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Calcioscommesse L'amico di Masiello in un monastero

di VALENTINO SGARAMELLA
NOCI - «Lo sport esiste solo se te lo fai da solo. E’ brutto dirlo lo so, si potrebbe dare una speranza ai bambini che vedono queste figure mitologiche di campioni, perché la società ce li impone come semidei. Ma da lì devi ripartire per dare una speranza». Questa, l’amara riflessione di Fabio Giacobbe, che con Andrea Masiello e Gianni Carella è stato scarcerato il 9 luglio scorso dopo essere stato arrestato per la vicenda calcioscommesse (nella foto, Giacobbe nell'abbazia della Madonna della Scala)
Calcioscommesse L'amico di Masiello in un monastero
di Valentino Sgaramella 

NOCI - «Lo sport esiste solo se te lo fai da solo. E’ brutto dirlo lo so, si potrebbe dare una speranza ai bambini che vedono queste figure mitologiche di campioni, perché la società ce li impone come semidei. Ma da lì devi ripartire per dare una speranza». Questa, l’amara riflessione di Fabio Giacobbe dopo una serata che lo ha visto impegnato come «alter ego» di un Santo, Benedetto da Norcia. Fabio Giacobbe, con Andrea Masiello e Gianni Carella, lo ricordiamo, è stato scarcerato il 9 luglio scorso. Per tutti e tre, erano stati comminati gli arresti domiciliari. Il gip del Tribunale di Bari, Michele Parisi, ha accolto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dalla difesa di Giacobbe. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Una serie di partite finite nel mirino dei Magistrati della Procura di Bari con il sospetto che siano state truccate.

Giacobbe fu arrestato il 2 aprile scorso, con Masiello e Carella. Qui, a Noci, invece, Giacobbe è voce pensante di una figura esemplare, un Santo appunto. In un luogo ove la contemplazione del sacro mette a nudo la propria coscienza. L’Abbazia benedettina della Madonna della Scala, a circa cinque chilometri da Noci, in provincia di Bari. Immersa nel silenzio del dialogo con il trascendente, su un poggio circondato da una pineta, per una sera ha ospitato la trasposizione teatrale di un testo di Teodorico Carbone: «San Benedetto». Il sottotitolo, quanto mai emblematico, ha dato il nome all’appuntamento: «Il cuore nelle altezze». La manifestazione, patrocinata dal comune di Noci, il sindaco Piero Liuzzi era presente con autorevoli giornalisti e scrittori, ha richiamato centinaia di persone. Il testo altro non è che un dialogo tra il Santo ed un personaggio immaginario, Alcherio. Ne scaturisce un dialogo fitto tra il Santo e la propria coscienza. Un interscambio che alimenta la profonda spiritualità. San Benedetto era interpretato da Francesco Carrassi. Le voci della sua coscienza erano di Fabio Giacobbe e Antonello Loiacono. La domanda è lecita. Cosa ci fa Giacobbe in una afosa sera di luglio in un monastero? Fuori c’è la canicola sonnolenta, asfissiante. E siamo in un luogo in cui lo spirito vince la sua partita con l’adrenalinico bisogno di voluttuose tentazioni.

Ma la presenza di Giacobbe è sulla linea del fuori gioco tra redenzione e contrizione. Dietro le quinte, quando chiediamo cosa sia per lui il pentimento, ammette: «Il pentimento io lo vedo abbastanza pari al perdono». A dire il vero, tra perdono e pentimento non è possibile un pareggio, pur premeditato. Il pentimento, forse, è la lunga strada in salita che ci rende consapevoli del peccato. E’ soffrire interiormente per aver aumentato la distanza tra noi e Dio. Il pentimento, quando è autentico, non cerca attenuanti, alibi. La sua coscienza è nuda di fronte a Dio. E solo dopo, in una seconda fase, timidamente si implora un perdono. E Giacobbe spiega bene cosa sia il perdono. «E’ un’arma incredibile e bellissima», dice. Vediamo perché. «Non sono stato capace di perdonare per tanto tempo. Poi, però, la vita, con le cose che mi sono accadute, mi ha portato a capire che il perdono, paradossalmente. Più di qualunque vendetta».

Cosa accomuna perdono, pentimento e vendetta? Questa società liquida, in cui i valori durano pochi attimi, ci nega una risposta. Giacobbe racconta di aver maturato un’esperienza artistica dopo un incidente stradale in moto, sette anni fa circa. «Dopo l’incidente, ce l’avevo con tutto il mondo. A seguito di una cura psicologica, ho frequentato un corso teatrale», racconta. «Ascolta figlio», recita l’alter ego del Santo. «Dovremmo ricominciare tutto, chi seguendo la via del Bene, chi andando per le strettoie del Male. Con in cuore, il solo desiderio di rifarci una Storia».

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