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Lecce, il giorno amaro Azzerati in un sol colpo i 18 anni di Semeraro

LECCE - La mazzata è arrivata all’ora di pranzo, ma a nessuno è andato il boccone di traverso. La sentenza della Commissione nazionale disciplinare della Federcalcio è stata infatti accolta a Lecce con rassegnazione, come qualcosa di ineluttabile. Eppure il pronunciamento è pesante: esclusione della squadra dal campionato di Serie B con rinvio al Consiglio Federale per l’assegnazione ad uno dei campionati di categoria inferiore; inibizione per cinque anni inflitta all’ex presidente Pierandrea Semeraro; ammenda (e questo è il meno) di 30mila euro alla società. 
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Lecce, il giorno amaro Azzerati in un sol colpo i 18 anni di Semeraro
di STEFANO LOPETRONE 

LECCE . La mazzata è arrivata all’ora di pranzo, ma a nessuno è andato il boccone di traverso. La sentenza della Commissione nazionale disciplinare della Federcalcio è stata infatti accolta a Lecce con rassegnazione, come qualcosa di ineluttabile. Eppure il pronunciamento è pesante: esclusione della squadra dal campionato di Serie B con rinvio al Consiglio Federale per l’assegnazione ad uno dei campionati di categoria inferiore; inibizione per cinque anni inflitta all’ex presidente Pierandrea Semeraro; ammenda (e questo è il meno) di 30mila euro alla società. 

In un colpo è stata annientata la bella immagine che il Lecce si era costruito nei 18 anni dell’era Semeraro, che lasciano il club dove l’avevano preso: in Lega Pro. E la sensazione è che neppure la difficile assoluzione con formula piena del figlio dell’ex patron Giovanni Semeraro potrà far tornare le cose come prima. Ai tifosi non resta che sperare nel ricorso alla Corte di Giustizia Federale. E, mal che vada, nell’arbitrato. 

Va subito detto che le nubi, sia pur nere, sono meno minacciose rispetto a quanto ci si aspettasse. Il procuratore federale Stefano Palazzi aveva richiesto, oltre alla retrocessione per responsabilità diretta, anche un cumulo di 6 punti di penalizzazione per responsabilità oggettiva (visto il presunto coinvolgimento dell’ex centrocampista Giuseppe Vives) e responsabilità presunta (per il vantaggio conseguito da un illecito sportivo). Punti non comminati dalla Disciplinare che, prosciogliendo Vives dall’accusa di illecito sportivo, ha di fatto annullato la responsabilità oggettiva del Lecce. L’esclusione dal campionato è stata ritenuta sanzione equa per punire responsabilità presunta e diretta, per l’alterazione del derby Bari-Lecce del 2011, senza ulteriori punti di penalizzazione. Avendo il Lecce acquisito il diritto a disputare un campionato di B non ancora cominciato, non può essere retrocesso all’ultimo posto in classifica, per questo si è optato per la formula giuridicamente corretta della «esclusione dal campionato di competenza, con assegnazione da parte del Consiglio Federale a uno dei campionati di categoria inferiore». 

Gli avvocati di Pierandrea Semeraro e del Lecce - Saverio Sticchi Damiani, Andrea Sambati e Mattia Grassani - sono già al lavoro per preparare l’appello (ma anche la Procura impugnerà la sentenza della Disciplinare, soprattutto in merito alla posizione di Vives). Hanno a disposizione quattro giorni lavorativi: due (entro lunedì 13) per formulare la dichiarazione d’appello con richiesta degli atti; altri due (con Ferragosto di mezzo si arriva a giovedì) per presentare i motivi di appello. La Corte si riunirà tra il 20 ed il 21 agosto. Il pronunciamento è atteso per il 23. Sticchi Damiani è fiducioso: «Assieme all’avvocato Sambati abbiamo ottenuto un primo piccolo risultato, evitando i 6 punti di penalizzazione. Il proscioglimento di Vives, uno dei cardini dell’accusa, è stato clamoroso. Va sempre più assottigliandosi la lista dei presunti intermediari di Pierandrea Semeraro: Vives doveva dare il segnale in campo dell’avvenuto accordo,ma non vi sono prove nè indizi che abbia mai dato la pacca a Masiello; la posizione di Starace è stata stralciata dalla Procura di Bari; resta Quarta, le cui dichiarazioni non sono state prese in considerazione». 

Il legale coglie aspetti positivi nella sentenza della Disciplinare: «Vacilla fortemente la credibilità di Masiello e poi traspaiono diversi travisamenti dei fatti, dalle fascette alle concordanze dei tempi, dalle celle telefoniche ai prelievi bancari. È bene ricordare però che non c’è una prova madre, non ci sono intercettazioni o immagini di Semeraro con in mano una valigia piena di soldi. Restano i sospetti sulle operazioni bancarie e sui tempi delle telefonate: il quadro è indiziario. In appello dimostreremo che questi indizi non sono gravi, precisi e concordanti. A quel punto il passaggio dalla responsabilità diretta a quella presunta sarà automatico». Alla Corte, gli avvocati presenteranno anche documenti capaci di spiegare meglio i movimenti bancari di Semeraro.

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