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Il Tar del Lazio accoglie solo il ricorso del Messina

I siciliani riammessi al campionato di calcio di serie A. I giudici hanno ribaltato la sentenza della giustizia sportiva circa la irricevibilità del documento comprovante l'intervenuta transazione del club con l'Erario. Ininfluente il ritardo dell'accordo rispetto alla data stabilita. Respinti gli altri ricorsi
ROMA - Un giorno intero di attesa e, 10 minuti prima delle 21, è spuntata davanti al Tar del Lazio una bottiglia di spumante. A stapparla è stata una decina di tifosi della squadra di calcio del Messina dopo aver sentito dalla bocca del segretario di udienza che il ricorso per sostenere la riammissione al campionato di Serie A per la stagione sportiva 2005-2006 era stato accolto dai giudici amministrativi della 3ª sezione. «La declaratoria di irricevibilità del documento comprovante l'intervenuta transazione consegue non a un riscontrato ritardo rispetto ad una data prefissata, che la ricorrente avrebbe dovuto assumere come regola del suo operare, ma al mancato rispetto della data che la Co.A.Vi.So.C per la prima volta fissava nel momento in cui dichiarava di non sentirsi vincolata da quella prefissata dal Consiglio federale e prendeva posizione sulla tempestività dell'avvenuto deposito dell'atto transattivo».
Su queste basi il Tar del Lazio ha accolto ieri il ricorso del Messina, disponendone la riammissione al prossimo campionato di serie A. I giudici hanno poi ritenuto «non ragionevole - si legge nel provvedimento - che l'organo in questione, pur essendo in possesso, al momento del suo insediamento, di un documento al quale riconosce rilievo assorbente ed esaustivo del parere che è chiamato a rendere, possa rifiutarsi di prenderlo in esame e di valutarlo solo perché depositato dopo la data che contestualmente ha ritenuto di essere legittimato a fissare».
Per questo motivo, il Tar ha ritenuto «conforme a regole di ragionevolezza che la Commissione fosse tenuta a considerare elemento di conoscenza, utile al fine del parere che era chiamata ad esprimere, ogni documento di cui poteva disporre al momento in cui si riuniva per iniziare i lavori, e ciò anche al fine di assicurare coerenza fra la determinazione da prendere e la premessa da cui era partita nel rifiutare il termine perentorio prefissato dal Consiglio federale, e cioè la difficoltà per il privato istante di influire sulla tempistica degli uffici tributari».
È stato l'epilogo di una giornata lunga, partita con la discussione sulla iscrizione alla Serie B negata al Perugia e seguita dai 6 ricorsi proposti dal Napoli che, ritenendo essere stata violata la normativa federale che prevede per le società l'obbligo di documentare entro il 30 giugno l'avvenuto pagamento dei debiti scaduti nei confronti dell'erario e degli enti previdenziali, si era opposto all'ammissione in Serie B di Pescara, Brescia, Arezzo, Ascoli, Vicenza e Piacenza.
Per quest'ultima squadra, però, in sede di udienza il ricorso è stato ritirato dopo aver appreso della regolarità della documentazione proposta dalla stessa squadra per ottenere l'ammissione al prossimo campionato. Una continua escalation di tensioni che ha portato via via i giudici amministrativi del Lazio ad ascoltare le argomentazioni poste a base dei ricorsi presentati da Messina, Torino, Salernitana e, per la Serie C, da Torres, Imolese, Rosetana, Spal, Gela e Benevento.
Tutte a sostenere la illegittimità della decisione di non ammetterle ai rispettivi campionati per carenza di requisiti finanziari e previdenziali. In serata, il verdetto del Tar. Tutti i ricorsi respinti, ad eccezione di uno: quello che riammette il Messina di Pietro Franza a partecipare al prossimo campionato di Serie A. Ora si aspetta la decisione del Consiglio di Stato, al quale le società che si sono viste respingere i ricorsi hanno preannunciato di presentare appello.

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