inizialmente famosa come doppista della Nazionale, con la quale ha vinto tre Fed Cup, dove detiene il record di vittorie pari a 17 su 17 match. Lei si sente più atleta di singolare che di doppio?

«Al doppio, ed alla mia iniziale compagna Testud devo le radici del professionismo. Poi la disciplina a quattro mani si è intersecata con quella di individualista. Entrambe mi arricchiscono. Non è un caso che mi trovi a mio agio a rete, dove spesso cerco la resa con l’avversario».

Sopra il nastro, domenica scorsa, lei ha chiuso molti punti della finale dell’Us Open, mentre Sara picchiava dal fondo. Tale chimica vi ha permesso di far scendere dal trono la coppia americana Huber-Raymond, protagonista di quest’ultimo decennio. Qual è il vostro segreto?

«Nessun segreto. Semplicemente l’affiatamento, derivato della nostra splendida amicizia».

Che culmina nella sfrontatezza, come dimostrano i festeggiamenti sul cemento di New York. Da dove le è venuto quel balletto “petto-dita-mano” che è già un tormentone su internet?

«Mi fa piacere - ride Roby al telefono -. In effetti è la nostra danza preferita di questi giorni. L’abbiamo copiata ai figli del maestro Cinà, “Pallino” e Giulia».

La sua compagna di nazionale e conterranea Flavia Pennetta, che ha appena divorziato dal coach Gabriel Urpi, e che starà ferma fino a dicembre per infortunio, ha detto che voi state usufruendo del traino suo e della Schiavone e che ora sono loro a seguire la vostra scia. Come commenta?

«Ognuno ha il suo pensiero a riguardo. Io dico solo che il presente del tennis italiano lo stiamo scrivendo io e Sara, arrivando a risultati che sono la somma dell’umiltà».

Lei è nata a Taranto, città attualmente nota per il caso-Ilva. Ma il capoluogo jonico adesso è anche Roberta Vinci. Si sente un fiore nel deserto?

«Arrivare in alto nel tennis è un’impresa difficile, ma non impossibile. Taranto è però una città di sport. Il calcio è stato in serie B, dove spero che un giorno possa tornarci. Il basket femminile è da tempo una realtà straordinaria. Sull’industria dico che bisogna trovare l’equilibrio tra salute e lavoro, sfruttando questo dibattito come occasione per crescere a livello sociale ed economico. Per me Taranto resta la città che amo».

Dove vuole arrivare adesso con la racchetta?

«Ora mi riposo nel mio quartier generale di Palermo. Di seguito riparto da Tokyo. Voglio sempre migliorarmi, senza pormi limiti».

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