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Il Torino nella bufera per una fidejussione

Blitz nella notte: i vertici della società indagati per truffa e falso in relazione ad una fidejussione assicurativa presentata dal club per garantire il debito con il fisco (e potersi iscrivere al campionato di serie A, ora in bilico). Il legale della società: «Siamo vittime di un raggiro»
TORINO - Una patacca mette il Torino nei guai. Nemmeno sei giorni dopo la sospirata promozione in serie A i granata si ritrovano con la Finanza in casa e con le pratiche per l' iscrizione al campionato da rifare per colpa di una fidejussione fasulla. «Siamo vittime di un raggiro», dice l' avvocato del club, Carlo Mussa, e il patron Franco Cimminelli presenta una querela.
Il blitz delle Fiamme Gialle, orchestrato dalla procura di Torino, è scattato nella notte proprio come nei film: i militari si sono presentati nella sede della società, negli uffici della Ergom (la ditta di Cimminelli) e nelle case private, consegnando tre avvisi di garanzia: uno al padrone, uno al presidente, Attilio Romero, e uno al direttore finanziario, Carlo Paiuzza. Falso e truffa ai danni dell' erario i reati ipotizzati. In mattinata il terzetto si è presentato a Palazzo di Giustizia per gli interrogatori. «Abbiamo chiarito tutto», dice Mussa, e Paiuzza aggiunge: «E' successo un fatto increscioso di cui non abbiamo colpa».
Tutto ruota attorno alla fidejussione da 18,7 milioni consegnata dal Torino all' Agenzia per le Entrate come garanzia di solvibilità per l' Irpef non pagata al fisco. Era targata «Generali», e patron Cimminelli ne era orgoglioso. Ma dopo il deposito è emersa la verità. Un autentico choc. «Questa notte, quando glielo hanno detto - rivela un testimone - Cimminelli è rimasto sconvolto». I fatti, così come sono stati raccontati dai granata ai pm Bruno Tinti e Alberto Benso, sono semplici. Un personaggio, definito «al di sopra di ogni sospetto e molto qualificato», presenta a Cimminelli un intermediario d' affari molto noto nel mondo del pallone, che procura al club la fidejussione. Sembra tutto in regola, e il patron paga: un milione e 300 mila euro il documento, 400 mila all' intermediario. Che ora, però, è stato denunciato: la procura, che ha dato ascolto ai granata, indagherà su di lui.
A questo punto, facendo due conti, il Torino deve trovare 34 milioni in una decina di giorni, altrimenti non verrà ammesso al campionato: 18 sono quelli della fidejussione-patacca, 16 sono legati ad altre pendenze col fisco. «I tifosi stiano tranquilli - proclama il presidente Romero - entro i termini fissati per l'iscrizione al campionato chiariremo inequivocabilmente la nostra posizione». Ma i problemi non sono finiti. Magistratura e Guardia di Finanza, anche se tendono a giudicare degni di attenzione i chiarimenti forniti dai vertici granata, continuano ad esaminare i bilanci della società: nata dopo la trasmissione dalla procura di Roma a quella di Torino di una serie di atti sulle «plusvalenze», l'inchiesta - che riguarda anche la Juventus - tocca pure i finanziamenti per i lavori di ristrutturazione del vecchio stadio Comunale. Il blitz della scorsa notte, però, non è direttamente collegato ai conti: a Palazzo di Giustizia spiegano che è scattato in fretta a causa della «rilevanza dell' importo della presunta truffa»; e poi perchè il Toro, per chiudere la partita per il Comunale, stava per presentare un' altra fidejussione «a rischio».

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