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Parma resta in A. Bologna retrocede

Nella gara di ritorno dello spareggio per la salvezza, la squadra di Carmignani sbanca il Dall'Ara con due reti segnate nel primo tempo da Cardone e Gilardino. Il portiere Frey in serata di grazia. Bologna torna tra i cadetti dopo nove anni. Al termine della partita incidenti in curva
BOLOGNA-PARMA 0-2 (0-2)

Bologna (3-5-2): Pagliuca 6, Gamberini 6, Torrisi 6, Legrottaglie 4.5, Nervo 6 (1' st Meghni 5), Zagorakis 5.5 (38' st Ferrante sv), Colucci 5.5, Giunti 6, Capuano 6, Bellucci 5.5 (1' st Locatelli 5.5), Tare 6. (12 Pansera, 30 Nastase, 17 Juarez, 13 Loviso). All.: Scarafoni 5.
Parma (4-4-1-1): Frey 7.5, Bonera 6, Cardone 6 (26' pt Cannavaro 6), Bovo 6, Contini 6, Simplicio 6, Grella 6.5 (22' st Camara), Dessena 6.5, Bresciano 6.5. Morfeo 6.5, Gilardino 7.
(31 De Lucia, 2 Bettarini, 15 Savi, 18 Ruopolo, 34 Ranieri).
All.: Zoratto 7.
Arbitro: Collina di Viareggio 6.
Reti: nel pt 17' Cardone, 47' Gilardino.
Angoli: 5-4 per il Bologna.
Recupero: 2' e 4'.
Ammoniti: Morfeo, Colucci, Cannavaro, Simplicio, Dessena per gioco scorretto, Capuano per comportamento non regolamentare.
Spettatori: 32.000 circa.

** I GOL **

- 17' pt: fortunato il vantaggio gialloblù. Simplicio batte un corner che Morfeo di testa prolunga nell'area piccola, dove Capuano è in vantaggio e respinge, ma la palla carambola sullo stinco dell'ex Cardone e va in rete tra il palo e Colucci.
- 47' pt: Bresciano va sul fondo e crossa, Legrottaglie manca clamorosamente la respinta e Gilardino, da solo, di ginocchio batte Pagliuca.

BOLOGNA - Il Bologna sprofonda nel derby. I rossoblù che avevano vinto al Tardini si suicidano al Dall'Ara, si fanno battere per 2-0 dai cugini del Parma. In A ci restano quelli che improvvisamente sono diventati i «parenti poveri» della via Emilia, quelli che dopo il crollo della Parmalat erano stati a lungo in zona retrocessione, faticosamente capaci di trovare lo spareggio salvezza al termine di un campionato aggrappato a Gilardino. Il Bologna che all'inizio di marzo era in Coppa Uefa da Udine in poi ha raccolto solo 4 punti, finendo per farsi maltrattare nello spareggio.
La città che gioisce nel basket, nel calcio nove anni dopo un ritorno soffertissimo nella massima serie riscopre l'onta della bocciatura. Non nè un caso che Carletto Mazzone, che in carriera ne aveva rimediata solo una, se ne sia andata dallo stadio, in cui soffriva da squalificato, qualche minuto prima della fine, mentre Carmignani ha potuto rimanere fino al termine, a godersi la seconda salvezza che, da ripescato, ha saputo regalare alla squadra gialloblù, mai retrocessa dopo aver conquistato la A nel 1990.
Una partita cominciata malissimo e proseguita peggio per il Bologna. Il gol di Tare all'andata, come prevedibile, era solo un effimero vantaggio contro un Parma che al Dall'Ara ha potuto schierare i suoi pezzi pregiati, Gilardino e Morfeo, ma anche Bonera e Contini. Si è così ribaltata la situazione del Tardini, coi rossoblù a fare il gioco e i gialloblù a fare gol. Il pareggio dei conti è avvenuto allo stesso minuto, il 17' pt, dell'andata. Sul corner, concesso per una deviazione di testa di Legrottaglie, preoccupato da Gilardino, Simplicio ha battuto corto per Morfeo, che di testa ha prolungato la traiettoria. La palla è arrivata sul piede di Capuano, che infatti ha respinto, ma ci si è messa la sfortuna, perchè il rinvio ha colpito lo stinco di Cardone (l'ex di turno che l'aveva detto a Parma che non era finita lì) e la palla, di rimbalzo, si è infilata in gol tra il piede di Colucci e il palo. In gol alla prima vera occasione, mentre il Bologna aveva sprecato con Gamberini, alto, all'8', mentre il Parma aveva chiesto un rigore dopo uno scontro in area tra Legrottaglie e Gilardino. Collina, che salvo una nuova proroga potrebbe aver arbitrato l'ultima partita della sua fantastica carriera in quella Bologna dove è nato e ha studiato prima di trasferirsi a Viareggio, e che il destino ha voluto capitasse proprio nel giorno della retrocessione, non ha avuto dubbi nel dire che non c'era fallo.
Con Mazzone a seguire la gara da una postazione televisiva e Carmignani dalla tribuna, puniti per la rissa del Tardini, in panchina ci sono andati Scarafoni e Zoratto, uno dell'epopea del Parma che giocava come un flipper e che cominciò negli anni '90 a vincere tutto, tranne scudetto e Champions League. Entrambi sono sembrati assistiti da Marocchi e Apolloni, ripresi più volte a parlare in telefoni cellulari. Coi tecnici titolari? Forse. Il Bologna è parso più in palla, ma forse ha sprecato in difesa tre centrali contro un solo attaccante. Il Parma è sembrato perfetto per lo scopo cui era chiamato. Ha sfiorato la traversa con Bresciano al 20', poi ha subito il ritorno rossoblù: al 25' con la gran botta su punizione di Bellucci, respinta da Frey di pugno nonostante una deviazione di Grella, poi con il tiro di Nervo, quindi con una parata molto spettacolare del francese sul colpo di testa perfetto di Tare, al 34'. Pagliuca ha imitato il collega al 37', salvando con la mano a terra sulla botta di Morfeo. I padroni di casa ce l'hanno messa tutta, col cross di Tare non raggiunto da Nervo al 41', con la botta al volo di Bellucci al 43', ma al 47' è arrivato il raddoppio parmigiano: cross di Bresciano dal fondo sulla sinistra, liscio di Legrottaglie e Gilardino, di ginocchio, non ha avuto problemi a battere un Pagliuca rimasto sorpreso.
Nella ripresa Sacarafoni ha mandato in campo Locatelli e Meghni e il talento francese si è subito espresso al meglio, ma il connazionale Frey, in serata di grazia, gli ha negato il gol. Gol che al 19' è stato Collina a negare al Bologna. Bravo l'arbitro a vedere un fallo di mano, e a punirlo con un cartellino giallo, di Capuano, che come Maradona con gli inglesi era riuscito a battere Frey. E' stato l'ultimo lampo del Bologna. Gli altri sono stati quelli dei fumogen i gettati dai tifosi delusi in campo, e quelli di Bresciano (bravo Pagliuca a parare) e di Gilardino sul finale, che ha forse voluto nevitare di umiliare un avversario già troppo depresso.
Nella curva Andrea Costa è successo di tutto, alla fine. E' il dramma di una città, di un 'patron', Giuseppe Gazzoni Frascara, che è rimasto a casa per scaramanzia (in tribuna invece c'erano i sindaci, Sergio Cofferati e Elvio Ubaldi e tanti altri personaggi noti) ma che non ha potuto evitare di vedere il dramma. Che non è solo il suo.

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