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Domenica 24 Settembre 2017 | 10:45

Il Taranto di Dionigi non sa più vincere

di LORENZO D'ALO'
TARANTO - Pari il risultato. Impari il giudizio, almeno sul Taranto che si sdoppia nello sforzo vano di vincere. Primo tempo di rara efficacia organizzativa e di ritrovata gaiezza interpretativa. Ma anche uno inno allo scialo. Ripresa di minore voltaggio e di piccole sgranature. Da squadra un po’ declinante, sia pure mai doma. La Pro Vercelli, invece, si adegua: imbarca rischi (quando il Taranto spinge) e restituisce pericoli (quando il Taranto rallenta). Quanto ci sia di iniquo nell’esito è persino superfluo domandarselo. La sostanza del pareggio (quarto di fila) resta. Pareggio senza gol, per giunta. Pareggio che ribadisce un limite. Manca il gol
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Il Taranto di Dionigi non sa più vincere
TARANTO-PRO VERCELLI 0-0

TARANTO: Bremec 6; Sosa 6, Coly 6.5, Di Bari 6; Garufo 6.6, Di Deo 7, Pensalfini 5.5 (16’ st Giorgino 6), Bertolucci 6.5 (19’ st Cutrupi 6); Rantier 5, Guazzo 5 (25’ st Mendicino 5), Alessandro 6.5. A disp. Faraon, Prosperi, Girardi, Bradaschia. All. Dionigi (in panchina Sibilano).

PRO VERCELLI: Valentini 7, Bencivenga 6, Ranellucci 6, Modolo 5, Murante 6; Germanio 6, Calvi 6.5 (41’ st Rosso sv), Marconi 6; Espinal 5.5; Malatesta 5 (35’ st Martini sv), Iemmello 6.5 (49’ st Carraro sv). A disp. Miranda, Cancellotti, Masi, Di Sabato. All. Braghin.

ARBITRO: Coccia di San Benedetto del Tronto.

NOTE: angoli 10-2 per il Taranto. Ammoniti: Pensalfini e Di Bari del Taranto; Modolo e Ranellucci della Pro Vercelli. espulso al 50’ Modolo (doppio giallo). Spettatori 4604 (abbonati 1171) per un incasso complessivo di 39.615,10 euro. Recupero: 2’ pt, 5’ st.

di Lorenzo D’Alò

TARANTO - Pari il risultato. Impari il giudizio, almeno sul Taranto che si sdoppia nello sforzo vano di vincere. Primo tempo di rara efficacia organizzativa e di ritrovata gaiezza interpretativa. Ma anche uno inno allo scialo. Ripresa di minore voltaggio e di piccole sgranature. Da squadra un po’ declinante, sia pure mai doma. La Pro Vercelli, invece, si adegua: imbarca rischi (quando il Taranto spinge) e restituisce pericoli (quando il Taranto rallenta). Quanto ci sia di iniquo nell’esito è persino superfluo domandarselo. La sostanza del pareggio (quarto di fila) resta. Pareggio senza gol, per giunta. Pareggio che ribadisce un limite. Manca il gol. Il Taranto lo sfiora, lo accarezza, lo lambisce. Ma non riesce ad afferrarlo. Perché sempre gli sfugge: per imperizia, per imprecisione, per sfortuna. Non segnare, pur avendone avuta ripetutamente la possibilità, è una colpa. Colpa che rimanda essenzialmente all’inconcludenza conclamata delle punte, specie quelle centrali: per cui alternarle non risolve l’astinenza. Anzi, l’acuisce. Ma anche alla loro destinazione d’uso: lontane dall’area, dedite soprattutto al gioco di sponda.

Altamente persuasiva la versione iniziale del Taranto. Sgorga la manovra, fioccano le occasioni. L’emergenza (squalifiche e infortuni) costringe Dionigi (in tribuna) a rivedere l’assetto-base. Scelte diverse e nuovi interpreti fanno spontaneamente lievitare il tasso di brillantezza. Garufo e Bertolucci (all’esordio) portano energia fresca sulle fasce, che battono da esterni di centrocampo e non da terzini d’estrazione. Di Alessandro, piazzato a sinistra del tridente offensivo, colpisce l’immediatezza nel puntare l’uomo e nel mettere palloni in mezzo. La difesa recupera saldezza con Sosa e Coly (sacrificato Prosperi). Il centrocampo si poggia sulla laboriosa attività di Di Deo. È intenso e motivato il Taranto (3-4-3) che si avventa sulla partita. Mentre sulla Pro Vercelli (4-3-1-2) si abbatte un temporale d’insidie. Un gol in fuorigioco (Garufo di testa). Almeno tre occasioni limpide: la girata ravvicinata di Guazzo, respinta dal portiere; il tiro di Alessandro che scheggia la traversa; il sinistro di Rantier che sfiora il palo lungo sull’imbucata di Pensalfini. Più una serie fittissima di situazioni propizie: conclusioni deviate, colpi di testa fuori misura, dialoghi serrati che non si chiudono. La Pro Vercelli - assediata - barcolla. Ma non capitola.

L’intervallo ci consente di annotare ciò che succede sugli spalti. La curva nord srotola lo striscione «Amare, vivere, respirare: cos’altro ci volete negare?», prima di sventolare false banconote da 500 euro, invitando il presidente D’Addario a pagare gli stipendi. La gradinata risponde con «Cuore rossoblù, polmoni grigio fumo», alludendo chiaramente all’emergenza-ambientale che affligge la città. In curva sud, invece, l’unico tifoso vercellese continua a socializzare con lo steward assegnato al settore ospiti.

La partita riprende. Il Taranto brucia in rapida successione tre opportunità con Rantier (incrocio lambito), Garufo (conclusione sporcata), Guazzo (tiro parato). Poi, trasfigurato da sostituzioni forzate (fuori Pensalfini e Bertolucci, dentro Giorgino e Cutrupi), ripiega un po’ su se stesso, lasciando campo al palleggio leggero della Pro Vercelli. La squadra di Braghin comincia ad osare. E con Malatesta spaventa Bremec: girata alta da dentro l’area e colpo di testa infelice da posizione favorevole. Dionigi ordina l’ultimo cambio, cercando di rendere più incisivo l’attacco: dentro Mendicino, fuori Guazzo (fischiato). Ma la resa offensiva, già impoverita dal fisiologico calo di Alessandro e dagli impacci progressivi di Rantier, non subisce alcuna variazione. Mendicino sembra ancora del tutto estraneo alle dinamiche in zona alta. E gioca pochissimi palloni. Braghin ricorre a sostituzioni che intendono assecondare l’inerzia del confronto. La Pro Vercelli banalizza un paio di ripartenze in campo aperto. Cutrupi avanza e tira. Modolo, prima di farsi espellere per somma di ammonizioni, esala l’ultimo tocco insidioso di una partita destinata a fare a meno del gol.

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