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Martedì 24 Ottobre 2017 | 07:56

Calcioscommesse Conte: sono innocente un errore patteggiare

ROMA - «C'è una cosa che non rifarei se potessi tornare indietro: accettare controvoglia il patteggiamento». Inizia così l’intervista in esclusiva di Antonio Conte ad un giornale sportivo. Il tecnico della Juventus, in attesa della sentenza del processo d’appello, parla di questi mesi che lo hanno visto suo malgrado protagonista e non per le imprese della sua Juve. «Non si patteggia l’innocenza anche se gli avvocati ti consigliano di farlo perchè è un’opportunità e i rischi del dibattimento sono alti»
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Calcioscommesse Conte: sono innocente un errore patteggiare
ROMA - «C'è una cosa che non rifarei se potessi tornare indietro: accettare controvoglia il patteggiamento». Inizia così l’intervista in esclusiva di Antonio Conte ad un giornale sportivo. Il tecnico della Juventus, in attesa della sentenza del processo d’appello, parla di questi mesi che lo hanno visto suo malgrado protagonista e non per le imprese della sua Juve. «Non si patteggia l’innocenza anche se gli avvocati ti consigliano di farlo perchè è un’opportunità e i rischi del dibattimento sono alti – ha proseguito il tecnico bianconero -. E' stato un errore. Certo, non avrei ammesso nulla, ma si sarebbe percepita una cosa diversa. Ecco, anche se oggi avessi la certezza di tre mesi di stop, la mia risposta sarebbe no. Su un fatto concordo con i giudici: 90 giorni non erano una pena congrua. Quella giusta è zero: non ho commesso nè illeciti, nè omesse denunce». 

Conte spiega di avere fiducia in chi nelle prossime ore emetterà il verdetto. «Sono convinto che leggeranno le carte con attenzione evitando, con il proscioglimento, un’ingiustizia. Ho la coscienza a posto, non penso possa dire lo stesso chi ha gettato fango su di me. Sbaglio o parliamo di un ex giocatore che ha ammesso di aver truccato partite per anni? Per carità, il fenomeno del calcioscommesse va stroncato. Ma non si può squalificare una persona in questo modo, senza nessun riscontro. Chiunque può alzarsi, puntare il dito su qualcuno e mandarlo al macello. Nei giudici ho fiducia, nel sistema meno». Conte ritiene che i collaboratori siano «tutelati in modo spropositato» e invita la Federcalcio a chiedersi «se le regole attuali del processo sportivo siano rispettose della difesa di un tesserato e delle società quotate in borsa». Conte racconta che quando per la prima volta ha sentito il suo nome associato al calcioscommesse «quasi mi mettevo a ridere. L’avevo preso alla leggera. Tutto cambiò con la perquisizione. So solo io – racconta Conte – il dolore che ho provato quel giorno. Non ero in casa, ma c'erano mia figlia piccola e sua nonna. Era un atto dovuto, ma questo non lenisce una ferita che resterà aperta per tutta la vita». Conte parla anche del suo accusatore, di Carobbio. La domanda è 'un permesso negato per assistere alla nascita della figlia basta a spiegare tutto?'. «Fatico a trovare una risposta – replica Conte -. Certo, tornassi indietro valuterei con più attenzione quella richiesta. Il parto è un momento importante nella vita di una coppia». L’accusa che Carobbio fa nei confronti di Conte è di aver annunciato alla squadra un pari combinato durante la riunione tecnica. «Accusa insensata: sarei stato così fesso da rendermi ridicolo e ricattabile da 25 giocatori? Lo stesso Carobbio fa riferimento al mio discorso intenso e carico di motivazioni e dopo averli spronati per lui avrei concluso dicendo: 'comunque pareggiamò, ma che senso ha?». Secondo Conte «Carobbio non è un vero collaboratore, ma un soggetto che si sta difendendo. Dice a Palazzi di aver interrotto i rapporti con gli slavi perchè a Siena non voleva combinare le partite e invece si sentiva con loro, anche prima delle gare, con una scheda taroccata. Il suo filo conduttore è chiaro: cercare di spostare l’attenzione su altri. Senza dimenticare che faceva da tramite anche sul fronte Bari». Per la procura di Cremona sono 8 le partite sospette del Siena allenato da Antonio Conte. «Non ho avuto nessun sentore, non sono amico dei giocatori, c'è sempre stato un timore reverenziale nei miei confronti, se qualcosa è avvenuto è successo alle mie spalle». Il suo ex vice allenatore Cristian Stellini, però, ha patteggiato davanti alla Disciplinare una squalifica ammettendo di aver chiesto a Carobbio di conttatare i giocatori dell’ Albinoleffe. «Stellini mi ha tenuto all’oscuro perchè sapeva bene quale sarebbe stata la mia reazione. Mi sono arrabbiato molto con Cristian. Mi spiace averlo perso come assistente. Sta vivendo un momento difficile: dando le dimissioni ha dimostrato senso di responsabilità. Dal punto di vista umano l’affetto resta, è chiaro però che i suoi comportamenti mi hanno messo in difficoltà e danneggiato». C'è anche spazio per smentire le indiscrezioni sul suo pensiero di dimettersi. «Nella tristezza della vicenda il grande aspetto positivo è che tutti all’interno della società mi sono stati vicini umanamente, supportandomi in ogni momento. Mai pensato a dimettermi e neanche John Elkann, il presidente Agnelli e il direttore Marotta hanno mai preso in considerazione questa ipotesi». Sabato la sua Juve inizia il campionato affrontando il Parma in casa, Conte spera di esserci e di guidare i suoi dalla panchina. «Ribadisco l’ennesima fiducia nei giudici, la mia presenza in aula era proprio un segnale di rispetto verso di loro. Ho annusato l’aria di questo processo, ho ascoltato i miei avvocati e la controreplica di Palazzi – conclude l'allenatore campione d’Italia -. Da quello che ho sentito sono molto sereno e fiducioso: contro il Parma conto di ritornare in panchina».

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