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Portiere aggredito Ginestra: un incubo per ora mi fermo qui

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Paolo Ginestra non vorrebbe più tornare, ma forse alla fine prevarrà il calore dei tifosi che hanno «condannato» senza se e senza ma il gesto teppistico di martedì scorso. Oltre agli inviti a «non arrendersi» dei vertici di Lega Pro, della società rossonera e anche del sindaco Gianni Mongelli che ha definito ieri il portiere pesarese «un grande professionista»
• Aggredito durante gli allenamenti
Portiere aggredito Ginestra: un incubo per ora mi fermo qui
di MASSIMO LEVANTACI

Paolo Ginestra non vorrebbe più tornare, ma forse alla fine prevarrà il calore dei tifosi che hanno «condannato» senza se e senza ma il gesto teppistico di martedì scorso. Oltre agli inviti a «non arrendersi» dei vertici di Lega Pro, della società rossonera e anche del sindaco Gianni Mongelli che ha definito ieri il portiere pesarese «un grande professionista».

«Li ringrazio tutti - risponde dalla sua casa di Pergola - ma la botta è ancora troppo forte ed ho bisogno di riflettere perchè è successo». È stata un’aggressione cieca, forse preordinata. Ma di una minoranza: che idea si è fatto dei tifosi rossoneri? «Una tifoseria calda, passionale, non dico che sono tutti così ci mancherebbe. Ho tanti amici tra i tifosi veri, però non mi sarei mai aspettato una cosa del genere». 
Come sta adesso? «Ho dolore allo zigomo, sono stato oggi (ieri: ndr) dal mio medico di fiducia che mi ha detto di stare a riposo. Non sono cose che si dimenticano facilmente queste, io gioco da tanto tempo sui campi di Prima e Seconda divisione, ma un’aggressione del genere con trenta persone che ti vengono addosso non l’avevo mai vista. Non gliela auguro a nessuno». 

Domani dovrà essere a Foggia, vogliono ascoltarla i vertici della Lega pro. «Mi ha telefonato il signor Ghirelli (direttore generale: ndr), manifestandomi tutta la sua vicinanza e della Lega Pro. Li ringrazio, ringrazio tutte le persone anche da Foggia che hanno voluto manifestarmi solidarietà e attenzione per quanto accaduto. Mi auguro che i responsabili vengano individuati e puniti». 

Lei ha sporto denuncia contro ignoti, crede che le persone che hanno assistito all’aggressione potranno contribuire alla caccia dei responsabili? «Non lo so, ho fatto denuncia contro ignoti perchè mi sembra il minimo che potessi fare. Mi auguro che le indagini facciano il loro corso e che i responsabili non la facciano franca. Però adesso devo pensare a me, il primo obiettivo è riprendermi prima psicologicamente oltre che fisicamente perchè lo zigomo mi fa male ed ho mal di testa». 

Sabato scorso, a fine partita, aveva accusato i tifosi di aver condizionato la prestazione della squadra uscita sconfitta dallo Zaccheria. Lo rifarebbe? «È stata una reazione dettata dalla rabbia per com’era andata la partita. Non abbiamo giocato bene, questo è vero, però siamo stati contestati dall’inizio alla fine. Non noi, d’accordo, la società: il risultato però non cambia, giocare in quel clima ostile non è stato facile». 
Teme che i tifosi quello sfogo non l’abbiano capito? «Io non credo che tutta la tifoseria rossonera possa essere rappresentata da quei teppisti che mi hanno colpito, però il bersaglio sono stato io. Vedersi arrivare trenta persone addosso mentre sei al campo di allenamento non è u n’immagine che dimenticherò facilmente».

È più preoccupato per la ferita sul piano morale? «Diciamo che se quello che mi ha colpito all’occhio l’avesse fatto con qualcosa di ferro in mano io a quest’ora probabilmente non avrei più un occhio... Sul piano psicologico mi resterà una macchia, ne sono sicuro, e comunque non bastano quarantott’ore per valutare cosa potrò fare. Per ora mi fermo qui».

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