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Triplice fischio di Collina: stavolta è davvero finita

L'arbitro chiude la partita e si dimette: non arbitrerà più, perlomeno in Italia. Amarezza per la conclusione di una vicenda nata dall'accordo firmato per fare da testimonial della Opel, lo sponsor del Milan, ed arrivata ad una svolta con l'ultimatum della Figc
ROMA - Triplice fischio, Pierluigi Collina chiude la partita. Non arbitrerà più: perlomeno in Italia. Affoga nell'acqua di una doccia fatta immediatamente dopo il lungo e puntiglioso sfogo a Viareggio, l'amarezza per la conclusione di una vicenda nata dall'accordo firmato per fare da testimonial della Opel, lo sponsor del Milan, ed arrivata ad una svolta con l'ultimatum della Figc: «Se non recedi dal contratto, ti aspetta un anno di serie B». Ha scelto il contratto milionario, puntualizzando a lungo, però. «Certo che sono emozionato - racconta dopo - sono 28 anni, tutta una vita... E ora non faccio più parte dell'Aia» sospira.
Quello che è stato a lungo considerato il miglior arbitro del mondo (ed è sicuramente il più popolare) si è dimesso dall'associazione dei direttori di gara italiani. Al momento dunque non è più un arbitro. Di scenari futuribili legati ad eventuali ritorni in altre Leghe (magari quella inglese, che lo corteggia da tempo), non ha voluto parlare: al punto che ai cronisti arrivati a Viareggio ha letto il suo puntiglioso documento senza accettare domande.
Collina è stato per sei anni consecutivi al primo posto della classifica IFFHS e solo lo scorso anno e scivolato al secondo posto preceduto dall'arbitro tedesco Merk) ha fatto il pieno di premi ed elogi. Figlio di un impiegato statale e di una insegnante elementare, Collina si è laureato in Economia e commercio nel 1984 all'Università di Bologna (110 e lode, precisa il sito internet di cui si è dotato l'arbitro viareggino). Dal 1991 vive a Viareggio dove esercita la professione di consulente finanziario per Banca Fideuram. Sposato con Gianna, è padre di due bambine, Francesca Romana e Carolina. Il suo destino di sportivo compie la svolta decisiva quando un compagno di banco del liceo, Fausto Capuano, lo invita a partecipare ad un corso per arbitri di calcio organizzato dalla Sezione di Bologna all' inizio del 1977.
«Fin dalle prime partite appare chiaro che la stoffa c'e» racconta il sito, e difatti in tre anni raggiunge il massimo livello regionale, il campionato di Promozione, in cui resta per tre stagioni durante le quali svolge anche il servizio militare e subisce l"unica invasione di campo della sua carriera, nel parmense, al termine di una partita decisiva per il campionato e vinta dalla squadra in trasferta. Poi a livello nazionale in giro per l'Italia, spesso in paesi difficili da trovare anche sulla carta geografica. «Sono anni indimenticabili - ricorda l'autore del sito con senso di umorismo - ma anche gli anni di un cambiamento molto importante, la perdita di tutte le forme pilifere a causa di una alopecia totale che lo colpisce nel dicembre 1986. Sembra incredibile parlandone oggi, ma allora ci fu qualcuno che ritenne discutibile per un arbitro non avere capelli: fortunatamente il campo dimostrò quanto infondate fossero queste convinzioni».
Invece, «la testa pelata, look non così diffuso come oggi - si legge ancora nella biografia di Collina -, e una affermata serie di telefilm polizieschi interpretati da Telly Savalas gli fanno guadagnare il soprannome di Kojak. Il 1995 è l'anno in cui, dopo 43 partite di Serie A arbitrate, viene promosso internazionale».
Il punto più alto della sua carriera resta la finale del Mondiale 2002 vinta dal Brasile sulla Germania per 2-0, ma altre importanti tappe internazionali sono state la finale delle Olimpiadi di Atlanta 1996 (Nigeria-Argentina); la finale della Champions League 1999 a Barcellona, con il rocambolesco epilogo che diede il successo al Manchester Utd. sul Bayern Monaco; la Coppa del Mondo 1998 in Francia e i Campionati Europei del 2000.
Il paventato ritiro di Collina per raggiunti limiti di età (gli fu data quella deroga, che non è stata estesa all'accordo con la Opel: la Figc gli ha dato un ultimatum, se non avesse rotto il contratto sarebbe stato impiegato solo in serie B) e il dibattito che ne è seguito in Italia per cambiare le regole sono stati lo spunto per il New York Times nel febbraio scorso di dedicare una ampio ritratto all'arbitro viareggino in cui egli è proposto più come un leader dai nervi d'acciaio che come direttore di gara.Lo sguardo gelido, il mezzo sorriso e la pelata di Collina hanno accolto i lettori sulle pagine dell'inserto speciale (non nella sezione sportiva) del più importante quotidiano degli Usa, accompagnati dalla frase «io non prendo decisione sbagliate». Quella annunciata oggi è stata certo la più difficile per lui.

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