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Calcio, anche Foggia si arrende. Il pallone in Puglia si sgonfia

di FABRIZIO NITTI
FOGGIA - Figli di un dio minore. Il calcio pugliese è come una fotografia alla quale il tempo ruba i contorni. L’ultima «mazzata» è quella targata Foggia. Il club dauno non ha presentato ricorso ed è fuori dal campionato di Prima Divisione, dopo che l’iscrizione non era stata ratificata dal Consiglio di Lega del 3 luglio scorso. Si salva nei... minuti di recupero l’Andria, ma la realtà è che il football dei professionisti è scomparso da tre capoluoghi di provincia su sei. Il tramonto del Foggia si unisce a quello del Taranto e a quello, più datato del Brindisi
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Calcio, anche Foggia si arrende. Il pallone in Puglia si sgonfia
di FABRIZIO NITTI

Figli di un dio minore. Il calcio pugliese è come una fotografia alla quale il tempo ruba i contorni. L’ultima «mazzata» è quella targata Foggia. Il club dauno non ha presentato ricorso ed è fuori dal campionato di Prima Divisione, dopo che l’iscrizione non era stata ratificata dal Consiglio di Lega del 3 luglio scorso. Si salva nei... minuti di recupero l’Andria, ma la realtà è che il football dei professionisti è scomparso da tre capoluoghi di provincia su sei. 

Il tramonto del Foggia si unisce a quello del Taranto e a quello, più datato del Brindisi. La sensazione, più che l’altro l’immagine trasferita dalle vicende pallonare pugliesi, è che da queste parti il pallone si stia lentamente sgonfiando. Sbattuto sugli scogli da una crisi economica che non fa distinzioni e come uno «tsunami» si abbatte sulle nostre coste. Fa specie, anche, la rinuncia del Casarano alla serie D. Una piazza, quella salentina, che nel passato ha conosciuto momenti di grande esaltazione con la rincorsa alla serie B, un lungo duello con il Bari di Bruno Bolchi. E vanno registrate le incertezze che accompagnano il Fasano (Eccellenza), altra piazza che in passato ha conosciuto il calcio dei professionisti.

Cinquantacinque anni dopo, il Foggia ripiomba nel calcio di periferia. Oltre mezzo secolo fa i rossoneri conobbero la Quarta Serie. E pensare che il nuovo avvento di Casillo, due stagioni fa, aveva dato una scossa ad una terra calcisticamente innamorata ancora di Zeman. L’intuizione dell’allora patron fu proprio quella di riportare in rossonero il «maestro» di Praga, l’uomo dei sogni. Un sesto posto, poi l’addio del boemo. L’undicesimo posto al termine di questa stagione è stato il canto del cigno. La gestione Casillo finisce con un fallimento. I dilettanti per ripartire, ma la serie D potrebbe pure non essere la nuova casa. Serve un progetto vero, servono soldi in contanti (oltre 300 mila euro). Non sarà un’impresa semplice. I tempi di Zemanlandia? Lasciamo stare, non facciamoci del male... Per adesso la domenica dei foggiani è una domenica senza calcio.

Taranto è messa peggio. Taranto, che ha già vissuto un violento declassamento negli anni scorsi (ricominciò dalla D grazie al compianto dottor William Uzzi), è in pieno caos. L’avventura di D’Addario si è chiusa nel peggiore dei modi, con la mancata promozione in serie B, ma soprattutto con la mancata iscrizione alla Prima Divisione. Si prova a stringere i tempi per la creazione di una nuova società che possa fare domanda di ammissione alla serie D. Anche in questo caso servono soldi, 350 mila circa a fondo perduto. Oggi la massima espressione calcistica della città si identifica nella Delfini Rossoblù, campionato di Promozione. La società ha già chiesto di poter utilizzare lo Iacovone e spera in un ripescaggio in Eccellenza. Ma può, Taranto, accontentarsi del massimo campionato regionale?

Va avanti il Bari, anche se più che una navigazione decisa sembra un galleggiamento in attesa di tempi migliori. Ma va avanti e già questa è una buona notizia vista l’aria che tira. Il progetto low cost non piace, ma è l’unico percorribile e con questo bisognerà fare i conti. La lunga trattativa con l’Agenzia delle Entrate per la rateizzazione dei debiti pregressi, il ridimensionamento tecnico, la riduzione del monte ingaggi. La famiglia Matarrese ha da tempo annunciato il suo disimpegno, il club dovrà autofinanziarsi. La società è da tempo in vendita, oltre alle buone parole e alle intenzioni di acquisto, bisognerebbe farsi avanti sul serio. Certo, anche Bari meriterebbe ben altro. Ma la realtà è questa.

Va avanti il Lecce, passato dalle mani dei Semeraro a quelle dei Tesoro, attratti in Salento anche dalla possibilità di tessere affari nel campo del turismo. Poco importa, se anche il calcio ne trarrà benefici. Trattativa «open», nel senso che solo il 15 settembre il futuro sarà ben delineato. E naturalmente sul progetto tecnico pesa come un macigno la vicenda legata alle scommesse. Sarà serie B? O Prima Divisione? O B con penalizzazione? La categoria «deciderà» il progetto.

Va avanti il Barletta, una delle poche società pugliesi a non vivere di fibrillazioni. Vanno avanti (Seconda Divisione) Melfi e Martina. Ma il calcio, in Puglia, ha il respiro affannoso.

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