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Un grande Bari fa tris ad Ascoli ed è già positivo

dal nostro inviato ANTONELLO RAIMONDO
ASCOLI PICENO - Ci sono tanti modi per vincere. Ma non tutti scaldano il cuore e ti danno la forza di guardare al futuro con gli occhi della speranza. Il Bari sceglie quello più persuasivo, catapultandosi in terreno positivo, annullando il -5 di penalizzazione nell’arco di appena due partite. Lo fa in una notte dove c'è un po' di tutto. Errori, limiti, personalità, anche bel gioco. E la capacità di andare oltre le difficoltà. Questa è la vera grande novità di un Bari giovane, irriverente, quasi scanzonato. Che, però, già, fa simpatia. Con quella sua voglia matta di gridare al mondo che si può essere belli anche quando nessuno scommetterebbe una lira su di te
Torrente non sta nella pelle: «Questa squadra vuol stupire»
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Un grande Bari fa tris ad Ascoli ed è già positivo
ASCOLI 1 - BARI 3 

ASCOLI(3-5-2) Guarna 5.5; Prestia 5.5 (45' st Gragnoli sv), Ricci 5.5, Faisca 6; Scalise 5.5, Russo 6 (36' st Capece sv), Di Donato 6, Fossati 6 (1' st Hanine 5.5), Pasqualini 6; Zaza 6.5, Soncin 6. In panchina: Maurantonio, Giallombardo, Colomba, Conocchioli Allenatore: Aloisi. 
BARI(3-4-3) Lamanna 6; Clayton 6,5, Borghese 5,5 (1' st Sabelli 6), Ceppitelli 7; Defendi 6, Romizi 7, Bellomo 7, Polenta 6; Albadoro 6,5 (34' st Grandolfo sv), Caputo 6,5, Iunco6 (24' st Galano 6,5). In panchina: Pena, Sabelli, Sciaudone, Altobello, Filkor Allenatore: Torrente. 

Arbitro: Merchiori di Ferrara. 
Reti: 15' pt Faisca, 20' st Dos Santos, 41' st Ceppitelli, 44' st Galano Note: serata piovosa, terreno in discrete condizioni. Spettatori 3.006 (incasso 27.863,12 euro). Ammoniti Dos Santos, Scalise, Albadoro, Sciaudone. Angoli 7-4 per il Bari. Recupero: 1', 4'. 

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dal nostro inviato ANTONELLO RAIMONDO

ASCOLI PICENO - Ci sono tanti modi per vincere. Ma non tutti scaldano il cuore e ti danno la forza di guardare al futuro con gli occhi della speranza. Il Bari sceglie quello più persuasivo, catapultandosi in terreno positivo, annullando il -5 di penalizzazione nell’arco di appena due partite. Lo fa in una notte dove c'è un po' di tutto. Errori, limiti, personalità, anche bel gioco. E la capacità di andare oltre le difficoltà. Questa è la vera grande novità di un Bari giovane, irriverente, quasi scanzonato. Che, però, già, fa simpatia. Con quella sua voglia matta di gridare al mondo che si può essere belli anche quando nessuno scommetterebbe una lira su di te. Anche quando la crisi societaria sembra essere più forte di tutto. Non c'era motivo per cambiare. E infatti Torrente non lo fa. Stesso sistema di gioco, si riparte da quel 3-4-3 che sette giorni fa aveva partorito equilibri difensivi e nell'intercambiabilità delle due fasi. Cambiano un paio di interpreti, però. Fuori Sabelli e dentro Polenta, esterno nella linea a quattro in mezzo al campo. Fuori anche Altobello, stavolta tocca a Borghese.

Il Bari non comincia male. L'Ascoli abbastanza contratto, allora il possesso biancorosso si sviluppa in maniera abbastanza armoniosa. Lì davanti cercano soprattutto di scambiare in velocità, la squadra ne perde un tantino in inventiva ma la sensazione è che giocando di squadra ci si possa scoprire più imprevedibili e quindi, pericolosi. Ci vogliono appena sette minuti per averne una chiarissima dimostrazione. L'azione parte da sinistra, bello il velo di Iunco che libera Caputo all'altezza dei sedici metri. Albadoro cerca la profondità partendo con i tempi giusti. L'attaccante anticipa Guarna proteso in uscita ma il pallone si perde incredibilmente fuori. Errore pesante nell'economia di una partita in cui l'Ascoli vivacchia fino a quando non riceve il pacco-dono di giornata. Il cross di Di Donato dalla destra sembra di quelli facile preda dei centrali difensivi. Invece no. C'è chi sale alla ricerca di un improbabile fuorigioco e chi no (Clayton e Borghese). Sta di fatto che a Faisca non sembra vero poter battere a rete nel cuore dell'area di rigore (16'). 

Anno nuovo, vecchi limiti. Il problema non è lo svantaggio, largamente rimediabile visto il cronometro. Piuttosto il fatto che da questo momento cominci un'altra partita. L'Ascoli, ora, ha un altro passo. Pigia sull'acceleratore e, spesso, manda in bambola una difesa pericolosamente statica. Un salvataggio di Clayton e un paio di «pezze» firmate Lamanna certificano un evidente stato di imbarazzo. Compensato solo in parte da un paio di squilli offensivi. Caputo costringe Guarna a un mezzo prodigio (23') mentre Albadoro scheggia il palo su punizione. Fermo restando la sensazione di una squadra che va man mano perdendo campo, equilibri e, soprattutto, fiducia. Le cose cambiano in «progress», però. Ed è la gran differenza rispetto allo scorso campionato. 

Torna in campo un Bari con le «palle». Fervido, propositivo, anche un tantino incazzato. L'Ascoli si rintana a protezione dell'area di rigore schiacciato dalla spinta pugliese. Guarna fa un miracolo su Iunco, assistito da Bellomo (12'). Bravo ma anche molto fortunato. Cresce a dismisura Albadoro che sembra quasi caricarsi la squadra sulle spalle. Il pareggio è la conseguenza logico di un dominio a trecentosessanta gradi. Tecnico, atletico e tattico. La firma è di Clayton ma c'è tanto Iunco nell'azione che sviluppa l'1-1. Il brindisino prova a sfondare col tacco. Guarna gli si oppone ancora ma il pallone carambola dalle parti del difensore brasiliano, opportunamente appostato sulla linea di porta. Non c'è fuorigioco, il pareggio invece sì. E allora si fa festa (19'). Stavolta il gol non cambia i connotati a una partita che resta saldamente nelle mani del Bari. Nella gestione del pallone e nell'occupazione degli spazi. 

Torrente, che nell'intervallo aveva cambiato Borghese per Sabelli, lascia spazio a Galano nel chiaro intento di dare maggiore freschezza agli attacchi. Il Bari non butta più un pallone, sembra quasi divertirsi a muoverlo. E fa niente se serve un calcio piazzato a scavare le differenze finali. Punizione di Bellomo, sempre lui, e zampata di Ceppitelli (41'). Sporca, ma terribilmente libidinosa. Come il sinistro di Galano, minuto 44. L'ultima perla di una notte che, forse, potrebbe aver rappresentato qualcosa. A patto di dirlo sottovoce.

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