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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 16:59

Calcioscommesse Bellavista si chiama  fuori dalla combine

di GIOVANNI LONGO
BARI - Avvicinato e poi «scaricato» dagli «zingari» che, dopo avere verificato la sua impossibilità a truccare le partite, si sono rivolti a Filippo Carobbio e Andrea Masiello (altri ex biancorossi) per sondare la disponibilità dei calciatori del Bari. Al massimo, questo sì, Antonio Bellavista scommetteva, ma lui, non ha contribuito a truccare le partite. E di quelle presunte combine, davvero non sapeva nulla
Calcioscommesse Bellavista si chiama  fuori dalla combine
di Giovanni Longo

BARI - Avvicinato e poi «scaricato» dagli «zingari» che, dopo avere verificato la sua impossibilità a truccare le partite, si sono rivolti a Filippo Carobbio e Andrea Masiello (altri ex biancorossi) per sondare la disponibilità dei calciatori del Bari. Al massimo, questo sì, Antonio Bellavista scommetteva, ma lui, non ha contribuito a truccare le partite. E di quelle presunte combine, davvero non sapeva nulla.

Un’ora scarsa di interrogatorio in cui l’ex capitano del Bari, per la prima volta (dopo l’arresto disposto nel giugno scorso dal gip del Tribunale di Cremona a seguito del quale si avvalse della facoltà di non rispondere), ha raccontato agli inquirenti la sua verità. Al termine dell’interrogatorio, uscendo dal Palazzo di Giustizia di via Nazariantz è apparso sereno e sorridente. L’ex calciatore, assistito dall’avvocato Massimo Chiusolo, ha risposto a tutte le domande e «ha chiarito la sua posizione», come si è limitato a riferire il difensore.

Poco o nulla è trapelato sull’interrogatorio. I Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Bari e il pm Ciro Angelillis avrebbero chiesto a Bellavista dei rapporti con i calciatori e con Masiello, di quelli con Gegic e gli «zingari», con il factotum del Bari Angelo Iacovelli. Nessuna domanda, a quanto pare, su dirigenti di società o sul ruolo che i tifosi o alcuni ristoratori baresi avrebbero avuto nella storia del calcioscommesse, sponda barese.

Associazione a delinquere e frode sportiva. Questa l’ipotesi di reato anche a carico di Bellavista. Con la sua iscrizione la lista degli indagati Procura di Bari sale a 19. Ma in quella lista ci sarebbe ancora posto. Il sospetto è che Bellavista possa avere avuto un ruolo nell’avere alterato il risultato di alcune partite dello scorso campionato. Nell’invito a comparire notificato dai Carabinieri è indicata in realtà anche la stagione 2009/2010, ovvero quella precedente ancora. Su quel campionato l’attenzione degli inquirenti si è concentrata da tempo su Udinese-Bari finita 3-3. Gara sulla quale almeno quattro ex biancorossi hanno scommesso, violando quanto meno le norme della giustizia sportiva. Secondo gli inquirenti il risultato che doveva «uscire» era l’«over». Stando al racconto di Nicola De Tullio, ex titolare di alcune agenzie di scommesse, era noto che quella partita doveva finire in pareggio.

Durante l’interrogatorio di ieri, durato un’ora scarsa (il verbale è stato secretato), non si è parlato, però, di singole partite. Una scelta investigativa precisa quella degli inquirenti che, evidentemente, hanno voluto verificare se, su alcune circostanze, Bellavista avesse detto la verità, confrontando quanto sugli stessi punti avevano già riferito altre persone indagate dalla Procura di Bari.

Gli inquirenti gli avrebbero fatto alcune domande, in particolare, basandosi su passaggi del verbale di interrogatorio di Masiello (ora in forza all’Atalanta). Sarebbe stato proprio lui, infatti, oltre ad Angelo Iacovelli, l’ausiliario ospedaliero factotum del Bari, a tirare in ballo Bellavista. L’ex capitano del Bari era già stato arrestato per gli stessi reati su richiesta della Procura di Cremona nel giugno scorso e rimesso in libertà dopo circa due mesi.

Tornando a Bari, poi, colpiscono le dichiarazioni rese da uno degli indagati nel corso del proprio interrogatorio e che suona più o meno così: «La prassi di aggiustare i risultati nelle ultime partite di campionato si trascina da tempo ed era nota a tutti. Negli ultimi anni si è un po’ esagerato. Se le inchieste di Bari e Cremona non avessero acceso i riflettori sul marcio che c’è nel calcio, quest’anno si sarebbe iniziato molto prima».

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