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Taranto: «la fede rossoblù non muore»

di ALFREDO GHIONNA
Non c’è pace nel cuore dei tifosi rossoblù. L’esclusione dal calcio professionistico, che implica la prospettiva non certo piacevole di una imminente radiazione (sarebbe la seconda volta che accade nella storia del Taranto dopo quella altrettanto dolorosa del 1993) non sarà metabolizzata facilmente dai supporters jonici, soprattutto dopo che, per lungo tempo, durante la stagione, hanno accarezzato il sogno di centrare il tanto agognato ritorno in B
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Taranto: «la fede rossoblù non muore»
di ALFREDO GHIONNA

Non c’è pace nel cuore dei tifosi rossoblù. L’esclusione dal calcio professionistico, che implica la prospettiva non certo piacevole di una imminente radiazione (sarebbe la seconda volta che accade nella storia del Taranto dopo quella altrettanto dolorosa del 1993) non sarà metabolizzata facilmente dai supporters jonici, soprattutto dopo che, per lungo tempo, durante la stagione, hanno accarezzato il sogno di centrare il tanto agognato ritorno in B. Smarrimento, delusione, rabbia e rassegnazione, questi sono i sentimenti che sgorgano dal web, in cui lo sterminato popolo tifoso si è immerso full time per cercare di condividere un dolore troppo intenso per essere vissuto in solitudine. Dai commenti «virtuali» delle partite a quelli sulla morte del professionismo. 

Le reazioni abbondano sia sugli storici guestbook dei siti di riferimento, che sui social network. Davanti vi è l’incertezza di un futuro tutto ancora da disegnare, alle spalle, invece, un passato fatto di delusioni e sofferenze in rapida e fitta successione. Una collezione di insuccessi forse unica nel panorama calcistico nazionale. Facebook consente di misurare il grado di scoramento dei tifosi e nei vari gruppi dedicati i pensieri si moltiplicano con il passare delle ore. Gianluca Nistoro commenta: «Io ho vissuto la B per diversi anni della mia infanzia e adolescenza, ma le trasferte più belle le ho fatte in D e C2. Allora, però, c’ era l’inconsapevolezza della gioventù. Adesso è u n’altra storia. Penso che con il calcio ora Taranto abbia toccato il fondo più estremo. È questo lo specchio di una città che davvero fa fatica in tutti i settori». Gli fa eco Antonio D’Amico: «Hanno ucciso l’anima di questa città, tirandoci dal cielo della B e sbattendoci nella miseria della D! Fallire dopo una serie B conquistata sul campo? Neanche nei peggiori thriller». 

Salvatore Serio si sente «svuotato deluso e beffato» mentre Monica Nitti esterna la propria «rabbia per come è stata tradita la passione di tanta gente». Ovviamente non mancano le accuse all’ex presidente D’Addario, principale artefice di un finale inglorioso. In proposito il commento di Cataldo Orlando è eloquente: «Sono deluso perché si poteva gestire meglio la crisi in questo mese. In realtà forse non si è fatto abbastanza. Le colpe ovviamente sono da addebitare a D’Addario e non al Sindaco che probabilmente ha fatto il possibile cercando di coinvolgere l’imprenditoria locale, che come sempre si è eclissata». 

C’è, però, chi si proietta già al futuro con spirito positivo come Mirko Galati: «Il calcio a Taranto non è morto, così come la nostra passione - scrive nel suo intervento sul web - sino a quando quei gradoni saranno pieni e pulseranno d’amore per la maglia, nessuno potrà reputarci morti o falliti. I presidenti che hanno tentato di distruggere la nostra passione se ne sono andati tutti con la testa bassa e privi di dignità, noi invece graffieremo ancora le nostre ugole, a Matera e a Caserta, a Brindisi a Gaeta, perché l’amore non ha categoria». Sono in tanti a pensarla come lui, ed anche sugli storici forum del tifo rossoblù il discorso scivola sul futuro. 

Sul guestbook di «Tarantosupporters. com» si fa riferimento alla neonata Fondazione Taras 706 a.C. come probabile garante di trasparenza e linearità nella rinascita del calcio ionico. Un ruolo, quello da attribuire alla Taras 706, auspicato da tanti tifosi, ma nello stesso tempo molto delicato che potrebbe comunque risultare determinante per il buon esito di eventuali tentativi di costituire un nuovo sodalizio composto da persone che abbiano realmente a cuore i colori rossoblù. Peppe 77 «invita tutti coloro i quali siano interessati alle sorti del calcio tarantino ad iscriversi alla Fondazione», mentre Marco_ta auspica un sistema dirigenziale misto: «Con quote di 50 euro di media, coinvolgendo 20000 associati si arriverebbe ad 1milione, una cifra che basterebbe a pianificare la risalita in lega pro... diciamo che il sistema misto (impresa e fondazione) sarebbe a questo punto una necessità». Proposte, pensieri, parole. Neanche la veemenza di Caronte con le sue torride temperature e l’immi - nente finale dei campionati europei in programma questa sera a Kiev tra Italia e Spagna dissuade i sostenitori rossoblù dall’affetto per i propri colori. Un sentimento di amore smisurato che non meritava di essere umiliato in maniera così spregevole.

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