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La Federcalcio adotta la linea dura

Ratificati i nomi delle squadre non ammesse ai campionati. Torino, Perugia, Salernitana e Spal sono fuori, Reggiana e Venezia fallite. In quanto al Messina, per rimanere in A dovrà rivolgersi ai successivi organi di appello: Coni, Tar del Lazio, Consiglio di Stato. Foggia iscritto alla C1
ROMA - Il consiglio Figc ha ratificato i nomi delle squadre non ammesse ai rispettivi campionati dopo che ieri si era espressa la Coavisoc. La Federazione calcistica ed il suo presidente Carraro hanno deciso di perseguire la linea del rigore, bocciando tutti i ricorsi fatti da quelle squadre già escluse dalla Covisoc, a parte chi, come Treviso, Latina o Lumezzane, doveva solo adempiere degli obblighi formali.
Torino, Perugia, Salernitana e Spal sono fuori, Reggiana e Venezia sono fallite, tira aria di tempesta per le altre. In quanto al Messina, il presidente Franza, per rimanere in serie A, dovrà rivolgersi ai successivi organi di appello, ovvero Camera di Conciliazione del Coni, Tar del Lazio (la 3ª sezione) e Consiglio di Stato.
Il taglio più netto riguarderà la serie C e infatti si è già scatenata la corsa ai ripescaggi, perché la D vuole che vengano tutelati i propri diritti. Una ventina di club di terza serie sono ad alto rischio e la Coavisoc ha certificato questa situazione di crisi. Intanto è sempre più profonda l'amarezza del presidente della lega di C Mario Macalli, la cui proposta di non procedere alla sostituzione delle squadre fallite o bocciate, tagliando quindi un girone in un settore fin troppo affollato, non verrà presa in considerazione. «Se mi chiedono se sia giusto diminuire il numero delle squadre del nostro settore - dice Macalli - vengo a firmare subito, anche stanotte, quella prima del consiglio. Ma purtroppo non sarà così, non procedere a ripescaggi sarebbe la cosa più logica ma non succederà. Una delle cose più brutte di questa situazione è che, di fronte a questi presidenti che giocano e ad altri che ci hanno lasciato le penne rimettendoci il sangue, sugli alberi ci sono dei corvacci neri in attesa che qualcuno muoia. Solo per questo non ripescherei nessuno, per insegnare alla gente che si vince sul campo, e non facendo i corvacci. Ci vorrebbe il rispetto della gente e dei presidenti».
Quindi il calcio italiano, secondo Macalli, continuerà ad avere un numero abnorme di club professionistici. «Ma lo sono soltanto di nome e non di fatto - sottolinea il presidente della lega di C -. L'Assocalciatori vuole tutelare i posti di lavoro, anche se poi mandiamo al macero una serie di brave persone. Così vedrete che alla fine non cambierà nulla, con cinque gironi fra serie C/1 e C/2».

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