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Sabato 23 Settembre 2017 | 02:27

Derby in Prima Divisione al Taranto. Foggia ko

di LORENZO D'ALO'
TARANTO - È un derby a gambe divaricate. Lascia passare di tutto. Il Taranto riesce ad infilarci questa cosa enorme che è la vittoria (2-1), visto che mancava da un’eternità. Il Foggia non può pretendere di sbucare incolume in fondo al tunnel della doppia menomazione. Regala uomini e paga dazio. Partita sghemba. Andamento irregolare. Risultato corretto. I gol sono tre. Il Taranto perfeziona la rimonta, grazie all’inzuccata di un difensore (Coly) e alla staffilata di un mediano (Giorgino). Ovvero, continuando a fare a meno dei gol degli attaccanti. Anche il Foggia manda a segno un difensore, il rigorista Gigliotti
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Derby in Prima Divisione al Taranto. Foggia ko
TARANTO FOGGIA 2-1 

TARANTO: Bremec 6; Sosa 5.5, Coly 6.5 (20’ st Prosperi sv), Di Bari 6; Garufo 6, Giorgino 6.5, Sciaudone 5, Rizzi 5.5; Mendicino 5.5 (8’ st Rantier 5.5), Girardi 5.5, Alessandro 5.5 (24’ st Chiaretti sv). A disp.: Faraon, Cutrupi, Bertolucci, Pensalfini. All. Dionigi.

FOGGIA: Botticella 6.5; Traore 4.5, Lanzoni 5.5, Gigliotti 6.5, Friferio 5; Velardi 6.5 (25’ st Cortesi 5), Perpetuini 5, Wagner 5.5, Cardin 6.5; Defrel 6.5 (32’ st Neduri sv), Ferreira 5 (38’ st Lanteri sv). A disp. Leo, Reali, Venitucci, Pompilio. All. Stringara.

ARBITRO: Manganiello di Pinerolo.

RETI: pt 25’ Gigliotti (rigore), 37’ Coly; st 27’ Giorgino.

NOTE: angoli 8-1 per il Taranto. Ammoniti: Girardi e Mendicino del Taranto; Cardin, Perpetuini e Ferreira del Foggia. Espulsi: 8’ pt Traore (fallo sull’avversario lanciato a rete); st 11’ Perpetuini 8’ (doppio giallo), 45’ Sciaudone (proteste). Spettatori 4.224 per un incasso di 34.615,37 euro. Recupero: pt 1’, st 4’.

di Lorenzo D’Alò

TARANTO - È un derby a gambe divaricate. Lascia passare di tutto. Il Taranto riesce ad infilarci questa cosa enorme che è la vittoria, visto che mancava da un’eternità. Il Foggia non può pretendere di sbucare incolume in fondo al tunnel della doppia menomazione. Regala uomini e paga dazio. Partita sghemba. Andamento irregolare. Risultato corretto. I gol sono tre. Il Taranto perfeziona la rimonta, grazie all’inzuccata di un difensore (Coly) e alla staffilata di un mediano (Giorgino). Ovvero, continuando a fare a meno dei gol degli attaccanti. Anche il Foggia manda a segno un difensore, il rigorista Gigliotti.

Il Taranto si libera della «pareggite», la sindrome che lo attanagliava da sei partite (quasi sette se si considera la gara sospesa di Como). Ma sbaglierebbe, se si ritenesse guarito. L’incubazione non sembra terminata. I sintomi sono ancora lì, ben visibili. Il Foggia, invece, non è giudicabile. Gioca in dieci il primo tempo (espulso Traore all’8’) e in nove la ripresa (espulso Perpetuini all’11’). Chiudersi è già nelle intenzioni della truppa di Stringara, riconosciuto assemblatore di concretezze. Con l’uomo in meno diventa una necessità. Con la duplice inferiorità si trasforma in una condanna. Il Foggia dà, comunque, una sensazione di spaesamento anche nei pochi minuti in cui può giocarsela alla pari. Perché si sgrana, si contorce, si deforma. Paradossalmente trova maggiore stabilità quando comincia a perdere i pezzi. E il suo derby si riduce progressivamente a pura attività di contenimento.

Non ci sono meriti specifici nella vittoria del Taranto. Solo molta insistenza nell’attaccare un avversario che si arrocca, non restandogli di meglio da fare. Ma nell’avanzare il Taranto denuncia evidenti limiti di gioco. La manovra, incapace di svilupparsi in ampiezza, specie nel periodo della doppia superiorità numerica, non scorre. S’incaglia. Si frantuma. Si sbriciola. Perde unità d’intreccio e di trama. Diventa frammento. E costringe il Taranto ad un assedio sterile, fuori le mura foggiane.

Dionigi sceglie Mendicino per completare il pacchetto offensivo. Oscilla il modulo, che inizialmente è 3-4-1-2. Alessandro si piazza a ridosso delle punte: Girardi funge da riferimento centrale, mentre Mendicino si allarga. Il movimento degli attaccanti crea una specie di effetto nuvola. E il Foggia rischia subito di smarrirsi. Stringara rispolvera Defrel per allestire uno spurio 4-4-2. Non ci sono, infatti, linee nette. Traore s’incolla a uomo su Alessandro. Cardin si preoccupa di uscire in marcatura su Garufo. Sono accorgimenti che rivelano subito la volontà primaria: non far giocare il Taranto. Ma dopo 8’ proprio Alessandro sfugge al controllo di Traore e si lancia verso la porta. Il difensore foggiano gli impedisce la fuga, spintonandolo platealmente. L’arbitro indica il dischetto e mostra il rosso a Traore. Il derby ha già un’indicazione precisa. Solo che Alessandro spreca il rigore (tiro centrale) e il Foggia si riorganizza. Stringara arretra Cardin e abbassa Defrel, arrangiando un 4-4-1 di fortuna. Tocca al Taranto, adesso, farsi avanti. Ma la circolazione è difettosa e il ritmo risulta spesso inadeguato. Corre e sbuffa la squadra di Dionigi. E al 25’ si ritrova inaspettatamente sotto. Coly salta a vuoto in area, Defrel s’impossessa del pallone, Sosa lo falcia sulla sterzata repentina: è rigore. Dal dischetto Gigliotti piazza il sinistro. Il Taranto sbanda, mentre il Foggia ora ha almeno qualcosa da difendere. E lo fa con ammirevole applicazione. A far capitolare il dispositivo difensivo dauno è al 37’ un corner di Alessandro su cui irrompe di testa Coly.

Nella ripresa Perpetuini (doppio giallo) lascia il Foggia in nove. Stringara ordina il 4-3-1. Tatticamente il Taranto, che da qualche minuto sta provando a sfondare con Rantier (fuori Mendicino), resta ingessato nel suo 3-4-3. Impianto che Dionigi non tocca neppure quando s’infortuna Coly (dentro Prosperi). E che ad un certo punto torna a beneficiare del contributo creativo di Chiaretti (fuori Alessandro). Il Foggia resiste. A farlo crollare è un destro dal limite di Giorgino: più che un tiro, sulla respinta della difesa, è una sorta di esecuzione. È il 27’. Ci sarebbe tempo per il Foggia. Ma ridotto com’è, passerà invano. Il Taranto chiude in dieci (espulso Sciaudone per proteste). E resta aggrappato al secondo posto.

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