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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 20:16

Nel mirino degli inquirenti altre gare del Genoa

Non ci sono sospetti solo sulle ultime due partite giocate, quella contro il Piacenza, conclusa con un pareggio, e quella con il Venezia, vinta dai rossoblu per 3-2, ma su altre partite del campionato di serie B
• Preziosi e Dal Cin si avvalgono della facoltà di non rispondere
GENOVA - Nel mirino della procura di Genova non ci sono solo le ultime due partite giocate dal Genoa, quella contro il Piacenza, conclusa con un pareggio, e quella con il Venezia vinta dai rossoblu per 3-2, ma altre partite di campionato. La conferma di un'inchiesta a più vasto raggio è venuta in tarda mattinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, titolare delle indagini insieme ai pubblici ministeri Alberto Lari e Giovanni Arena. «Non so con esattezza di quante partite si tratti - ha rivelato - certamente sono più di due». L'inchiesta è quindi a vasto raggio e non si escludono nuovi avvisi di garanzia a carico di dirigenti di altre squadre.
In merito poi alla competenza dell'inchiesta, per cui era stato ipotizzato dalla stessa procura il possibile invio degli atti ai colleghi di Monza, Pellegrino ha precisato: «L'inchiesta per ora rimane a Genova, in quanto è stato ipotizzato il reato di associazione per delinquere nei confronti dei dirigenti del Genoa». Il magistrato inoltre, rispondendo ad una domanda dei giornalisti, ha spiegato: «Se abbiamo contestato l'associazione per delinquere, è chiaro che per noi non c'è solo la presunta combine con Giuseppe Pagliara, direttore generale del Venezia, a cui infatti non abbiamo contestato quel reato».
Nell'avviso di garanzia inviato dalla procura di Genova,a Pagliara viene ipotizzato infatti solo il reato di frode sportiva, relativo al sequestro di 250 mila euro trovati dai carabinieri di Desio nella sua auto martedì scorso, nelle vicinanze della fabbrica «Giochi Preziosi», a Cogliate. Per questo episodio Pagliara è anche indagato dalla procura di Monza per appropriazione indebita e violazione tributaria. L'ipotesi di un invio degli atti alla procura di Monza era stata fatta dallo stesso procuratore capo Francesco Lalla in base a pronunce della Corte di Cassazione. «La frode sportiva - aveva spiegato - è solo una particolare forma di corruzione in ambito agonistico. Sulla corruzione i pronunciamenti sono chiari: è competente la procura sul cui territorio è avvenuto il passaggio di denaro». Ma questa interpretazione del capo della procura pare oggi superata dal presunto radicamento a Genova del reato associativo a carico dei dirigenti del Genova per altri episodi, relativi ad altre partite «sospette».

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