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Domenica 22 Ottobre 2017 | 06:41

Il personaggio d'oggi Conte, un cuore a metà tra la «Signora» e Lecce

di TONIO TONDO
«Grandissimo giocatore, grandissimo allenatore, ma nel cuore dei tifosi leccesi non c’è posto per lui». Per il nocciolo duro del tifo leccese, Conte sarà pure intelligente come Guardiola, oppure grintoso come Mou, o profeta del calcio totale alla Sacchi, ma neanche nel giorno del trionfo juventino riesce a scalfire il muro di ostilità cresciuto negli anni
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di TONIO TONDO

«Lecce ha fischiato anche Tito Schipa, osannato a New York». Giuseppe Milli, un avvocato vicino agli ultras, non lascia scampo: «Grandissimo giocatore, grandissimo allenatore, ma nel cuore dei tifosi leccesi non c’è posto per lui». Per il nocciolo duro del tifo leccese, Conte sarà pure intelligente come Guardiola, oppure grintoso come Mou, o profeta del calcio totale alla Sacchi, ma neanche nel giorno del trionfo juventino riesce a scalfire il muro di ostilità cresciuto negli anni. E tornano alla mente, anzi riesplodono con virulenza, il plateale gioire dell’ex mediano juventino dopo un suo gol a Torino contro il Lecce in una partita del lontano 31 agosto 1997. Hanno memoria lunga i tifosi. 

«Ho gioito perché rientravo dopo sei mesi per un brutto infortunio ai legamenti» disse Conte. Non gli credettero. E torna l’immagine di Conte, allenatore degli odiati cugini del Bari, vestito con i colori bianco-rossi il giorno della sconfitta leccese, per 2-1, allo stadio di Via del Mare, nel campionato di serie B 2007-2008, costringendo i salentini ai playoff per la promozione. Troppo per chi è abituato ad applicare al calcio lo schema amico/nemico. 

Conte resta una sorta di «traditore», un ex che merita solo l’«odio sportivo». Gli ultras del calcio hanno una loro agenda, nella quale segnano i buoni e i cattivi, con un loro modo di ragionare singolare. Bisogna essere attaccati alla bandiera e alla terra per ottenere il rispetto. La terra, sì, oltre ai vessilli della squadra. È la terra che custodisce una sorta di rapporto di sangue tra gli eroi del calcio e la parte della tifoseria più radicale. E gli eroi non possono mai intendersela oppure lavorare con quelli che passano come nemici. 

A Lecce circola un’agenda: da una parte i «buoni», dall’altra i «cattivi»: Bruno, Moriero e Miccoli sono inseriti nell’elenco da rispettare; Causio, Brio e appunto Conte da contestare sempre e comunque. Eppure, la vita del campione è da libro cuore. È cresciuto a pane e pallone, l’allenatore della Juve ed ex calciatore del Lecce, nel quale cominciò, giovanissimo, a mettersi in luce. La Juve era nel destino di Antonio e al destino, questo ce lo hanno insegnato gli antichi Greci, non si può opporre nulla, neanche le migliori intenzioni. Juventina si chiamava la squadra di dilettanti nella quale, piccolissimo pulcino, ha cominciato a solcare i campi sportivi. Juventino sfegatato era ed è il padre Cosimo, titolare di un autonoleggio, e presidente della squadra dopo che il mitico Attilio Adamo, il fondatore della società, fu chiamato a curare le giovanili del Lecce. La Juventina funzionava da vivaio per le grandi squadre. Da questa società sono venuti fuori Causio, Brio e gli altri. 

Dalla Juventina Conti passò al Lecce per esordire nel 1985 a poco più di 16 anni, in una memorabile partita contro il Pisa. Fu festa grande alla scuola di Conte, il tecnico commerciale «Calasso». Il preside portò i dolcetti e l’intero istituto si strinse attorno al giovanissimo compagno. «Era fissato per il calcio - racconta la sua compagna di banco -. L’allenatore gli diceva “Devi essere puntuale all’allenamento” e lui era puntualissimo al secondo; “Devi andare presto a letto” e lui pronto ad ubbidire e andava a dormire presto. Era intelligente, sveglio e molto vivace». Ad ogni compagna aveva affibbiato un nomignolo e alle compagne si appoggiava per essere aiutato e poter recuperare il tempo dedicato al calcio. 

L’attuale presidente della Juventina è Stefano Adamo, figlio di Attilio e preside della facoltà di Economia. Il professore non è d’accordo con l’opinione degli ultras. «Non è vero che Antonio è odiato», dice. «Con lui ho parlato più volte e mai ha espresso parole o sentimenti contro il Lecce. Anche nella partita Juventus-Lecce, finita 1-1, Conte non gioì più di tanto dopo il gol dei campioni. Ci sono stati malintesi che purtroppo non sono stati chiariti, e questo continua a pesare».

C’è però un episodio che anche gli ultras riconoscono a favore di Conte. Il 18 agosto del 2008, a Torre Rinalda, dopo una partita a calcetto tra amici, Antonio fu aggredito da due ultras del Lecce. Un episodio grave. I due - molto noti nella tifoseria - furono bloccati. Ci fu un’inchiesta e Conte presentò querela che poi ritirò. «Una decisione nobile» dicono oggi i tifosi. Conte «burbero e scontroso», in realtà, una breccia nel cuore salentino l’ha aperta.

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