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E' record mondiale Sub disabile tarantino per venti ore a -9 metri

di ALESSANDRO SALVATORE
TARANTO - Il subacqueo disabile più resistente al mondo, da ieri, è il manduriano Paolo De Vizzi, 38 anni. A largo del porto di Santa Caterina (Nardò), a mezzogiorno è emerso dai fondali il «diavolo del mare», come viene ribattezzato dagli amici e dai colleghi della Diving Costa del Sud, che lo hanno seguito e supportato (scientificamente e moralmente) nella caccia al secondo guinness dei primati. Dopo aver raggiunto in immersione 62,30 metri nel giugno 2011, De Vizzi tra sabato e domenica ha centrato l’impresa di immersione continuata per 20 ore a 9 metri di profondità
E' record mondiale Sub disabile tarantino per venti ore a -9 metri
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - Il subacqueo disabile più resistente al mondo, da ieri, è il manduriano Paolo De Vizzi, 38 anni. A largo del porto di Santa Caterina (Nardò), a mezzogiorno è emerso dai fondali il «diavolo del mare», come viene ribattezzato dagli amici e dai colleghi della Diving Costa del Sud, che lo hanno seguito e supportato (scientificamente e moralmente) nella caccia al secondo guinness dei primati. Dopo aver raggiunto in immersione 62,30 metri nel giugno 2011, De Vizzi tra sabato e domenica ha centrato l’impresa di immersione continuata per 20 ore a 9 metri di profondità. 

«Per qualsiasi tempo sarei rimasto sotto la superficie - spiega il protagonista, 38enne - avrei comunque centrato un record, perché sono il primo diversamente abile ad essermi cimentato in un’ope - razione di resistenza. Ma assieme allo staff della Diving in questi dieci mesi ho lavorato per una porzione di tempo che è pari a quasi una giornata intera». Il messaggio che Paolo lancia dall’abisso è che «non esistono ostacoli per i portatori di handicap. Io non voglio provocare un pericoloso effetto emulazione delle mie imprese, ma semplicemente dimostrare come il mare sia amico dell’uomo e come possa contribuire ad abbattere tutti quei paletti architettonici e mentali che invece esistono in superficie».

Il sub dei miracoli è innamorato dell’acqua da bambino: «A 6 anni, in quello specchio splendido che è San Pietro in Bevagna - ricorda De Vizzi - io già pescavo polipi con i miei familiari. Allora, rispetto ad oggi, non c’erano le bombole a sostenermi. Ma la forza di volontà è la stessa, anzi è cresciuta, probabilmente da quando ho avuto l’incidente stradale a 22 anni. Una lesione midollare mi paralizzava gli arti inferiori, dalla cintola in giù. A quel punto, dopo la prima sentenza dei medici che mi davano tre giorni di vita, i miei sogni si erano infranti. Successivamente, però, mi sono rianimato. Avevo voglia di vivere». 

I cinque anni di riabilitazione al centro di Montecatone (Imola) fanno recuperare a Paolo parte della sua abilità. «Dico grazie ad un’équipe eccellente, che ha assecondato la mia tenacia, che poi mi ha permesso di ritrovare l’acqua». L’acqua come genesi della vita: «Il mare provoca emozioni diverse. Io nei fondali mi sento libero e vivo». Sulla secca di Santa Caterina Paolo ci è sceso con a fianco la carrozzina, ma poi l’ha lasciata andare, mostrando il simbolo delle pari opportunità. 

«Ha fatto tutto ciò che si era programmato. È testardo» rimarca Andrea Costantini, il suo maestro istruttore. Sotto l’acqua, per 20 ore, il sub ha rispettato la sua tabella di marcia: cambio periodico dell’aria in bombola, la comunicazione con lo staff sul gommone attraverso una maschera con «gsm» incorporato, l’assimilazione di frutta e sali minerali, l’interazione con gli assistenti che in coppia lo hanno supportato a turno sul fondale, il giro in scooter subacqueo, il gioco della dama (sua passione) con i colleghi, la lettura dei fumetti, le fotografie alle bellezze marine come il falso corallo nero, i video-documenti dell’impresa, sino alla bevuta simbolica di un caffè con i suoi amici della Diving Costa del Sud. 

A confermarlo è Giorgia Calignano, giovane sub di Nardò: «Sono scesa in mare da Paolo, è stato emozionante. Ci ha anche offerto simbolicamente una tazzina. La sua è un’impresa straordinaria, che solo il mare poteva permettere. Lì sotto vedi il mondo in una prospettiva diversa, magica». 

Dal mare Paolo è uscito a mezzogiorno. È emerso con il suo sorriso, che ha mascherato la stanchezza e lo stress che ha avvertito attorno alle 8 del mattino. «Noi lo abbiamo monitorato, pronti ad intervenire in caso di effetto collaterale, che in questo caso sarebbe stata la narcosi da azoto. Ma Paolo ha vinto, battendo la disabilità» commenta il dottor Giuseppe De Donatis, responsabile dell’ambulatorio ossigenoterapia iperbarica dell’Ospedale di Gallipoli. Il medico ha seguito in superficie l’impresa di De Vizzi. 

«Il Pistorius degli abissi». È stato ribattezzato così, ricordando il campione paralimpico dell’atletica leggera. Il sudafricano, come il sub pugliese, non conosce limiti. Dalla terra al mare.

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