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Martedì 26 Settembre 2017 | 20:19

Lecce, un’altra salita ma guai a deprimersi

di MASSIMO BARBANO
LECCE - Che l’impresa nella serie A di calcio si sia messa ulteriormente in salita lo dicono i numeri. Il distacco dalla quartultima sale a sei punti a undici giornate dalla fine e c’è da considerare anche la quota salvezza che si è notevolmente alzata nelle ultime giornate per effetto di alcune inattese vittorie (vedi Siena e Bologna). Se dopo 27 giornata i punti della quartultima sono 31, significa che la attuale quota salvezza è arriva a 43,6 punti. Serviranno sei vittorie in undici partite, non si può più sbagliare
• Cosmi: «Sei punti di ritardo non sono un abisso»
Lecce, un’altra salita ma guai a deprimersi
di Massimo Barbano

LECCE - Che l’impresa si sia messa ulteriormente in salita lo dicono i numeri. Il distacco dalla quartultima sale a sei punti a undici giornate dalla fine e c’è da considerare anche la quota salvezza che si è notevolmente alzata nelle ultime giornate per effetto di alcune inattese vittorie (vedi Siena e Bologna). Se dopo 27 giornata i punti della quartultima sono 31, significa che la attuale quota salvezza è arriva a 43,6 punti. La cifra potrà ancora essere sensibile di modifiche e limature visti i numerosi scontro diretti che sono in porgramma nelle prossiem giornate, ma, dovendo lavorare su questa base, il Lecce per salvarsi, dovrà ottenere 18-19 punti nelle prossime undici partite, il che significa sei vittorie su undici, oppure cinque vittorie e almeno tre pareggi con la possibilità di perdere appena due partite. Se invece le vittorie fossero quattro, non si potrebbe perdere mai. Insomma, una strada non impossibile, ma certamente difficile. I due termini di riferimento più attendibili, la salvezza dello scorso anno con De Canio e quella del campionato 2003-2004 con Delio Rossi segnavano, alla medesima giornata, tre punti in più (28) di quelli attuali. Non tantissimo, ma a undici giornate dalla fine un gap che potrebbe essere pesante.

La sconfitta di domenica scorsa a San Siro contro il Milan è certamente frutto di una superiorità tecnica dei rossoneri, ulteriormente trainata dai fattori ambientali e dalla nuova situazione di classifica venutasi a creare con il rallentamento della Juventus.

Tuttavia, qualcosa di più il Lecce l’avrebbe potuta fare. Invece sono riemerse anche lacune caratteriali che sembravano ormai sepolte dall’avvento di Serse Cosmi in poi.

I numeri del Lecce parlano di una squadra molto povera di contenuti: solo due tiri scagliati nello specchio della porta nell’arco dei novanta minuti contro gli 11 dei padroni di casa. Misero anche il bottino dei tiri totali (6 quelli del Lecce contro i 19 del Milan). Scontato il possesso palla dei rossoneri (60% contro il 40% del Lecce) e la percentuale dei passaggi utili (77% contro il 64,6%), è l’indice di pericolosità che denota la pochezza offensiva che la formazione salentina ha espresso a San Siro: appena il 23,2% che oltre ad essere largamente ninoritaria rispetto a quella espressa dal Milan (72,1%) è anche la peggiore della ventisettesima giornata dopo quella del Chievo (16%) sconfitto dall’Inter (61,2%).

Un Lecce spuntato che si spiega solo in parte con il potente impatto offensivo della corazzata rossonera, per altro molto accorta in marcatura grazie soprattutto ad un fortissimo Thiago Silva. Il problema del Lecce è stato anche la non brillante condizione di Bojinov sul quale, per una serie di ragioni, si incentravano forti aspettative. La vetrina di San Siro, innanzitutto, quale migliore palcoscenico per un fuoriclasse che aveva bisogno di rilanciarsi. E poi il posto da titolare che doveva accrescere nell’attaccante bulgaro la sua personalità all’interno della rosa. La prova è stata decisamente deludente. Bojinov deve ancora lavorare molto per addivenuire ad una condizione accettabile che gli consenta una certa redditività. Se non riacquista la rapidità di esecuzione di cui era dotato una volta, non può ancora definirsi una risorsa per la squadra.

L’altro problema, ancora più determinante è stata l’assenza di Cuadrado. Non è esagerato dire che il Lecce sia Cuadrado-dipendente. Non è un voler amplificare le doti tecniche di un giocatore che, indubbiamente, deve ancora crescere e non può sentirsi arrivato. Ma le caratteristiche del colombiano con la sua rapidità e capacità di attaccare la profondità e creare varchi per gli attaccanti, è praticamente essenziale per il gioco della squadra basato sulle veloci ripartenze. Non è un caso che la sua assenza contro il Milan abbia oscurato anche Muriel, che, ingabbiato nella marcatura dei centrali rossoneri, ha sofferto proprio la mancanza di qualcuno che potesse creargli degli spazi. È auspicabile che Cuadrado torni quanto prima disponibile. Nel frattempo bisognerà fare di necessità virtù e magari puntare anche su soluzioni tattiche diverse in assenza di un cursore sulla fascia. Così come nel secondo tempo di San Siro avanzando Bertolacci e lasciando il centrocampo a tre. Se l’assenza di Cuadrado permarrà anche nella prossima partita contro il Palermo, questa potrebbe essere un’idea.

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