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Martedì 24 Ottobre 2017 | 06:01

Calcioscommesse Lecce, gli ungheresi e il 'biscotto' con la Lazio Il club: «Noi estranei» Il Bari in mano agli «zingari» L'ordinanza Conte, l’indagato eccellente

dal nostro inviato GIOVANNI LONGO
CREMONA - Gli ungheresi erano di casa anche in Puglia. Nel ritiro del Bari, come in quello del Lecce, c’era sempre un calciatore da avvicinare, una partita da truccare per poi scommetterci su. Una delle novità delle terza tranche dell'inchiesta di Cremona sul calcioscommesse è il ruolo ricoperto dal gruppo nella vicenda. Prendete Lecce-Lazio del maggio 2011. Nei giorni a ridosso della gara negli alberghi cittadini, compreso quello del ritiro delle due formazioni, ci sono sempre loro. Lo provano le celle telefoniche, lo testimoniano i tanti pentiti, lo confermano le pazienti indagini di Sco e Questura di Cremona
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Calcioscommesse Lecce, gli ungheresi e il 'biscotto' con la Lazio Il club: «Noi estranei» Il Bari in mano agli «zingari» L'ordinanza Conte, l’indagato eccellente
dal nostro inviato GIOVANNI LONGO
CREMONA - Gli ungheresi erano di casa anche in Puglia. Nel ritiro del Bari, come in quello del Lecce, c’era sempre un calciatore da avvicinare, una partita da truccare per poi scommetterci su. Una delle novità delle terza tranche dell'inchiesta di Cremona sul calcioscommesse è il ruolo ricoperto dal gruppo nella vicenda. Pronti a intervenire quando i «colleghi» slavi cadevano nella maglie della giustizia di altri Paesi come la Croazia, fedeli al grande capo che di tanto in tanto lasciava Singapore per verificare di persona come andassero i propri affari in Italia. Gli ungheresi erano fatti così. Prendete Lecce-Lazio del maggio 2011. Nei giorni a ridosso della gara negli alberghi cittadini, compreso quello del ritiro delle due formazioni, ci sono sempre loro. Lo provano le celle telefoniche, lo testimoniano i tanti pentiti, lo confermano le pazienti indagini di Sco e Questura di Cremona. Lazslo Shultz, Gabor Borgulya sono a Lecce insieme con Hristijan Ilievski (che si presenta con tutta la famiglia) e il solito Alessandro Zamperini. Loro offrono, qualcuno accetta. Il gip Guido Salvini non usa giri di parole a proposito di quello che viene definito il «possibile coinvolgimento di tesserati appartenenti al Lecce, con particolare riguardo ai calciatori salentini Rosati (citato da Gervasoni, portiere titolare, in quella gara in panchina, poi subentrato dopo l’espulsione di Benassi), lo stesso Benassi (anche lui menzionato da Gervasoni, che verrà espulso nel corso della gara, provocando un calcio di rigore - poi trasformato - in favore della Lazio), Corvia (già indagato nel corso della prima fase dell’inchiesta), Vives (già citato in precedenti dichiarazioni di Erodiani in occasione della nota Inter- Lecce, che peraltro realizzerà un clamoroso autogol che fisserà il risultato sul 4-2 per i romani)». Curioso il parallelo tra l'autorete di Vives e quella ormai celebremessa a segno da Andrea Masiello nel derby vinto dal Lecce al San Nicola, al centro dell'inchiesta della Procura di Bari. I calciatori salentini citati nell'ordinanza sarebbero tutti indagati (ieri Corvia ha subito una perquisizione nella sua abitazione: sequestrati un pc e sim card). E poi c'è Ferrario che, alla giustizia sportiva racconta che qualcuno lo avvicinò per sondare il terreno, ma lui disse che di truccare una partita non se ne parlava. Chissà che la proposta non fosse partita da uno di quegli ungheresi, di casa nei ritiri prepartita. Proprio dall'Ungheria sono giunti preziosi spunti investigativi. «La traduzione della rogatoria - si legge nell'ordinanza - ha consentito di confermare la manipolazione della partita Lazio- Lecce, l’investimento di ben 600.000 euro per la corruzione dei giocatori, denaro portato in auto in Italia da Shultz e Borgulya, l’enor me guadagno conseguito dal gruppo con la scommessa (circa 2 milioni di euro), il probabile coinvolgimento della dirigenza delle due squadre». Dopo la storia del derby Bari-Lecce su cui indaga la Procura di Bari, dunque, i guai per la società giallorossa potrebbero giungere anche da Cremona. «Il risultato del primo tempo - ricorda Gabor Horvath, uno degli arrestati nella indagine parallela della magistratura ungherese nel corso di due interrogatori resi il 28 novembre 2011 e il 27 gennaio 2012 - era stato già 2-2 e poi dopo l’interval - lo sono capitati subito un rigore ed u n’espulsione nella squadra del Lecce. Il rigore è stato segnato, così la Lazio vinceva 3-2, così il risultato della scommessa era già fatto». Horvath ha aggiunto che durante la partita, in attesa del risultato sperato, Zoltan si teneva in contatto telefonico con Borgulya e Schultz in Italia e nel contempo parlava tramite Skype con il boss. Con loro aveva concordato che i giocatori del Lecce si erano meritati 100.000 euro in più, che in seguito erano stati loro effettivamente portati. Comunque i giocatori di entrambe le squadre erano coinvolti nella manipolazione. Metà dei soldi necessari per la corruzione proveniva dal boss e metà dagli ungheresi. In seguito Horvath aveva parlato con Borgulya e Schultz, tornati dall’Italia, del buon risultato della loro missione. Le parole di Carlo Gervasoni assumono un rilievo ulteriore rilette alla luce di queste dichirazioni: «Quanto a Lecce-Lazio - disse Gervasoni - la partita si prestava ad una scommessa in quanto la Lazio doveva vincere per andare in Europa ed il Lecce era già salvo. Come ho già riferito la combine fu possibile per l’interessamento di Zamperini. Ricordo che nella settimana precedente mi incontrai a Cernobbio sia con Iliewski che con Gegic: i due sentirono Zamperini che disse che tutto era a posto perché la Lazio vincesse con un Over con due gol di scarto. Zamperini si mise in contatto con Mauri. Non so quale sia stato il contatto per arrivare ai giocatori del Lecce. Quello che posso dire è che tutte e due le squadre furono coinvolte » . Ma degli italiani meglio non fidarsi. Ecco perché gli ungheresi verificavano tutto cento volte. Ecco perché uno di loro, Lazara, dirà agli inquirenti: «La questione italiana è difficile. Dobbiamo andare lì dieci volte per realizzarne uno».

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