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Domenica 24 Settembre 2017 | 10:45

Infarto: muore Mancini Pescara-Bari col lutto LA CRONACA DI IERI Lunedì i funerali a Manfredonia

di ANTONELLO RAIMONDO
PESCARA - Ci sono momenti in cui una partita di calcio diventa quasi un «fastidio». Un’inutile appendice. Ci sono anche momenti in cui il calcio dovrebbe avere la forza di fermarsi. E l’impressione è che, anche stavolta, si sia persa l’occasione per lanciare un messaggio positivo. Per raccontare alla gente che il business mette tutti d’accordo, ma che il dolore e la sensibilità possono, per un giorno, annientare tutto il resto. Invece nulla di tutto questo. 
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Infarto: muore Mancini Pescara-Bari col lutto LA CRONACA DI IERI Lunedì i funerali a Manfredonia
di ANTONELLO RAIMONDO

PESCARA - Ci sono momenti in cui una partita di calcio diventa quasi un «fastidio». Un’inutile appendice. Ci sono anche momenti in cui il calcio dovrebbe avere la forza di fermarsi. E l’impressione è che, anche stavolta, si sia persa l’occasione per lanciare un messaggio positivo. Per raccontare alla gente che il business mette tutti d’accordo, ma che il dolore e la sensibilità possono, per un giorno, annientare tutto il resto. Invece nulla di tutto questo. 

C’è stato un momento, ieri pomeriggio, in cui sembrava che il Pescara avesse chiesto il rinvio e che la Lega avesse contrapposto, gelidamente. Poi la precisazione affidata a un comunicato: «Rattrista constatare come, in un momento in cui la famiglia della serie B è colpita da un fatto così tragico, notizie prive di fondamento, quali quella relativa alla richiesta del rinvio della partita, rendano ancora più triste e dolorosa questa circostanza». Tradotto, il Pescara ha chiesto, al pari del Bari, di giocare con il lutto al braccio. E basta. Nessuno s’è preoccupato di chiedere il rinvio. Scelta singolare, anzi discutibile. La sensibilità non è per tutti. Nel calcio più che nella vita di tutti i giorni. Tristemente.

Franco Mancini è volato in cielo ieri pomeriggio. Il portiere del Foggia targato Zemanlandia, uno degli uomini più fedeli di Zeman. Ma anche un pezzo di storia biancorossa. Ve lo ricordate il Bari di Fascetti, quello che a metà degli anni ‘90 seppe fare cose strabilianti? La squadra dei due «fratelli» per eccellenza, Mancini e Garzya. In quel Bari stava per sbocciare il talento di Antonio Cassano. E in quel gruppo si affacciò, in punta di piedi, un altro calciatore destinato a una carriera importante, Jean Francois Gillet.

Strano, il destino. Mancini se n’è andato proprio alla vigilia della sfida contro il «suo» Bari. La moglie Chiara e i piccoletti l’avevano raggiunto a Pescara proprio perché la sfida di oggi era considerata imperdibile. Oggi si gioca lo stesso, però. Certamente in un clima surreale. Saranno tristi i tifosi abruzzesi ma non saranno i soli. Mancini non è stato uno qualsiasi nella città di San Nicola. Ricordi ancora freschi. E la sensazione di essere di fronte a un vecchio, grande amico.

Il calcio, questo maledettissimo calcio va avanti. All’«Adriatico», tra l’altro, ci sono in palio punti pesanti. Il Pescara che non ha smesso di sognare la promozione diretta. E il Bari che proprio non può permettersi di tirare i remi in barca a due mesi dalla fine del campionato. C’è Zeman contro Torrente. Il 4-3-3 del boemo è subito diventato una certezza mentre, dall’altra parte, l’uomo di Cetara ha dovuto lavorare in un mare di guai. Con la conseguenza che la quadratura del cerchio sul piano tattico è diventato un fattore variabile. Tra alti e bassi. E un terribile senso di precarietà che aleggia attorno alla squadra. Tra penalizzazioni di fatto (-4 in classifica per il mancato pagamento di stipendi e contributi) e fantasmi legati allo scandalo scommesse.

«Abbiamo sempre reagito e lo faremo anche stavolta - si affretta a chiarire Torrente nella conferenza stampa che precede la partenza alla volta di Pescara - visto che di problemi ne abbiamo sempre avuti. È stato così sin dai miei primi giorni in biancorosso. Questa vigilia non fa eccezione visto che Crescenzi, Romizi e Forestieri non figurano tra i convocati, che Caputo è squalificato, che Castillo è ancora fuori causa e che Ceppitelli ha una caviglia dolorante. Mostremo anche stavolta il nostro carattere».

Il Pescara? Va a tremila. E Torrente lo sa bene. «Dovremo essere alla loro altezza sul piano del ritmo - spiega il tecnico biancorosso - e non sarà semplice visto che parliamo di una squadra che dall’inizio dell’anno frequenta i quartieri alti della classifica e che segna tantissimo. Proveremo a sfruttare le nostre conoscenze nonostante tutto. Certo, in questo momento soffriamo la mancanza di un centravanti (Rana titolare, ndi?). Vedremo come ovviare. A centrocampo, invece, conto tantissimo sulle capacità di Bogliacino. Mariano è in grado di gestire le cadenze del gioco mentre Scavone e De Falco sono più bravi nel gettarsi negli spazi».

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