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Da Bari la nuova vita di Zorzi, con i motori che rombano sempre

di AMERIGO DE PEPPO
BARI - Da pilota di Formula Uno ad «affaticatore» di prototipi, ma senza perdere la grinta di un tempo. È questo il «biglietto da visita» di Renzo Zorzi: nato a Ziano di Fiemme, in provincia di Trento 66 anni fa, è «emigrato» a Bari da una ventina di anni per ragioni di cuore, ma non ha cancellato la sua passione per i motori. Quella passione che gli ha regalato il brivido di vincere negli anni Settanta in Formula 3 a Montecarlo, di correre in Formula Uno agli ordini di quel vecchio «volpone» di Frank Williams e alla Shadow, ma anche, passando dalla terraferma al mare, di correre in offshore, con tre terzi posti nei campionati italiano, europeo e mondiale
Da Bari la nuova vita di Zorzi, con i motori che rombano sempre
di AMERIGO DE PEPPO

Da pilota di Formula Uno ad «affaticatore» di prototipi, ma senza perdere la grinta di un tempo. È questo il «biglietto da visita» di Renzo Zorzi: nato a Ziano di Fiemme, in provincia di Trento 66 anni fa, è «emigrato» a Bari da una ventina di anni per ragioni di cuore, ma non ha cancellato la sua passione per i motori. Quella passione che gli ha regalato il brivido di vincere negli anni Settanta in Formula 3 a Montecarlo, di correre in Formula Uno agli ordini di quel vecchio «volpone» di Frank Williams e alla Shadow, ma anche, passando dalla terraferma al mare, di correre in offshore, con tre terzi posti nei campionati italiano, europeo e mondiale. 

Ma in cosa consiste la sua nuova attività? «Faccio parte di un’equipe di sei piloti: percorriamo ogni giorno in tutto 5.000 chilometri, al volante di prototipi. I test si svolgono su strada, perché su pista le vetture si sfascerebbero. Alla fine della giornata, un ingegnere estrapola i dati e li invia alla casa automobilistica. Ho iniziato questa esperienza quattro anni fa: essendo stato capo collaudatore della Pirelli, ho avuto l’opportunità di fare questa proposta alle case e mi sono sentito rispondere in modo positivo». 

Come è cambiata la Formula Uno dai suoi tempi? «La differenza principale è che allora il pilota contava per il 40%, mentre oggi conta per il 10%, per cui un 1% in più può bastare per fare la differenza». 
Tutto qui? «No, oggi ci sono più sponsor e più showbiz, ma meno spettacolo in senso agonistico. Prima le corse erano più vere, ora domina la tecnologia, per cui per vincere bisogna sapere giocare con i tanti pulsanti sul volante».

Chi sono i piloti migliori del Circus? «Alonso e Hamilton, per grinta e strategia in gara. Lewis deve però eliminare alcuni errori che continua a commettere, perché ragiona meno». 
Chi vincerà il mondiale quest’anno? «Al 90% Fernando Alonso. L’unica variabile è se gli succede qualche inconveniente». 

Cosa succede a Massa? «Felipe non riesce a trovare il giusto equilibrio alla monoposto e si perde per strada. Se ha la vettura in ordine, arriva sempre tra i primi cinque». 
Deve cambiare aria? «No, perché una volta andato via dalla Ferrari non troverebbe una scuderia dove emergere». In ogni caso, chi potrebbe prendere il suo posto? «Non vedo molti piloti al suo livello. Forse Perez ha la grinta giusta ed è del vivaio Ferrari». 

Formula Uno senza italiani: perché? «Questione di sponsor. Non abbiamo multinazionali o capi di Stato come Chavez che sostengono i nostri ragazzi. Il mio auspicio è che qualche colosso come l’Eni, invece di investire sulla cartellonistica decida di dare una mano ai giovani piloti che escono dal vivaio Ferrari».

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