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Calcioscommesse «Per Lecce-Lazio pagati 400mila euro»

di TONIO TONDO
LECCE - Il siluro arriva da Cremona ed è lanciato da Carlo Gervasoni, difensore del Piacenza coinvolto nella prima inchiesta sul calcioscommesse. «La partita Lecce-Lazio del 22 maggio 2011 - ha detto il calciatore al procuratore di Cremona, Roberto di Martino - è stata manipolata dallo “zingaro” Amir Gegic». Secondo Gervasoni Gegic investì una grossa somma, 400mila euro. Il difensore, che nella stagione 2006-2007 ha giocato nel Bari, ha fornito una serie di particolari
Calcioscommesse «Per Lecce-Lazio pagati 400mila euro»
di TONIO TONDO

Il siluro arriva da Cremona ed è lanciato da Carlo Gervasoni, difensore del Piacenza coinvolto nella prima inchiesta sul calcioscommesse. «La partita Lecce-Lazio del 22 maggio 2011 - ha detto il calciatore al procuratore di Cremona, Roberto di Martino - è stata manipolata dallo “zingaro” Amir Gegic». Secondo Gervasoni Gegic investì una grossa somma, 400mila euro. Il difensore, che nella stagione 2006-2007 ha giocato nel Bari, ha fornito una serie di particolari. Giocatori di entrambe le squadre erano d’accordo: due o tre del Lazio e tre o quattro del Lecce. La rivelazione riguarda quindi l’ultima partita di campionato, allo stadio di via del mare, successiva al derby Bari-Lecce che sancì la permanenza della squadra salentina in serie A. Gervasoni sta collaborando con i magistrati di Cremona e ha detto che sono state truccate anche le partite Modena-Siena del 2011 con l’accusa al presidente della società toscana, Me zzaroma di aver pagato due giocatori del Modena. Truccata sarebbe stata anche Lazio-Genoa. Anche i magistrati della procura di Bari allargano il fronte dell’inchiesta per accertare se altri calciatori hanno partecipato alla combine sul derby Bari-Lecce del 15 maggio del 2011. 

Tra i convocati dai pm, dopo Alessandro Parisi chiamato in causa da Andrea Masiello, l’ex centrocampista del Lecce, Giuseppe Vives, per cinque anni fino al 2011 nella compagine salentina. Vives è stato un punto di forza della squadra allenata da Gigi De Canio, ha giocato 158 partite tra A e B e da quest’anno è al Torino. Ma è il filone dei soldi transitati sui conti di Masiello, Gianni Carella e Fabio Giacobbe, ad annunciare nuove sorprese. Il personaggio centrale, nella trama del derby truccato, è Carlo Quarta, giovane leccese rampante, indagato per frode sportiva e sospettato di essere l’emissario di altri personaggi o della stessa Unione sportiva. Brutale il cambio del suo programma: dal «grande entusiasmo» per la campagna elettorale con il vento in poppa all’afflizione a causa del coinvolgimento nell’inchiesta sul calcio malato. 
«È tutto finito», dice agli amici Carlo Quarta: il riferimento non è solo alla corsa per un posto nel consiglio comunale di Lecce che riteneva alla sua portata e per il quale si era preparato con cura e con buoni mezzi. 

Anche il secondo uomo, l’avvocato indagato e sospettato di averlo accompagnato all’hotel Tiziano - il 22 agosto dell’anno scorso - per consegnare 50mila euro ad Andrea Masiello, l’ex difensore del Bari ora ai domiciliari, era un suo deciso sostenitore. È un personaggio border line Carlo, sul filo dei progetti politici e dell’ambizione a far parte della società affluente e danarosa. I suoi rapporti con la società barese - a Bari vivono la sua ex compagna e due figli - si sono sempre sviluppati ai livelli sociali alti. È nel capoluogo della regione che Quarta aveva intrecciato solide relazioni con calciatori e i due «intermediari» Carella e Giacobbe. 

L’amicizia di Carlo con Pierandrea Semer aro, confermata più volte anche dal figlio del “patron” dell’Unione sportiva, Giovanni, costituiva la strada maestra per ritagliarsi un ruolo visibile nella Lecce bene. «Sì, ma tra i due c’è stato sempre un rapporto paritario - rivela una persona che conosce bene entrambi -. Carlo è un bonaccione, un tipo aperto e pronto a tessere rapporti, soprattutto quelli che contano, ma non è persona da subire condizionamenti. Discute e si confronta da pari a pari». I flussi di denaro tra Quarta e Pierandrea sarebbero da giorni al centro degli approfondimenti da parte dei magistrati. Al setaccio i movimenti di molti mesi, con la parte centrale occupata proprio dal periodo estivo. 

Tra i due giovani, che si conoscono da molti anni, i rapporti sono stati sempre intensi e cooperativi. Uniti dalla passione per il calcio, ma non solo. Carlo ha anche gestito un ristorante nel centro storico in un locale di proprietà del più giovane dei Semeraro. Possibile, quindi, che anche questo fatto abbia lasciato tracce. Masiello avrebbe detto ai magistrati di aver avuto, in un primo momento, un assegno in garanzia firmato da Quarta, e poi i 50mila euro in contanti. Altri due assegni di 20mila euro ciascuno sarebbero all’attenzione dei pubblici ministeri. Sono somme considerevoli, per le quali occorrono fonti la cui tracciabilità sia riscontrabile. Su questo stanno lavorando gli inquirenti selezionando ciò che è rilevante ai fini dell’inchiesta dai possibili movimenti di piccola taglia. E proprio l’origine di questa provvista finanziaria sarà il tema centrale degli ulteriori accertamenti: una delle prevedibili domande alle quali Quarta dovrà rispondere, quando sarà chiamato dai magistrati di Bari. 

Provato, ma consapevole delle sue responsabilità, lo descrivono nel cerchio dei suoi amici. «Non è persona che scarica sugli altri», è la voce che filtra attraverso la barriera che circonda la sua casa. Sono giorni di forte tensione nella nuova famiglia di Lecce. E dire che tra una ventina di giorni è atteso il terzo figlio, una gioia che potrebbe coincidere con la fase cruciale dell’in - chiesta. L’inchiesta si sta incamminando rapidamente alla fase decisiva. L’iniziativa giudiziaria coinvolgerà anche la società? Mentre la squadra, guidata da Cosmi, uomo tutto d’un pezzo, fa miracoli sul campo e sembra pronta alla scalata per restare in A, negli uffici di via Templari trattengono il fiato: pronti a difendere il fortilizio, sperando che la bufera non arrivi.

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