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Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:09

Calcioscommesse Derby, Masiello e la pacca a Vives

di GIOVANNI LONGO
BARI - «La famiglia di Lecce». Andrea Masiello non è sicuro che tra i suoi interlocutori ci fosse proprio Pierandrea Semeraro, ma, rispondendo alle domande del gip Giovanni Abbattista, usa questa espressione per descrivere la sensazione avvertita mentre, nell’hotel Tiziano di Lecce gli veniva pagata una rata per l’acquisto del derby. Bari-Lecce 0-2, chiavi in mano, autogol compreso. Masiello avrebbe dovuto mettere una mano sulla spalla di un giocatore del Lecce che gli si sarebbe avvicinato prima della partita con una frase in codice. Era quello il segnale per dire che la combine si poteva fare
Calcioscommesse Derby, Masiello e la pacca a Vives
di Giovanni Longo 

BARI - «La famiglia di Lecce». Andrea Masiello non è sicuro che tra i suoi interlocutori ci fosse proprio Pierandrea Semeraro, ma, rispondendo alle domande del gip Giovanni Abbattista, usa questa espressione per descrivere la sensazione avvertita mentre, nell’hotel Tiziano di Lecce gli veniva pagata una rata per l’acquisto del derby. Bari-Lecce 0-2, chiavi in mano, autogol compreso.

«La famiglia di lecce» - Gli inquirenti sono sicuri, è noto, che il figlio del patron del Lecce sia direttamente coinvolto nella combine. Ci sono gli accertamenti di natura bancaria effettuati dai Carabinieri e le dichiarazioni di alcune persone coinvolte nell’inchiesta barese sul calcioscommesse ormai conclusa. «La famiglia di Lecce», naturalmente, può significare tante cose. Il contesto in cui la frase è stata pronunciata comunque fa riflettere. 

La gara, lo ricordiamo, è quella in cui, secondo la Procura di Bari, furono versati in più tranche 230.000 euro complessivi all’ex terzino biancorosso Andrea Masiello, e ai suoi presunti complici, Gianni Carella e Fabio Giacobbe. I primi 50.000 euro furono consegnati a Masiello e Carella il 22 agosto scorso durante l’incontro avvenuto nell’hotel Tiziano di Lecce a cui parteciparono due intimi amici di Pierandrea Semeraro, l’imprenditore Carlo Quarta e il legale salentino Andrea Starace. Sia Quarta sia Starace sono stati riconosciuti in foto da Masiello e Carella durante gli interrogatori seguiti al loro arresto (per associazione per delinquere e frode sportiva) che risale al 2 aprile scorso.

Due giorni dopo Masiello viene interrogato in carcere dal gip. In quella sede usa l’espressione «La famiglia di Lecce».

La pacca sulla spalla di Vives - Ma sul derby spunta anche un altro particolare, questa volta dall’interrogatorio reso da Gianni Carella che non si sarebbe limitato a riconoscere in Pierandrea Semeraro come una delle persone che parteciparono, sia pure in maniera defilata, a quell’ormai celebre incontro. Dall’amico di Masiello, infatti, sarebbe giunta una conferma a quello che lo stesso ex calciatore biancorosso ha riferito agli inquirenti sull’episodio della pacca sulla spalla di Giuseppe Vives.

Masiello, ricordiamo, aveva messo a verbale davanti al procuratore Antonio Laudati e al sostituto Ciro Angelillis che gli fu riferito dai leccesi che avrebbe dovuto mettere una mano sulla spalla di un giocatore del Lecce che gli si sarebbe avvicinato prima della partita con una frase in codice. Era quello il segnale per dire che la combine si poteva fare. Il giocatore giallorosso (oggi in forza al Torino) era Vives, tra gli indagati dalla Procura di Bari.


45mila euro per Bari-Samp - Dagli interrogatori, poi, si apprendono altri particolari su quello che si potrebbe forse definire il «listino» per acquistare una partita. C’è Masiello, ad esempio che racconta come alla vigilia di Bari-Sampdoria, il calciatore blucerchiato Stefano Guberti (ex biancorosso) avrebbe sondato il terreno. Il Bari era ormai retrocesso e i liguri puntavano ai tre punti per salvarsi. Masiello parla di 45-50mila euro, davvero poca cosa rispetto ai 230mila del derby, soprattutto se si considera, tra l’altro, che quella cifra doveva essere ripartita tra più calciatori. 

90mila euro su Udinese-Bari - Infine, Udinese-Bari del maggio 2010 finita 3-3. Qui è Carella a svelare un retroscena. Dopo che Masiello sondò la disponibilità di alcuni suoi compagni di squadra, tra cui il difensore della Juventus e della nazionale Leonardo Bonucci, a «fare» la partita, si sarebbe rivolto proprio a Carella per trovare qualcuno in grado di anticipare diecimila euro per scommettere sul risultato concordato. Carella a quel punto riferisce di avere contattato il gestore di una tabaccheria-agenzia di scommesse per racimolare i soldi che Masiello, evidentemente, non intendeva anticipare. «Siamo in nove» gli avrebbe detto Masiello.

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