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Il ct su Cassano «Al 50 per cento non mi serve»

ROMA - Il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, in vista dei confronti con Bulgaria e Malta validi per le qualificazioni al Mondiale in Brasile del 2014: «Non ho chiamato Cassano perchè lui stesso dice di essere al 50-60%. Non siamo all’Europeo, dove mi bastavano gli sprazzi di qualità: tra tre giorni con la Bulgaria si fa subito sul serio, non ho tempo di recuperare giocatori. Antonio non è scomparso. Deve solo ritrovare la forma fisica»
Il ct su Cassano «Al 50 per cento non mi serve»
FIRENZE – Poveri ma giovani e belli. E forse più 'intensì, come è di moda dire nel calcio senza soldi nè fuoriclasse ma con tanti progetti. Ecco la nuova Italia di Cesare Prandelli, quella che ha trainato il movimento fuori dalle secche della crisi generazionale con l’Europeo. E ora va di pari passo con la piccola rivoluzione della serie A: basta Ibrahimovic e Lavezzi, in un angolo Cassano, spazio agli Insigne e ai Destro. Alle idee. «Veniamo da un Europeo bellissimo, con partite di grande valore: ma il futuro è un gioco ancora più intenso», dice Prandelli, girando pagina. 

Gli estremi della nuova, piccola rivoluzione del ct sono Cassano e Totti. Fuori dal giro il primo dopo aver esaurito con la finale di Kiev la ricarica della sua carta di credito azzurra. Modello di fuoriclasse senza età il secondo, eppure troppo avanti con gli anni perchè qualcuno possa pensare di reincluderlo nel cerchio magico della Nazionale. «Non ho chiamato Cassano perchè lui stesso dice di essere al 50-60%», la spiegazione di Prandelli al via del percorso per il Mondiale 2014. «Non siamo all’Europeo, dove mi bastavano gli sprazzi di qualità: tra tre giorni con la Bulgaria si fa subito sul serio, non ho tempo di recuperare giocatori. Antonio non è scomparso. Deve solo ritrovare la forma fisica». C'è poi la questione della polemica estiva col Milan, di fronte alla quale Prandelli accenna il dribbling (“mi sembrava solo un ottimo affare per tutti e due, sulle considerazioni personali non entro»). Ma già l’indicazione dello stato di forma del neointerista è pesante, se paragonata ai motivi dell’esclusione di altri veterani (“Chiellini e Thiago Motta si erano infortunati nella finale con un danno ai club, li ho lasciati a casa per questo»). 

All’altro estremo c'è Totti, a dimostrare che la classe pura vale tanto ma non è tutto se l’Italia vuole avere prospettiva: «Lo vedi e vedi il calcio: stesse sempre così avrebbe anche un senso in azzurro, ma noi abbiamo altre idee. Vorresti che non smettesse mai, ma speri di trovare giovani come lui», lo strano elogio di Prandelli. La cui speranza ha i volti di Insigne, Verratti, Destro, Poli. «Il mercato è stato condizionato dalla crisi – ammette il tecnico – ma la crisi può essere una possibilità, hai l’obbligo e la necessità di trovare nuove strade. Forse rischiose, sicuramente fantasiose. Ma con un senso. È questo il marchio del campionato». Bravo il Milan 'italianò, dunque, sulla scia di quel che ha fatto la Juve. «Due anni fa, al mio arrivo, seguii la Supercoppa Inter-Roma e c'erano solo due italiani in campo: quest’anno a Pechino erano molti di più». 

Con i giovani, ci si può permettere anche qualcosa di diverso: «Ho poco tempo, penso a una difesa a tre. Osvaldo e Pazzini li ho chiamati perchè senza Balotelli davanti si cambia, e perchè tutti sappiano di poter avere chance se fanno certe cose. Ma soprattutto – la conclusione di Prandelli – punto a trovare subito gli equilibri perchè dovremo proporre un gioco d’attacco più intenso». Stile Juve, o come Napoli e Roma di quest’anno. 

Della nuova serie A, però, l’Italia vuole prendere spunto solo dal campo. «Io guardo lì, e vedo tante cose positive. Fuori non so: magari si dovrebbe prendere ad esempio lo spirito delle Olimpiadi, per non alzare troppo i toni e accettare vittorie e sconfitte con dignità», sottolinea Prandelli, abile nel mettere insieme Zeman e Conte. «Il tecnico della Roma è da 15 anni un punto di riferimento: sui banchi di scuola, il suo 4-3-3 è un esempio. Perchè poi non sia riuscito negli ultimi anni ad approdare a una grande, non lo so». Quanto al tecnico Juve, Prandelli ribadisce il suo garantismo: «Non ho cambiato idea derogando alla tolleranza zero per lui. È omessa denuncia e gli hanno dato 10 mesi, cosa dovevano dare, l’ergastolo? E poi l'omessa denuncia è tema delicato, tutti potrebbero incapparci per dei sentito dire di 20 anni fa». 

Resta a Prandelli un motivo di attrito con il campionato: «La Lega? Spero si possa collaborare. La Nazionale è di tutti, e se serve qualche allenamento in più mi auguro sia possibile». È il motivo che fece traballare la certezza di Prandelli prima dell’Europeo. «Fino a prova contraria, sto su questa panchina», ribadisce oggi il ct. La precarietà, per ora, è l’unico giovanilismo che non gli si addice.

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