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Procura chiude indagini su derby Bari-Lecce Indagato pure Semeraro Salentini rischiano la C

BARI – Chiuse le indagini della Procura di Bari sul presunto derby truccato Bari-Lecce del 15 maggio 2011, finito 2-0 per i salentini. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a 3 persone, accusate di un episodio di frode sportiva, tra le quali l’ex presidente dell’Us Lecce, Pierandrea Semeraro. Gli altri due indagati sono l'imprenditore Carlo Quarta e un amico dell’ex capitano del Bari, Andrea Masiello, Marcello Di Lorenzo, che ha chiesto il patteggiamento insieme ai suoi presunti complici, Gianni Carella e Fabio Giacobbe. Secondo l’accusa, il derby sarebbe stato 'comprato' con 230mila euro versati in più tranche. Semeraro sarà ascoltato dalla Procura federale il 18 luglio
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Procura chiude indagini su derby Bari-Lecce Indagato pure Semeraro Salentini rischiano la C
BARI  – Il derby Bari-Lecce di serie A del 15 maggio 2011 è stato comprato dal club salentino per 230 mila euro. Ne è convinta la Procura di Bari che ha chiuso le indagini sulla presunta partita truccata. Vicenda che potrebbe costare al Lecce una seconda retrocessione in poche settimane, in Lega Pro. 

L'avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato all’ex presidente del Lecce Pierandrea Semeraro, all’imprenditore Carlo Quarta e a Marcello Di Lorenzo, amico dell’ex difensore del Bari Andrea Masiello. Quest’ultimo - insieme ai suoi presunti complici, Gianni Carella e Fabio Giacobbe, accusati anche di associazione per delinquere perchè coinvolti in più di una combine – ha chiesto di patteggiare e comparirà davanti al gip del Tribunale di Bari Michele Parisi il 3 ottobre prossimo. 

A Semeraro, Quarta e Di Lorenzo il pm della Procura di Bari Ciro Angelillis contesta soltanto un episodio di frode sportiva. Stralciata la posizione dell’avvocato Andrea Starace che potrebbe volgere verso l’archiviazione. 

I tre sono stati incastrati proprio dalle dichiarazioni di Masiello e dei suoi due amici. Per truccare il derby – hanno rivelato agli investigatori – furono versati ai baresi circa 230 mila euro, pagati in diverse tranche. La prima parte, che ammontava a 50 mila euro, sarebbe stata versata durante un incontro all’Hotel Tiziano di Lecce. Le altre parti della cifra pattuita sarebbero state consegnate da Carlo Quarta a Carella durante incontri avvenuti in una stazione di servizio sulla tangenziale di Bari; e da Quarta a Masiello in una località del nord Italia dove l’ex calciatore biancorosso (poi all’Atalanta) viveva all’epoca dei fatti. 

Quel derby, conclusosi con il risultato di 2-0 per i salentini, è balzato all’onore delle cronache per il famoso autogol fatto di proposito da Masiello, come da lui stesso ammesso. “Voglio aggiungere – scriveva in una nota inviata agli inquirenti il calciatore – che, quando il risultato era sullo 0-1, ho sfruttato un’occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente la sconfitta per il Bari e per poter quindi ottenere il pagamento promessomi, realizzando così l'autogol con cui si è concluso l’incontro”. Risultato che permise al Lecce di restare in serie A. “Quel Bari-Lecce ha segnato la fine dello scorso campionato di serie A e quindi la sua falsificazione sportiva”, annotavano gli inquirenti nell’ordinanza di arresto del 2 aprile scorso a carico di Masiello, Carella e Giacobbe. 

Al momento gli atti sono stati inviati alla Procura federale che ha convocato Pierandrea Semeraro per il 18 luglio prossimo. Se l’ipotesi della Procura di Bari fosse confermata dai giudici della Figc, il Lecce rischierebbe la retrocessione in Lega Pro per responsabilità oggettiva. 

Proseguono, intanto, le indagini della Procura di Bari sulle altre presunte partite truccate in cui sono coinvolti altri ex calciatori biancorossi, ristoratori baresi e ultras.

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