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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 06:06

Calcioscommesse «Pene esemplari anche per i club»

di GIOVANNI LONGO
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Penalizzazioni e retrocessioni, secondo il principio dell'«afflittività», sono un problema della giustizia sportiva. Ma è in sede penale che si gioca, adesso il futuro delle società coinvolte nel filone barese di Calciopoli. Perché se fosse accertato un coinvolgimento diretto dei club – ed è su questo che in settimana si concentreranno gli investigatori – potrebbero scattare sanzioni inedite. Nel mirino potrebbe finire il Lecce, per l'ormai notissima vicenda del derby con il Bari del 15 maggio 2011: sono in ballo almeno 280mila euro. Ma anche la Sampdoria, che dai biancorossi potrebbe aver comprato a 400mila euro tre punti pesanti quanto inutili
• I tifosi salentini: la società deve difendersi con più forza
Calcioscommesse «Pene esemplari anche per i club»
di GIOVANNI LONGO
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Penalizzazioni e retrocessioni, secondo il principio dell'«afflittività», sono un problema della giustizia sportiva. Ma è in sede penale che si gioca, adesso il futuro delle società coinvolte nel filone barese di Calciopoli. Perché se fosse accertato un coinvolgimento diretto dei club – ed è su questo che in settimana si concentreranno gli investigatori – potrebbero scattare sanzioni inedite. Nel mirino potrebbe finire il Lecce, per l'ormai notissima vicenda del derby con il Bari del 15 maggio 2011: sono in ballo almeno 280mila euro. Ma anche la Sampdoria, che dai biancorossi potrebbe aver comprato a 400mila euro tre punti pesanti quanto inutili: nel campionato incriminato, quello del 2010-2011, i liguri sono infatti retrocessi. In un caso o nell'altro, però, i carabinieri coordinati dal pm Ciro Angelillis ritengono di aver accertato passaggi di denaro che potrebbe essere uscito dalle casse dei club. Il fulcro di tutto è l'ex difensore biancorosso Andrea Masiello, che dopo aver vuotato il sacco ha passato Pasqua agli arresti domiciliari: è nei suoi conti – non necessariamente bancari – che gli investigatori hanno riscontrato versamenti non compatibili con il reddito dichiarato (all'epoca dei fatti il Bari aveva accumulato ritardi nel pagamento degli stipendi). Nelle sette ore di interrogatorio, a Masiello è stato chiesto di giustificare queste somme, che ammonterebbero a molte decine di migliaia di euro per ogni operazione. 

Le dichiarazioni del calciatore andranno ora riscontrate, e incrociate con quelle degli altri protagonisti che le fonti d'indagine giudicano ora «coincidenti», dopo settimane di «non so» e «non ricordo». Ed è qui che entra in ballo Carlo Quarta, l'ex mister X che il 22 agosto 2011 avrebbe consegnato i soldi per il derby all'hotel Tiziano. A Quarta, 37 anni, imprenditore impegnato in politica con il Pdl, i carabinieri erano arrivati da almeno un mese incrociando i tabulati telefonici di Gianni Carella (uno dei due amici di Masiello, anche lui ai domiciliari). Poi gli interrogatori della scorsa settimana hanno stretto il cerchio: Masiello ha detto di non averlo mai conosciuto prima, ma lo ha riconosciuto in foto insieme all'altro personaggio che era presente quel giorno all'appuntamento in albergo. 

Il nome di Quarta è stato fatto da Carella, che ha indirettamente confermato le parole dell'ex difensore biancorosso Marco Rossi (aveva raccontato ai magistrati di due emissari arrivati in ritiro alla vigilia del derby «per conto del figlio del presidente del Lecce, Semeraro»): il giovane imprenditore è infatti molto amico di Pierandrea Semeraro, figlio del patron giallorosso. Il contesto dell'incontro al «Tiziano» è dunque chiarito: lo provano i tabulati telefonici e le dichiarazioni di Masiello, che autoaccusandosi ha anche permesso ai carabinieri di trovare traccia dei soldi. Tutto il resto dovrà dirlo proprio Quarta, che sarà convocato in procura forse già domani. Dalle sue dichiarazioni dipende il coinvolgimento del Lecce in questa storiaccia. Gli investigatori hanno già un'idea: tendono infatti a escludere che il derby sia stato comprato a scopo di scommesse, anche perché (almeno in Italia) non è stata trovata traccia di flussi di giocate anomale. 

I 280mila euro sarebbero insomma serviti a «comprare» la salvezza dei salentini: ed è questa l'ipotesi da verificare, mettendo alle corde l'intermediario. Se ha pagato (la procura di Bari ritiene di sì) dovrà infatti dimostrare la provenienza del denaro. Una cifra del genere, in contanti e in «fascette» (dunque fresca di banca) non circola senza lasciare tracce. 

Dal punto di vista penale, nella giurisprudenza italiana non ci sono precedenti che riguardano le società di calcio. L'unico caso è quello del processo per doping alla Juventus, finito però con la prescrizione: la Cassazione è stata piuttosto vaga sulle responsabilità. E così ora l'ipotesi è che oltre alla frode sportiva, ai club coinvolti possa anche essere contestata la violazione del decreto legislativo 231/2001, quello che prevede la responsabilità delle imprese: si tratta di un illecito amministrativo che punisce il profitto indebito. Ai partecipanti alla combine viene contestata, come noto, l'associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva: il rischio è una condanna esemplare, fino a 12 anni di carcere. Chi sapeva ed è stato zitto, non rischia nulla in sede penale (l'obbligo di denuncia in base alla legge vale solo per i presidenti delle Federazioni) ma potrebbe rispondere di omessa denuncia in sede sportiva. Non rischia quasi nulla, invece, il presunto intermediario, visto che l'accusa di frode sportiva «semplice» (cioè senza partecipare all'«associazione») prevede una pena massima di un anno. Si può comprare il derby e non finire nemmeno in galera: assomiglia al delitto perfetto.

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